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L’ultimo brano di Calcutta e il tour

È uscito l’ultimo brano di Calcutta, il secondo nel giro di soltanto sette giorni. Preceduto da Due Punti, il brano Sorriso (Milano Dateo) è disponibile su Spotify dalla mezzanotte di venerdì. Nel frattempo, proprio oggi, 7 giugno, riparte il suo tour estivo, che farà tappa a Treviso, in occasione del Core Festival. Ascoltalo qui! Qui le altre date del tour: 25 giugno: Milano, Ippodromo Snai San Siro – Milano Summer Festival27 giugno: Roma, Ippodromo Capannelle – Rock In Roma28 giugno: Napoli, Exbase 05 luglio: Genova, GoaBoa Festival06 luglio: Lucca, Piazza Napoleone – Lucca Summer Festival12 luglio: Mantova, Piazza Sordello13 luglio: Barolo (Cuneo), Collisioni18 luglio: Castello a Mare (PA), Festival Porto D’Arte20 luglio: Cosenza, Festival delle Invasioni23 luglio: San Benedetto del Tronto (AP), Porto Turistico08 agosto: Pescara, Zoo Music Festival10 agosto: Locorotondo (BA), Locus festival
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Breaking News

Il nuovo video di “Bianca” degli Afterhours

Oggi è stato pubblicato il video di Bianca, brano che porta la firma degli Afterhours. La band milanese ha reinterpretato il pezzo targato 1999 con la collaborazione di Carmen Consoli.

Bianca anticipa l’uscita di Foto di pura gioia, raccolta dei migliori successi del gruppo, che proprio quest’anno festeggia il suo trentesimo anniversario.

 

 

 

 

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Musica

Beny Conte

… di Giulia Emanuele
Profondo conoscitore della storia musicale, con una grande esperienza sopra, ma soprattutto dietro il palcoscenico, Beny Conte è un artista poliedrico: musicologo, scrittore, compositore, solo per citare alcune delle sue sfaccettature. In quale di queste tante vesti si sente più a suo agio?
Domanda che mi pongono spesso, mi piace definire queste “sfaccettature” come miei mezzi espressivi di un unico pensiero. Per me, scrivere un libro non è molto diverso da scrivere uno, o una serie di brani musicali. Parto in genere da un’idea che comincia a farsi largo nella mia testa, alla quale cerco di non dare ascolto per lungo tempo, quando si trasforma in una specie di chiodo fisso, allora comprendo che devo ascoltarla, contrastarla, e se ne esce vittoriosa, mi arrendo e devo a tutti costi “comunicarla”. Il mezzo con cui lo faccio è nella natura dell’idea stessa.
Il Ferro e le Muse è il suo ultimo lavoro, che prende piede dal romanzo omonimo. Tra le 10 tracce che compongono il disco ce n’è una a cui è particolarmente affezionato e perché?
“Il Ferro e le Muse” edito da Carabba Editore è fondamentalmente un romanzo, in cui si dipana una storia d’amore in ambiente mafioso…o una storia di mafia in cui è incastonata una storia d’amore, si può leggere nei due sensi. Nella narrazione, in alcuni momenti precisi, che hanno una forte valenza di rappresentazione simbolica, alcuni personaggi intonano canti che già sono nati in musica, quasi come fossero una colona sonora di un soggetto cinematografico. Tra questi brani, che mi sono tutti cari, direi che “Come un abbraccio” (Sikelìa), cantato in italiano, è quello a cui sono maggiormente legato, perché fu il primo brano che scrissi in coincidenza con il mio trasferimento da Palermo in Abruzzo, circa 12 anni orsono.
Come e quando ha deciso di legare il suo romanzo ad un progetto musicale?
Come dicevo non sono due progetti separati, uno letterario e uno musicale, ma uno soltanto, espresso in due forme diverse che sono direi imprescindibili. Chi legge il romanzo e ascolta anche la musica che vive dentro di esso, fa unico viaggio, ma dai riscontri devo ammettere anche che succede a chi ha ascoltato solo il disco o ha letto soltanto il romanzo

L’album Il Ferro e le Muse è quasi interamente cantato in dialetto. Sarebbe scontato chiederle quanto siano importanti le sue origini siciliane all’interno del lavoro che svolge. Siamo, invece, curiosi di sapere in che modo riesce a trasformarle, di volta in volta, in un valore aggiunto e mai in un limite.

