Tag: Hip hop

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il tour 2017 di Caparezza nei palazzetti: scoprite dove

Il tour “Prisoner 709” di Caparezza è partito a novembre e si concluderà a febbraio 2018.

Il Cantante pugliese si esibirà in giro per l’italia, ecco le prossime date dei concerti:

24 novembre, Firenze – Mandela Forum
25 novembre, Bologna – Unipol Arena
28 novembre, Napoli – Palapartenope
29 novembre, Roma – PalaLottomatica
1° dicembre, Montichiari (BS) – PalaGeorge
2 dicembre, Padova – Kioene Arena
6 dicembre, Milano – Mediolanum Forum
7 dicembre, Torino – Pala Alpitour0

7 febbraio Modena, PalaPanini
9 febbraio Forlì, PalaGalassi
10 febbraio Conegliano (Tv), Zoppas Arena
12 febbraio Pescara, Pala Giovanni Paolo II
14 febbraio Reggio Calabria, PalaCalafiore
16 febbraio Acireale, Pal’Art Hotel
18 febbraio Taranto, PalaMazzola
20 febbraio Cagliari, Fiera
23 febbraio Busto Arsizio (Va), PalaYamamay
25 febbraio Perugia, PalaEvangelisti

 

PERCHE’ PRISONER?

“Durante le mie letture mi sono imbattuto in quello che viene chiamato “Esperimento della prigione di Stanford” a cura dello psicologo Philip Zimbardo. L’esperimento consisteva nel far recitare il ruolo di guardie e di prigionieri ad alcuni studenti universitari per due settimane. Fu interrotto dopo appena sei giorni perché nessuno riusciva più a sganciarsi dal ruolo assegnato. Le guardie divennero estremamente violente e i detenuti, annichiliti, finirono con l’accettare passivamente qualsiasi vessazione. Il prigioniero 819 tentò con uno sciopero della fame di sabotare l’esperimento e chiese di vedere un dottore abbandonandosi ad una crisi isterica. E’pensando a quel prigioniero che è nato il titolo Prisoner 709”.

E’ possibile acquistare i biglietti su tiketone o diretamente sul sito ufficiale di Caparezza

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Davide Shorty - My soul trigger
Musica

Davide Shorty

Ciao Davide, non ti chiederemo come è stato partecipare ad Xfactor ma come sta andando il tuo nuovo singolo.

Ciao a voi! Il mio singolo credo stia andando bene. Lo sento passare in radio ed é stato tra le prime posizioni delle classifiche italiane per qualche settimana. Da quel punto di vista suppongo voglia dire che stia andando bene, ma molto onestamente non penso tanto a questo aspetto della faccenda. Sono felicissimo della canzone e spero di aver trasmesso e di continuare a trasmettere la passione che c’é dietro. Potrei quasi dire che “My Soul Trigger” é il mio primo pezzo pop… ma non mi piace etichettare la musica. Sono contentissimo che stia girando!

Come sono cambiati i Retrospective for Love dal giorno in cui si sono formati?

Bella domanda! Siamo praticamente cresciuti insieme negli ultimi 3 anni, e non solo, con alcuni di loro abbiamo un’ amicizia decennale. Abbiamo suonato tanto, dai peggiori ai migliori club Londinesi ed inglesi, siamo arrivati ad aprire i concerti di Bilal (pioniere del neo soul) e Jordan Rakei (artista emergente Neo Zelandese), inoltre abbiamo suonato al Soundwave in Croazia, un festival in una location da sogno! Abbiamo fatto tante esperienze, mettere d’accordo 7 teste non é facile, ma abbiamo inquadrato ogni giorno di più la nostra direzione musicale. Ognuno di noi ha sempre avuto lo spazio per esprimersi al meglio, sia nella composizione dei brani che nei concerti. Ci stimiamo tanto umanamente ed artisticamente, ed il fatto di avere delle componenti internazionali nella band ha giocato un gran ruolo. Lo scambio culturale é alla base del messaggio che vogliamo portare.

La tua esperienza londinese ti ha permesso di conoscere il mercato musicale estero. In cosa si differenzia da quello italiano?

