Tag: Palermo

Musica, Stories

Afterhours e altri racconti

Tutto comincia circa una settimana fa, a pochi giorni dall’uscita di un cd tanto atteso, quanto desiderato. Una mattina apro WhatsApp e una foto mi informa che da lì a poco sarei riuscita a vedere il live di una delle band che ha fatto davvero del gran bel rock in Italia: gli Afterhours.
Il tempo passa lentamente, ma finalmente il fatidico giorno arriva. È il 21 giugno e a Palermo piove. Non proprio un grande inizio di giornata per i meteoropatici cronici come me, ma pazienza: alle 18.30 Manuel Agnelli presenterà alla Feltrinelli il suo nuovo disco, Folfiri o folfox, che tra l’altro è davvero molto bello, quindi la depressione sparisce. Neanche il tempo di pensare al lato positivo, che spunta il sole. Questa città è un miracolo! E comincia a fare caldo, ma tanto caldo, penso tra me e me mentre corro per via Ruggero Settimo nella speranza di trovare un posto in prima fila per godere dello spettacolo, senza dovermi mettere in punta di piedi. Ovviamente fallisco nell’ impresa, come tutti i ritardatari cronici come me. Però, cavolo, sono arrivata con un’ora di anticipo! Sarà colpa del karma, mi viene da credere, e un sorriso amaro spunta sulle mie labbra. Riesco a piazzarmi in un buon posto, ma col passare dei minuti la gente comincia a moltiplicarsi e devo dire addio alla minima possibilità di vedere Agnelli per intero. Sono le 18.20 e mi rendo conto che l’attesa sta per finire, fino a quando non esce Rodrigo D’Erasmo, che annuncia che il suo collega è appena atterrato a Palermo, quindi ci metterà un po’ per arrivare. Se non si trattasse di Agnelli e di un volo Alitalia, penserei al solito ritardo da rockstar, ma, trattandosi di questi due casi specifici, cancello subito dalla mia mente questa immagine e comincio a sbuffare, perché sono una che fa aspettare, ma che non sa aspettare. Guardo e riguardo il mio telefono, faccio qualche telefonata, ma non c’è privacy alla presentazione di un album. Sfoglio l’unico libro che riesco ad afferrare alla mia destra: Grazie di cuore di Eros Ramazzotti. Scherziamo? Penso di essere davvero una sfigata e lo riposo immediatamente. All’ improvviso, mente una crisi di nervi cominciava a farsi sempre meno latente, si alza un urlo nello spazio della Feltrinelli e capisco (perché di vedere non se ne parla) che il frontman degli Afterhours è a qualche spilungone di troppo davanti a me.
Mi arrampico su uno scaffale, che cerco maldestramente di non ribaltare, e finalmente intravedo la sua lunga e scura chioma, tra quelle indesiderate dei miei compagni di avventura. Sono le 19.15 e comincia l’intervista. Manuel risponde a qualche domanda, solo dopo essersi gustato un caffè. Spero amaro. Si parla di tante cose: di musica, di credenze, di malattie, di morte. Nonostante i temi forti e poco allegri, la discussione fila liscia, forse per merito della sensatezza di quello che viene detto, forse perché a pronunciarlo è proprio Agnelli, chissà. Lui è molto serio, quasi arrabbiato, ma il tema è di una tale delicatezza che non potrebbe essere affrontato diversamente. Folfiri o folfox è un album complesso, un percorso intenso e faticoso di sofferenza, che porta, però, inevitabilmente ad una rinascita. Rinascita spirituale, prima di ogni altra cosa. È una scoperta, una presa di coscienza, una rivincita. È tutte queste cose insieme e molte altre. È anche speranza. È una cura, proprio quella chemioterapica, come ci suggerisce il titolo stesso del disco: “Per noi italiani esiste la sfiga, che è un concetto molto violento applicato nella società. Il cancro si dice “un brutto male” e parlare di queste cose porta sfiga. Io dico che la sfiga non esiste, il cancro esiste. Non volevamo prendere una posizione filosofica a riguardo con questo album, ma il compito di un musicista e di un intellettuale è cominciare a parlarne. Il cancro è quasi come se fosse un tabù superiore alla morte.”. Agnelli sa perfettamente di cosa sta parlando: la malattia del padre lo ha segnato profondamente, ma gli ha anche aperto gli occhi, permettendogli di trasformare in musica la rabbia e la paura di un’esperienza così devastante. Folfiri o folfox ora ci sussurra nelle orecchie, ora ci urla dentro, con quella consapevolezza matura che gli Afterhours riescono ad esprimere in 18 preziosissimi brani.
“Con questo disco ci siamo dati la possibilità di sbagliare tanto, di osare tanto, di buttare tanto via.” dice Rodrigo, il violinista che ha scritto insieme ad Agnelli Folfiri o Folfox. E aggiunge: “La figata del punto di arrivo di questo disco è che sono rimasti fuori almeno sei brani praticamente fatti, di cui un paio di singoloni niente male.. Uno è forse il più forte che abbiamo mai scritto, ma lo abbiamo lasciato fuori dal disco” e ride.Alla fine di questa breve, ma intensa chiacchierata, i due prendono gli strumenti e, qualche intoppo tecnico dopo, comincia la magia. Si parte con Ti cambia il sapore, brano che nella versione acustica si fa ancor più carico di significato e  l’intensità espressiva con cui è realizzato lo rende quasi solenne. Chitarra in spalla, si continua con Né pani né pesci, dove un sorprendente Rodrigo D’Erasmo fa venire la pelle d’oca alla prima nota che intona dal suo violino. Il terzo brano eseguito è forse quello più intenso: al piano Manuel Agnelli esegue una dolcissima L’odore della giacca di mio padre, una ninnananna che risuona nelle corde dell’anima dei presenti, che all’ improvviso si dimenticano degli smartphone per godere appieno della melodia eseguita nel piccolo spazio a nostra disposizione. Si cambia registro, o, meglio, album e gli Afterhours ci regalano una delle loro perle: Padania, e la voce di Manuel esplode tra i cori e gli applausi del suo pubblico. Quasi senza accorgercene, arriviamo all’ ultimo brano del breve live: Non voglio ritrovare il tuo nome, primo singolo e secondo estratto da Folfiri o Folfox.
Breve pausa. Poi, firmacopie, con un Agnelli un po’ impacciato e un po’ scocciato, poco dedito ai sorrisi gratuiti, anche se, alla mia richiesta di toccargli i capelli, una risata gli è scappata. Stringo la mano a queste due grandi personalità del rock, un po’ dispiaciuta di doverli lasciare, e intraprendo la via di casa.. Non prima di avere fatto dedicare il disco a Giuseppe, che circa una settimana fa mi aveva spedito una foto su WhatsApp per darmi la grande notizia.
                                                                                                                                                                                    … di Giulia Emanuele
 