Un mio vecchio maestro di musica e direi di Arte, ebbe a dire che “gli alti fusti della grande musica hanno per radici la musica popolare” (P.E. Carapezza). La Sicilia ha dato origini a giganti come il Nobel Pirandello, Sciascia, Verga, esistono opere immortali come la Divina Commedia e l’Odissea tradotti in vernacolo siciliano, la corte normanna di Guglielmo II di Sicilia attorno all’XI Sec. Fu meta di Trovatori che venivano da ogni parte. Per arrivare ai nostri giorni con Camilleri, e Simonetta Agnello Hornby. Penso di poter dire che il valore del vernacolo siciliano è aggiunto dal depositarsi del tempo e della storia. Storia che purtroppo sempre meno è conosciuta.

Da molti anni si impegna nella diffusione della conoscenza della musica, soprattutto tra i giovani. Quanto crede che questa incida nella loro crescita personale?

Il mio discorso di accoglienza ai miei allievi è una frase: “Un musicista può diventare grande in proporzione alla sua crescita umana”. La musica più di altre forme d’arte è quella che maggiormente obbliga a una disciplina sia mentale che fisica fuori dal comune. Il musicista deve prima di ogni cosa saper ascoltare, valutare ciò che ascolta, accorgersi della bellezza musicale, ma anche di ciò che non lo è, il musicista per sua natura deve avere una forte sensibilità come dote naturale, che poi deve essere coltivata e canalizzata. Dunque direi che l’insegnamento, ma io dico sempre che più che insegnare aiuto i ragazzi a scoprire la musica che c’è in loro, è fondamentale per la crescita etica, sociale e comportamentale dei ragazzi.

È il fondatore, nonché presidente, dell’Associazione culturale Ziryab. Da cosa nasce questa iniziativa e quali sono i suoi obiettivi?

Ziryab è un progetto di un laboratorio di musica d’insieme, nato nella costatazione che parte dei miei allievi avessero origini diverse, Polonia, Marocco, Italia, e un collega di percussioni Russo. Da li l’idea di tradurre in musica queste differenze di origini. Pubblicai infatti un CD edito da Music Force, di brani composti dai miei allievi, allora quattordicenni, che risultò un lavoro molto originale se si considera che fu suonato da adolescenti, anche se con la mia supervisione.

Lei ha fatto della musica la sua compagna di vita, ma non deve essere stato un percorso del tutto facile. Quali difficoltà ha riscontrato prima di esser riuscito a realizzarsi appieno?

Le difficoltà fanno parte del pacchetto…per chi decide di fare il musicista, e aggiungerei anche tutte le altre forme artistiche. L’Italia è un paese ricco oltre ogni misura d’arte e di talenti artistici, tanta è la ricchezza tanta è l’indifferenza del mondo politico che dovrebbe guardare all’arte in genere come il bene più prezioso e alto su cui investire. Questo ha indotto i musicisti, autori e compositori, ma gli artisti in genere, a dovere spesso esercitare oltre alla musica anche una professione troppo distante dall’arte, quella del manager di se stesso. Oggi ciò che trova diritto di cittadinanza presso i mezzi di comunicazione, a livello nazionale, possono rientrare tranquillamente sotto la definizione di “prodotto di consumo” come qualsiasi bibita o carne in scatola. La qualità, lo spessore culturale non interessano, e questo ha condotto la massa, verso una sorta d’imbarbarimento del gusto. Queste sono oggi le più grandi difficoltà di chi frequenta la musica e la scrittura in modo professionale.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Mecenate? Penso che la precedente risposta sia esaustiva. Il mecenatismo non esiste più da secoli. Oggi c’è la figura dell’imprenditore della propria arte, una cosa inaccettabile e imbarazzante, se pensiamo che oggi un brano per passare in radio deve rispondere a requisiti meramente commerciali più che culturali, e che i grandi editori preferiscono pubblicare “Come si cucina l’uovo sodo” o “l’interessantissima” vita di un allenatore di calcio…o le “profonde” riflessioni del Dj di una radio commerciale.

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Musica, Recensioni

Manifesto Tropicale, l’ultimo progetto dei Selton

… di Giulia Emanuele 
 

Romantici, leggeri, riflessivi, sarcastici, cinici: queste alcune delle contraddizioni che i Selton hanno racchiuso all’interno di Manifesto Tropicale e che rendono l’album unico nel suo genere.