Sono convinto che il mercato estero abbia molta più varietà e ricerca. Prima di tutto in Inghilterra c’é molta più educazione musicale nelle scuole, e questo fa tanto. Chi ha veramente successo non é soltanto chi fa musica semplice “che segue le regole del business”(ritornelli orecchiabili, testi semplicissimi, talvolta quasi banali, e suoni alla moda), ma soprattutto viene premiato chi sperimenta, e ricerca per creare cultura. Con ciò non voglio dire che in Italia non ci siano realtà che meritano, anzi, ci sono davvero tantissimi artisti di talento. Purtroppo gli ascoltatori medi non sono educati a supportare, sia economicamente che con la semplice attenzione queste realtà indipendenti. Spesso sono addirittura annoiati o disorientati quando un brano presenta degli accordi più complessi. É un paradosso, in Italia abbiamo una delle migliori scene jazz! Il mercato estero é un po’ più meritocratico direi, la chiave di tutto é lo studio e la ricerca.

 Canti spesso in inglese, cosa pensi della musica italiana?

Ho sempre ascoltato pochissima musica italiana. Ho seguito fin da piccoletto la scena hip hop, sono nato come rapper e mi sono innamorato delle rime. Ho una grande attrazione nei confronti del cantautorato, come Tenco, De André e Gaber. Ci sono tanti artisti che stimo nel panorama italiano, ma trovo che in classifica ci sia poca ricerca, specialmente lirica, come se i testi non importassero più di tanto, per lo meno questa é la mia impressione quando ascolto la radio in Italia. Ho sempre creduto che avere visibilità dovrebbe sensibilizzare un artista al raccontare delle emozioni vere. Le parole hanno un gran peso, specialmente sui giovani, e la musica é uno strumento potentissimo, può toccare delle corde molto delicate. Abbiamo una lingua meravigliosa ed é un peccato non utilizzarla in modo più completo al servizio della musica e dell’espressione.

Com’é insegnare musica ai bambini?

Una delle esperienze più belle che abbia mai avuto. Dai bambini c’é tanto da imparare, sono esseri puri. Fortunatamente la maggior parte dei miei alunni avevano tanto talento, erano musicali ed attenti. Credo la musica sia fondamentale per l’infanzia, aiuta la fantasia. Personalmente ho trovato i metodi d’insegnamento coinvolgenti ed affascinanti. Mi sono ricordato di quanto da piccoli si veda la magia dappertutto, tornavo a casa nutrito, appagato, perché non solo li facevo divertire, ma senza neanche accorgersene imparavano tanto e sviluppando la loro creatività. Ogni lezione era una sorpresa!

Quanto conta la sperimentazione nel tuo campo?

La sperimentazione é tutto. La ricerca tiene la passione accesa. Bisogna sempre cercare qualcosa di nuovo, nei suoni e nelle parole ci sará sempre qualcosa che non conosciamo e che può esprimere sfumature diverse di una data emozione o storia. L’armonia ha un fascino pazzesco, mi dispiace che nella musica main stream ci sia poca varietà d’armonia. La sperimentazione é una forma di studio, e lo studio deve essere sempre alla base dell’arte. Bisogna conoscere i propri strumenti per poterli usare adeguatamente e metterli al servizio delle emozioni.

Ok, superate le domande personali, possiamo tornare su Xfactor. Ti abbiamo visto esprimere spesso le tue opinioni in modo diretto, ti chiediamo con altrettanta sincerità di esprimerci un giudizio sui finalisti (escludendo te stesso) e se sei stato d’accordo con il verdetto finale del pubblico.

Posso dire di avere conosciuto delle persone preparate, di grande umanità e con tanta voglia di mettersi in gioco. Giò Sada e gli Urban Strangers sono diventati dei fratelli. Abbiamo condiviso una bellissima esperienza, con tanto rispetto, ed abbiamo lavorato tutti molto sodo. Pensavo che avrebbe vinto Giò fin dall’inizio. Lo reputo il cantante tecnicamente più preparato; non avevo mai visto un cantante dormire due ore, fumare 20 sigarette al giorno ed avere comunque la voce perfetta… mi sembrava un alieno! Gli Urban Sono piccoli, ma si spaccano di lavoro. Alessio é più tecnico, Genn più istintivo. Sono aria fresca per il mercato discografico italiano. Tutti insieme abbiamo fondato un collettivo che si chiama “Baell Squad”, e si spera di fare un tour insieme al più presto. Per quanto X Factor fosse una competizione, nessuno di noi l’ha mai vista come tale. La competizione più grande era quella con noi stessi, per poter crescere e superare le nostre lacune. La musica dev’essere condivisione e ci tenevamo a trasmettere questo messaggio.