Continue reading
Settimana delle Culture a Palermo 2015
Senza categoria

Settimana delle Culture a Palermo

Dal 10 al 17 maggio a Palermo torna l’appuntamento con la Settimana delle Culture, un evento che racchiude innumerevoli iniziative in campo artistico e musicale: dalla presentazione di libri, performance teatrali, mostre, installazioni, danza, a convegni, incontri, visite guidate e molto altro ancora.

Nel calendario sono previsti circa 100 eventi che animeranno tutta la città palermitana al fine di valorizzare il suo ricco patrimonio storico/paesaggistico  e raccontare la sua cultura attraverso varie rappresentazioni.

La Settimana delle Culture apre domenica 10 maggio, con un evento inaugurale, presso il Real Albergo dei Poveri di Palermo con la mostra “polemos”.

Per tutte le informazioni relative alla manifestazione è possibile consultare la pagina Facebook de la Settimana delle Culture al link

Continue reading
WeApes - Sexy Zilla Killa
Recensioni

WeApes – Sexy Zilla Killa

Scatenati, armoniosi, adrenalinici. Sono 4 animali da palco, precisamente 4 scimmie. WeApes, band emergente palermitana e soprattutto indipedente, è il fenomeno rock-punk di questo caldo autunno. Suoni classici del brit pop si fondono magistralmente con i toni duri del funk rock dei primi anni ’80. Riff prepotenti che richiamano i Franz Ferdinand e passaggi vocalmente intoccabili.

Sexy Zilla Killa si presenta come un fitto intreccio di virtuosismi, un defibrillatore che alterna generi e temi. Sono 8 le tracce che compongono il disco, una tensione mai calante, un’intensità crescente e coinvolgente. Il punto di forza è sicuramente la maturità della band che, sbattendosi e dimenandosi con numerosi live in giro per la Sicilia, ha raggiunto un elevato livello di complicità ed armonia. Il consiglio è di portare sempre con voi “SexyZillaKilla”, quando qualcuno vi chiederà se è l’ultimo dei Franz Ferdinand, o se si tratta dei The Clash voi rispondete con WeApes!