Brasiliani a Milano, questi quattro ragazzi realizzano, in ciascun brano, il giusto equilibrio tra la vita pettinata di città e la spensieratezza di una passeggiata in riva al mare. Nonostante siano perfettamente consapevoli del loro appeal artistico, il gruppo riesce sempre a prendersi poco sul serio e a risultare comunque convincente anche alle orecchie di un ascoltatore distratto. A volte scanzonati, a volte seriosi, i Selton sanno giocare con le sonorità, ma soprattutto con le parole, incastrando alla perfezione testi corposi con ballate mai banali. Dall’uso dei fiati (Cuoricinici) a quello del synth un po’ retrò (Luna in Riviera), Manifesto Tropicale non smette di stupire per la sua intera durata. Per 33 minuti ci accompagna in un’immaginaria spiaggia deserta a guardare un tramonto rosso accesso, sorseggiando una Caipirinha.

 I dieci pezzi che compongono il disco sono tutti attraversati da un pizzico di saudade, che esalta l’atmosfera creata, senza incupirla. Questo accade in Jael, una ninna nanna che, grazie ad un uso delicato dei cori, riesce ad incantare al primo ascolto. Immancabile il miscuglio di lingue, da sempre un marchio di fabbrica della band: Bem Devagar si perde nell’uso di questo o quell’idioma, spaziando dal portoghese, all’inglese, per arrivare fino all’italiano. Tupi Or Not Tupi, uno dei brani più ironici di Manifesto Tropicale, fa leva sulle incomprensioni linguistiche e sui giochi di parole che i Selton hanno saputo magistralmente costruire. Sampleando Devendra è la traccia che meglio rappresenta le atmosfere rilassate brasiliane, rivelando la vera natura del gruppo.

Un continuo riecheggiare di ricordi nostalgici di un tempo perduto, l’incertezza per il futuro e la bellezza di vivere appieno il presente: è questa la sensazione che si ha ascoltando l’intero disco. I Selton ci aprono, così, le porte del loro mondo con estrema delicatezza, lasciandoci il tempo di metterci comodi e di godere al meglio della loro musica.

Uscito il primo settembre per la Universal Music e prodotto da Tommaso Colliva, Manifesto Tropicale non è solo un album: è una dichiarazione, uno stato mentale, un mix perfetto ed azzeccato di culture diverse che si sovrappongono le une con le altre. È un biglietto di solo andata verso l’inesplorato.  

 Tropicale perché mangio, digerisco e partorisco il nuovo di nuovo. Ognuno è il suo manifesto tropicale.

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Musica, Recensioni

Beside, Landlord.

                                                                                                                                                                   … di Giulia Emanuele
Voci delicate, quasi sospirate. Sonorità alternate,ma mai inadeguate. Questo è il leitmotiv di Beside, secondo album dei Landlord, uscito il 30 settembre scorso per l’etichetta indipendente INRI.
La band riminese ci aveva già colpiti con il primo lavoro, Aside, dove sonorità elettroniche si mischiavano perfettamente a vocalità pulite e armoniose. Quasi un prequel di questa seconda uscita, il lato A della musicassetta.
 Beside riesce ad andare oltre: è un miscuglio complesso di emozioni, è la sensazione di essersi persi qualcosa, senza sapere nemmeno cosa. Tutto l’album gioca su questa sensazione di vuoto. Un equilibrio che ora c’è, ora svanisce. È proprio quello che ci suggerisce la prima traccia, Farewell, nonché singolo di lancio del disco. Una vera e propria dichiarazione d’intenti, che ci pone davanti ad atmosfere oniriche, enfatizzate dai cori che rendono il  tutto più suggestivo. In effetti, sarà questo il filo conduttore dell’intero album:voci che riecheggiano nel profondo e che penetrano sotto la pelle. Esattamente come accade con la seconda traccia, Hope and Flows. 
New Year’s Eve è, invece, il brano più energico di Beside, dove la scena synth è notevole, ma non sovrasta mai l’incantevole voce di Francesca Pianini.
Si prosegue con Bubbles, un pezzo in continua evoluzione. L’intro è caratterizzato da sonorità minimal, accompagnate dalla voce di Luca Montanari, per proseguire, poi, con un crescendo sempre più armonizzato di suoni.
Con Ghost Song si raggiunge l’atmosfera dream pop più matura di tutto Beside, dove tornano ad essere predominanti cori sempre più incalzanti.
L’ultimo brano è Everything Troubled, con una sezione di archi in chiusura che rende tutto così nostalgico, che viene quasi da pensare ad una fuga dalla realtà.
Beside sembra uscito da una sala di registrazione nord-europea e conferma la capacità dei Landlord di saper guardare oltre, senza mai abbandonare la propria identità.

 

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