Quanto ti ha formato sotto il profilo artistico ed umano la collaborazione con Elio?

Elio é meraviglioso, umile e saggio! Sono cresciuto ascoltando la sua musica, e l’ho sempre rispettato, quindi lavorare con lui é stato un vero onore. Si é fidato molto di noi, ma ci ha dato dei consigli determinanti. Mi ha davvero fatto bene per la gestione dell’ansia.

Abbiamo letto in una delle tue dichiarazioni che sei impegnato nella scrittura di un album tutto in Italiano, Confermi? Vogliamo sapere cosa dobbiamo aspettarci e quale sarà il tuo messaggio di rivalsa.

Al momento é tutto da decidere. Avevo cominciato a scrivere un disco in italiano, ma sto praticamente ripartendo da zero. Forse metá in italiano, metá in inglese. Abbiamo un disco pronto in inglese con i Retrospective For Love, in attesa di uscire. Il mio messaggio di rivalsa? C’é sempre tanto da imparare e bisogna studiare e farlo insieme. Quando ci si unisce é tutto più semplice.

Con i Combomastas hai denunciato un tema delicato per la Sicilia e per Palermo. Dopo esserti allontanato dalla tua terra non senti più l’esigenza di trattare questi temi?

C’é sempre l’esigenza di denunciare ciò che non va… sicuramente é un tema che tratterò ancora, più di una volta.

Cosa ti ha dato la tua esperienza londinese che l’Italia non avrebbe potuto darti?

Apertura mentale! Conoscere nuova musica. Andare ad un concerto diverso ogni sera. Condividere la musica con tantissima gente di cultura diversa. Fare l’università con professori di livello internazionale. Insomma… tanto. Ma io sono Italiano, Siciliano e ci tengo tanto alle mie radici.

La partecipazione al talent show è soltanto un punto di partenza, cosa rappresenta per te il successo?

Il successo? Rimanere se stessi, facendo del bene. Ispirarsi ed ispirare. Mettersi alla prova, sbagliare, correggersi, superarsi. Poter vivere serenamente costruendo qualcosa da poter condividere non soltanto con le persone che ami, ma con il mondo intero.

Domanda di rito: Con o Senzamecenate?

Decisamente con senzamecenate.it ! Un abbraccio a tutti voi lettori e grazie 🙂

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Nebrodi Launch Party
Senza categoria

Nebrodi Launch Party

Il Nebrodi Art Fest continua la sua mission di guida al mondo del Reggae e della Bass Music. Nell’agosto scorso era stata la pineta di Castell’Umberto a trasformarsi in una dimensione paradisiaca, verde e saltellante. Il Nebrodi Art Fest ha lanciato un virus in giro per la Sicilia e vi annuncia il suo primo launch party!

Direttamente da Berlino, uno scoppiettante duo che vi farà saltellare per tutta la sera. Reggae, Elettronica, Dub, Dubstep, Breakbeat, Jungle ed Hip Hop, tutti insieme, accompagnati da un esuberante MC.

La serata si terrà il 22 Novembre al Met Art di Capo d’Orlando. Ad aprire la serata ci saranno i NO JOKE da Palermo con Mastro, Uwè & Gabbianin, per finire poi con un pò di insana Drum and Bass con Ryko the drummaker.

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Circus Neon
Recensioni

Circus Neon – Mauersegler

Imagine a marquee in a deserted beach, then some sparkling flames in a cloudy night and finally think of a splash of brilliant colours. The debut work of Circus Neon, Italian-German band, is an heterogeneous explosion of sounds. The CD has 9 tracks, hand-stitched over a bed of dense electro-pop tangles. Feuertanz raise the curtain and dictate the strong lines of “Mauersegler”, that is a strong harmony of sounds and voices. Remembering the sparkling flames, you would be already listening to Goldgraber and Mond, Litch und Schatten. Les enfants terribles with his “distorted” rit. will ring in your head for many, too many, seconds. After Mauersegler you’ll get back to the dreamer and relaxing melodies of “HAllo Nacht”. The CD slides quickly and engage with the song Circus (In my opinion, this is the most captivating track), Bunte Smileys and Yeah then drop the curtain .