Scimmie:

Leandro Panzavecchia (voce)
Eugenio Scaglione (chitarra)
Roberto Castana (basso)
Fabio Vetro (batteria / percussioni)

Link utili per non perdere contatto:

http://www.myspace.com/weapes

Continue reading
Musica

Ugo Moscato – Storia di uno qualunque e altre storie…

A distanza di poco, pochissimo tempo arriva questo tuo secondo EP. Quali sono i principali  segni di rottura rispetto a Raccolta n. 1 (Aprile 2012)?

Si possono notare alcune differenze nello stile degli arrangiamenti e nel modo di cantare. Ho alzato la tonalità del cantato; ho aggiunto controvoci. Poi, spero che si noti, nel mio piccolo sono anche meno arrugginito con la chitarra e ho migliorato le capacità di registrazione e gestione del suono.

Storia di uno qualunque e altre storie… Quali?

Il titolo dell’EP prende spunto dal brano che ritengo sia riuscito meglio. Nei miei testi racconto storie semplici, realtà quotidiane inquadrate dal mio personale punto di vista, e cerco di farlo senza scivolare nella banalità. Nulla di eclatante, bizzarro o aggressivo, in controtendenza rispetto all’offerta di molti cantautori di oggi. Dopotutto alcune delle mie canzoni sono state scritte circa 20 anni fa.

Colpisce la particolare leggerezza e profondità dei tuoi testi e delle tue melodie. C’è un particolare cantautore del passato da cui prendi spunto?

Quando ho scritto queste canzoni ascoltavo soprattutto De Gregori, Battisti, De Andrè. Oggi ho riscoperto Ivan Graziani, straordinario chitarrista e musicista scomparso nel 1997, che consiglio a tutti. Dei giovani mi piace molto Alessandro Grazian, perché mi sembra sinceramente ispirato. Voglio precisare che quando comincio ad arrangiare un pezzo non seguo un preciso modello di riferimento. Gli arrangiamenti nascono e si sviluppano in maniera spontanea, a tentativi.

Dove e come trovi l’ispirazione per i tuoi testi?

Ho sempre scritto le mie canzoni per una esigenza personale. Tutto nasce da una emozione o da un evento particolare che viene rielaborato nel linguaggio musicale e nel testo. I miei testi nascono sempre insieme alla musica, non ho mai “costruito a tavolino” una canzone.

“Quando il cielo è azzurro ed il sole splende per te, non ti preoccupare sono due le cose:  o sei matto oppure è solo amore…” Secondo te si può guardare con positività soltanto con occhi da pazzo o da innamorato?

Non solo. Anche la fantasia è una “dote” necessaria per sopravvivere alle difficoltà quotidiane.

Nella tua speciale gallery, in cui illustri il tuo studio di registrazione rigorosamente casalingo, scorgiamo una chitarra acustica, una elettrica, un basso e una manciata di armoniche. Quali sono le principali difficoltà che si incontrano nella realizzazione di un ep home made?

Oggi i mezzi a disposizione per la registrazione casalinga e l’editing del suono sono favolosi rispetto al passato. Si hanno a disposizione effetti e contro effetti e puoi nascondere gli errorini e gli erroracci con un semplice copia, incolla, taglia e cuci delle tracce digitali… La cosa più difficile per me è programmare una batteria “credibile”. A parte la batteria, non aggiungo altri suoni virtuali. Il resto è tutto realmente suonato da me.

Nei tuoi progetti futuri c’è la realizzazione di un disco magari contando nel supporto di uno studio di registrazione?

Nell’immediato futuro intendo continuare a lavorare sulle mie canzoni e a pubblicarle in piena libertà, cercando di migliorare e divertirmi nel contempo. Purtroppo non ho molto tempo da dedicare alla musica e il mio agile ministudio portatile mi permette di lavorare nei ritagli di tempo. Realizzare un disco è certamente una meta affascinante.

Potremmo definirti, in tutto e per tutto, un cantautore fai da te. La nostra domanda di rito è sempre la stessa: con o senza mecenate?

Con senzamecenate.

Continue reading