Circus Neon demonstrate a strong musical maturity and complicity. All the tracks appear to be the pieces of an imaginary puzzle of lights and colours that fit together perfectly. The result is extremely intriguing.
It is interesting seeing how “Mauersegler” will be received by the audience, in the mean time we are ready to press again the play button.

(thanks to Alice Cicirello for the translation)

Maggiori informazioni:

https://www.facebook.com/circusneon

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No Fang
Musica

No Fang

di Federica Casile

Sfruttano la musicalità del proprio dialetto, rivendicano l’importanza delle radici, riescono a mescolare i suoni delle parole a tal punto da confonderle con un altro linguaggio, quello dell’hip hop. Sono sei e provengono tutti dal Gargano ma ad oggi vivono tra Parma, Bologna e Chieti, città in cui studiano e lavorano. Ad accomunarli è la visione della musica, l’interpretazione di essa e una “idea realmente democratica” del loro progetto. Il loro nome definisce un approccio culturale, è sdegno e coraggio insieme, è una risposta a domande che in questa società nessuno ormai pone più. Lo scorso 12 agosto è uscito il loro primo disco omonimo.

Il progetto No Fang Hip Hop Culture nasce ufficiosamente nel 2012 e formalmente nel febbraio 2013 con l’uscita del singolo “Fuche e fiamme” (con il prezioso contributo di Dj Spass per la produzione e gli scratch). Con quali premesse e promesse musicali è stata sancita l’unione tra tutti i componenti?

Sicuramente la volontà di creare qualcosa che ci rappresentasse realmente, sia dal punto di vista musicale che sociale. Noi tutti sentiamo di appartenere alla cultura Hip Hop. E’ un’appartenenza che viviamo quotidianamente sulla pelle, chi da anni, chi da molti anni e chi da meno anni degli altri, tra di noi c’è chi ha più esperienza in merito e chi meno, ma ognuno ha bene in mente che è stato scelto per dare il suo contributo nel culto e che è in debito costante con esso. Così come crediamo che questo ”sistema” stia portando questo mondo al macero ed è il momento di gridarlo forte con il mezzo più potente che abbiamo a disposizione. Il Rap. Questi fattori sono stati determinanti per ”convincere” tutti i componenti a far parte del progetto. Questo senso di responsabilità ti porta a voler far sempre meglio ed avere un approccio ”serio” verso quello che fai. Siamo gente a cui piace sempre mettersi in discussione perché crediamo sia l’arma giusta per migliorarsi e crescere costantemente. Quando abbiamo capito che queste cose ci accomunavano davvero ci siamo detti: “…Ok parliamo dei NO FANG!”

Il vostro è stato un incontro a catena: di base, è la Triplice Intesa (dal 2006 Sielwan, Brisk e Sentaur) che “evolve il collettivo in un concetto più profondo”. Raccontateci in che modo si è allargata la famiglia e come alimentate la passione comune per la musica.

Il progetto Triplice Intesa (Sielwan, Brisk e Sentaur) nato nel 2006, è stato fondamentale per la nostra preparazione musicale e culturale e ci ha accompagnato per 7 anni in un viaggio indimenticabile fra jam, contest e live showcase. Con il team Triplice Intesa abbiamo realizzato anche un album dal nome “Quarta Dimensione” nel 2009 e con esso abbiamo segnato una tappa davvero importante nel nostro paese Monte Sant’Angelo, creando una forte massive che tuttora segue il nostro percorso. Anche se, riascoltando ora le tracce di “Quarta Dimensione” notiamo indistintamente parecchia inesperienza e assenza di una particolare originalità ritrovata invece con la nuova formazione “No Fang”. Triplice Intesa è un semplice gruppo frutto della “fotta” di tre ragazzini senza un’idea concreta. No Fang è un’evoluzione del collettivo in un concetto più profondo! Una mentalità che ha ben chiaro il concetto di musica e la profondità di questa cultura. Ci teniamo a ribadire che non si tratta di rinnegare le nostre origini musicali ma di sottolineare una importante crescita musicale avuta fondamentalmente con il “contagio culturale” di Bernardo Rinaldi – Brnà (pioniere dell’Hip Hop a Monte Sant’Angelo) molto più maturo di noi sotto l’aspetto musicale in quanto beatmaker e profondo conoscitore della cultura Black Music a 360°. Michele Brisk, produttore della maggior parte dei beat del disco (No fang Hip Hop Culture), ha imparato l’arte della produzione da Brnà che con estrema umiltà ha tramandato il suo sapere a riguardo, ottenendo risultati davvero inaspettati (e se pensiamo che viviamo da sempre in una scena Hip Hop ricca di invidie e pregiudizi, tale gesto è davvero inestimabile). Il legame con Michele Mazzamurro (Zazza) e Giuseppe di Iasio (Verso) si è consolidato casualmente in seguito, precisamente nel 2011 quando Brisk e Sielwan hanno lasciato Monte S. Angelo per iniziare il loro percorso universitario a Parma, città in cui i ragazzi vivevano da qualche anno ed avevano iniziato a collaborare. La sintonia creatasi fra noi (ex Triplice Intesa) e Zazza, MC già affermato in Puglia avente molta più esperienza in merito, ha prodotto un cambiamento radicale sotto molti punti di vista del nostro concepire la musica, riguardanti i dettagli e le particolarità. Nello stesso modo è stata importante la vicinanza di Verso, musicista e cantante di band che suonano generi diversi dall’Hip Hop, anch’egli già rapper con uno stampo completamente differente dal nostro ma comunque efficace. La sua preparazione è stata sostanziosa per accrescere le nostre conoscenze in campo vocale e per raffinare le tecniche di registrazione di strumenti aggiuntivi ai beat (esempio il basso registrato nelle tracce del disco ”Let me down” e ”Ialz’ na men’ ”). Come si può comprendere, quindi, No Fang è una coalizione di forze, un continuo crescere in ogni aspetto, dalla musica alla serietà nel portare avanti i nostri progetti, al concepire che non si tratta di un semplice gruppo alla ricerca di fama e successo ma di una mentalità che con l’arma della cultura Hip Hop è pronta a denunciare e protestare contro le ingiustizie del sistema e non solo.

Quando siete sul palco è facile che il pubblico venga travolto da una sequenza visiva di sinergia tra voce e corpo. Uno finisce una strofa e l’altro arriva accanto in assist violento con quella successiva, come a voler confermare ciò che è appena stato detto. Le parole sono veloci mentre il dialetto supporta lo stile e il contenuto è spesso carico di rabbia nei confronti della realtà che viviamo. Cosa succede quando “suonate” fuori dal Gargano? Avete mai avuto temuto di non essere compresi?

La “questione” dialetto è stato il nostro interrogativo per anni. Prima ancora di conoscerci tutti, ognuno di noi si interrogava a riguardo. La risposta alla tua domanda è che sicuramente abbiamo temuto e temiamo tuttora di non essere compresi, a volte. Allo stesso tempo però siamo felici e convinti del rap che proponiamo, di come “suona” sui beats e del flow che trasmette. Più precisamente, la nostra attitudine è quella di far si che il suono delle nostre voci diventi uno strumento musicale aggiunto, al punto da diventare tutt’uno con la base. Nel nostro percorso musicale abbiamo riscontrato che il dialetto della nostra terra si presta molto meglio rispetto all’italiano per raggiungere tale risultato. Non per questo, però, abbiamo rinunciato all’utilizzo di esso per la scrittura dei nostri testi, come si può ascoltare nella seconda traccia del cd ”Rap a voce armata”, a dimostrazione del fatto che per noi non ci sono limiti nel creare e non ce ne poniamo per diffondere la musica che facciamo. Le volte in cui abbiamo avuto occasione di ”suonare” lontano da casa abbiamo riscontrato che anche chi non comprende il nostro dialetto riesce ad appassionarsi al nostro live con degna partecipazione. No Fang è una metafora dialettale che esprime dissenso verso tutto ciò che è marcio, dal panorama musicale alla vita di tutti i giorni. E’ presente in quasi tutti i nostri testi, quindi è facile capire di cosa si sta parlando. Si parla di quello che non va sotto tutti i punti di vista e crediamo che chi ci ascolta, a prescindere dalla comprensione letterale dei testi, lo ha capito bene. Portare denuncia tenendo alta l’atmosfera del party: è questa la nostra ambizione durante un live e siamo convinti di poterlo fare in ogni dove con le armi che abbiamo. Assemblare sempre tutto al meglio è la cosa più difficile. Dobbiamo maturare molto da questo punto di vista ed essere sempre consapevoli che proporre un live come il nostro necessita di molte prove e tanto lavoro nell’assemblaggio, curare tutto nei minimi dettagli per raggiungere risultati sempre migliori.

Nell’album ci sono: una citazione di Kaos One, frasi tratte del film “I gatti persiani” (a comporre lo skit prodotto da Brnà), lo scratch di Dj Spass, una produzione di So Fresh, un featuring intenso con Luisa Tucciariello, l’aritmia in Ialz’ na men’, lo stile insolito di One for the flow, l’intro-missione di Dj T-Robb e l’outro-distruzione di Dhap. Alcuni sembrano omaggi, altri gli indizi di una caccia al tesoro appena cominciata. Cosa cercate di cogliere dalle collaborazioni e dagli esperimenti musicali che fate singolarmente?

Per noi è importante collaborare con gente con cui abbiamo realmente un rapporto umano e stimiamo come artisti. Il resto non ci interessa, non cerchiamo favori. Sappiamo bene di aver avuto la fortuna di lavorare con dei grandi artisti in questo disco e ne siamo davvero fieri. Alcuni di loro sono autentici professionisti in quello che fanno. Hanno dato un contributo davvero di ”livello” è il caso di dire. Approfittiamo di questo spazio per ringraziali tutti ancora una volta. Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di passare del tempo con ognuno di loro, c’è stato modo di conoscersi meglio e di arricchire le nostre conoscenze musicali e morali, che a nostro parere è la vera riuscita di una collaborazione. Ci sembrava il caso di citare alcuni nomi, che hai mancato, di persone che hanno contribuito a dare forma e spessore al progetto dell’album “No Fang Hip Hop Culture”, con grafica, logo e missaggio/mastering, rispettivamente: Skard, Torbi e Detox , per noi, esempi da seguire !!!

Michele (Brisk) ha cominciato a dedicarsi alla produzione grazie a Bernardo (Brnà) che gli ha fatto da maestro; Giuseppe (Verso) funge a volte da vocal coach del gruppo, grazie alle sue conoscenze da musicista in termini di voce e strumento. Due esempi di come, a partire dalla produzione alla presenza del basso strumentale nel disco, dalla sponsorizzazione all’assemblaggio della copertina del disco, sia tutto realizzato da voi stessi. Quanto diventa importante trovare uno spazio giusto che vi dia la possibilità di tenere compatti i sacrifici e le idee?

Quando ti autoproduci da ”cima a fondo” è fondamentale avere uno spazio in cui incontrarsi e lavorare ai propri progetti. E’ molto importante per iniziare dei lavori e portarli a termine. Non tanto per le ”cose” di contorno, ma per realizzare effettivamente la musica, per registrare un rap, per aver modo di curare giorno per giorno la qualità audio di ciò che fai, per ascoltare ”i progetti dei beat in ableton” con scheda audio e casse studio di discreto livello in modo da apportare i ”ritocchi” dopo ore, giorni, mesi di ascolto e riascolto (è un lavoro che richiede dedizione e impegno costante). E’ stato un punto di svolta per i No Fang l’acquisto di ”macchine adatte” (scheda audio, microfono, Pc) che ci permettessero di lavorare autonomamente alla realizzazione delle nostre tracce. Nessuno di noi aveva mai provato questo ”brivido”. Eravamo convinti, come lo sono molti del nostro settore, che per fare un disco come si deve ci sarebbero voluti migliaia di euro, per pagare le registrazioni e tutte le spese che comporterebbe fare un passo del genere rivolgendosi a studi privati che ti garantiscono di ottenere un alta qualità sonora. Ora non siamo qui a smentire questo, ma abbiamo visto come lavorava Spass in casa a sua a Bologna e, soddisfatti dai risultati ottenuti nell’esperienza di ”Fuche e Fiamme”, ne abbiamo fatto tesoro. Così abbiamo acquistato più o meno la sua stessa attrezzatura (di base). La soffitta a casa di Verso è il nostro “umile studio”: è lì che abbiamo registrato tutto il disco (man mano passato a Detox per il mixaggio e il master) ed è li che continueremo a registrare i nostri ”pezzi”. Brnà invece ha il suo spazio attrezzato in casa a Bologna in cui ci ritroviamo spesso, così come nel periodo estivo, prepariamo tutti i nostri live ”in cantina” a Monte Sant’Angelo che è il luogo in cui Brnà, fin da ragazzino, prova il rap e compone basi. Un luogo sacro per noi. Si avverte una forte energia quando ci ritroviamo li.

La scelta della licenza Creative Commons è un modo per dare maggiore fruibilità alla vostra opera? Il concetto dei tre simboli che compaiono sul vostro disco quali limiti e concessioni riassumono?

Sicuramente la licenza Creative Commons (si traduce Diritti Creativi e vuol dire “Alcuni diritti riservati”) rende un’opera più fruibile rispetto a quanto può esserlo con una licenza S.I.A.E., che invece recita “Tutti i diritti riservati”. Non escludendo in futuro l‘iscrizione alla S.I.A.E., la nostra è una scelta ben ponderata. Per il momento, consci di essere un gruppo emergente, i vantaggi che avremmo tratto dal regalare per sempre i nostri diritti a questa società, sarebbero stati minimi e sicuramente inferiori ai costi che avremmo dovuto sostenere. Invece la Creative Commons non ha scopi di lucro e tutela l’opera secondo le leggi vigenti. Inoltre, autorizza chiunque a copiare o masterizzare l’album “No Fang Hip Hop Culture”, ma solo rispettando alcune clausole che noi abbiamo scelto, applicando sul disco i tre simboli di: attribuzione (ogni volta che si utilizza il disco deve essere indicato l’autore originario), non commerciale (se si distribuiscono copie del disco, non è possibile farlo per scopi commerciali tranne se provvisti di autorizzazione dell’autore); non opere derivate (non è possibile alterare, trasformare o sviluppare l’opera senza il permesso dell’autore). Queste ultime due clausole sono facoltative e ciò rende più esplicito il carattere free di queste licenze creative in cui è fondamentale il concetto di condivisione, valore fondante anche dell’Hip Hop, sia a livello di relazioni umane che di produzione di un beat. Saranno di certo note a tutti le dispute decennali sul diritto d’autore di certi brani “rubati” dai producers… molte volte, forse, non si è riusciti a concepire la creazione artistica oltre a un’idea di risultato/frutto di un’originalità pura, cioè indipendente da ogni apporto esterno. In realtà, essa può essere intesa come interazione di idee, anche preesistenti, che rimescolate si innovano e creano qualcosa di nuovo. È questa visone della musica che permette di apprezzare in pieno l’audacia dei primi pionieri che hanno avuto l’intuizione di campionare un loop potente dal vinile impolverato dei genitori, inventando un linguaggio universale, per tutti, a buon mercato che oggi chiamiamo Hip Hop e che dopo tutto questo tempo sprigiona ancora tutta questa creatività.

Vi ringraziamo di cuore per i “cento chili di stile a bomba” e ci auguriamo di sentire presto il nuovo lavoro che vi tiene concentrati in soffitta. Ma per ultima, la domanda di sempre: con o senza mecenate?

Noi siamo i No Fang e sappiamo bene cosa stiamo facendo e dove stiamo andando! Con l’orecchio teso verso le evoluzioni del suono puntiamo a rappresentare l’Hip Hop Hardcore in maniera degna e soprattutto originale (se siamo in grado realmente, potrà giudicarlo solo chi ci ascolta, se ha conoscenze musicali e culturali per farlo), supportiamo la cultura Hip Hop come Afrika Bambaataa narra dalla notte dei tempi e siamo pronti a sputare fuori la nostra rabbia contro tutto il marcio che aspetta denuncia, sperando di dare il nostro contributo per il risveglio dall’ipnosi di massa. Se qualche mecenate è interessato a spingerci rispettando questi principi ce lo faccia sapere. I nostri contatti sono facilmente reperibili. Saremo ben felici di aver la possibilità di far conoscere la nostra musica ad ampio raggio. Per ora invitiamo tutti ad acquistare il nostro cd (se vi piace) direttamente dalle nostre mani, in occasione dei nostri live o contattandoci in rete. Ringraziamo voi di Senzamecenate che siete molto ”NO FANG” da quel che vediamo! Vi auguriamo fortuna e soddisfazione in quello che fate. E’ stato piacevole rispondere alle vostre domande. E’ un bene che esistiate per i talenti emergenti. A presto!
NO FANG NO STOP!

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