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Arte

Le Madonne del Collettivo FX

Sono diversi anni, ormai, che il Collettivo Fx detta linee e filoni nel mondo della Street Art.
Un percorso fatto di sali e scendi lungo lo Stivale (ed oltre), un mucchio di progetti che partendo da fogli sparsi hanno preso vita e forma su muri, parcheggi, fattorie, palazzi, scalinate e sagrestie.

L’ultimo capitolo, ancora da scrivere, riguarda una figura divina quanto antichissima. Il prossimo viaggio sarà incentrato sulla figura della Madonna.

Qui l’annuncio.

Vi disturbiamo perché stiamo raccogliendo MADONNE per il nostro prossimo viaggio che si svolgerà nel 2017.
Ci interessa la figura della Vergine Maria perché, insieme ai Santi, è quella che si è maggiormente legata alle comunità dei paesi e dei quartieri, venendo modificata “dal basso” e diventando di conseguenza una figura popolare prima ancora che clericale.
Con questo progetto vorremmo capire “com’è messa oggi la Madonna” di fronte alla situazione del nostro tempo, tra finanza, sviluppo tecnologico e migrazioni; quindi non solo una sorta di raccolta della “Madonne sul territorio” ma anche una riflessione sulle “Madonne dell’Adesso” con la collaborazione delle comunità che incontreremo.
Aspettiamo vostre risposte.
Grazie mille
Collettivo Fx

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Sagra della Street Art 2014
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Sagra della Street Art

Si tratta di una vera e propria sagra perché nasce e si sviluppa in un paese agricolo dove si dipingono soggetti agricoli su stalle, fienili e depositi attrezzi. La sagra, che si terrà il 19-20 Luglio a Trinità di Canossa (Reggio Emilia), è in collaborazione con la festa del grano (che si svolgerà il 20 luglio) in cui ci saranno dimostrazioni con trattori, tortelli e ballo liscio. Così, si può alternare la visita ai murales con lambrusco e due passi di valzer.

Gli street artist (tutti veri Street Artist) che dipingeranno stalle, fienili e etc. sono: ASTRO NAUT (Madrid), BEL SLOW (Londra), BIBBITO’, CENTINA, COLLETTIVO FX, GAS, GOLA HUNDUN (Barcellona), JAMES KALINDA, JULIETA XLF (Valencia), NEKO, OTTO GROZNI, PSIKO PATIK, RANDOM, REQVIA, REVE+, SIGNORA K, ZIBE. Il sabato sera e la domenica pomeriggio ci sarà DJ set all’osteria Notari di Trinità con tanto di birra e salsicce.

Per maggiori informazioni: 

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Arte

Collettivo Fx – Intervista

Non è dato sapere la vostra identità vista la scelta di rimanere nell’anonimato. Com’è nato il Collettivo Fx? Quale l’idea vitale e pulsante che ne ha alimentato e ne alimenta lo spirito?

C’era un importante critico in una importante trasmissione televisiva. Stava facendo un analisi della società in base all’influenza dell’arte e come questa si era linguisticamente trasformata dai bassorilievi medioevali ai quadri impressionisti. Analisi molto interessante ma che non consideravano un piccolo particolare: i bassorilievi erano in mezzo alla città i quadri impressionisti in un museo dove si pagava un biglietto. Che influenza può avere sulla società un quadro che se ne sta dentro una stanza chiusa con dei guardiani che ti squadrando? Non trovate paradossale che chi pittura, suona e si occupa di cultura se ne sta barricato dentro a una stanza (chiamatela museo o teatro ma è pur sempre una stanza) e si lamenta di come vanno le cose? Ecco, eravamo dentro ad una stanza, uno di noi ha fatto queste domande e gli altri hanno risposto con una parola: “andiamo”.

I vostri templi sono le aree altamente cementificate, urbane o extraurbane poco importa. Quanto è sottile il limite tra imbrattamento ed arredo urbano?

Facciamo fatica a stabilire dei limiti e delle definizioni. Preferiamo considerare come l’una (la street art) è la conseguenza dell’altra (città). Ci sono città, come Bologna o Milano, che hanno problemi di “imbrattamento” di tag (propria firma) ovunque, anche su palazzi e portoni appena ripristinati (luoghi assolutamente vietati secondo l’etica di chi dipinge per strada). Ma non è un caso che queste stesse città praticano una rigorosa politica di controllo urbano anti-tutto, non solo graffiti ma anche bivacco, chiusura anticipata dei locali, etc.; e qui che il writing è una reazione ad una mentalità bacchettona di controllo. Al contrario altre città, dove l’ansia del controllo è meno presente, dove c’è più vitalità e dialogo, è molto più facile trovare interventi più complessi, magari figurativi e veri e propri pezzi di writing. Insomma spesso l’imbrattamento è la conseguenza della politica del “nulla” e ci sembra troppo facile additare i primi a discapito dei secondi; preferiamo provocare un ragionamento più completo

I temi da voi affrontati non risultano mai banali, nello specifico avete dimostrato una forte attenzione per l’articolo 9 della costituzione. Quanto è forte la denuncia sociale nelle vostre opere?

Sì, è presente molto più di quanto apparentemente può sembrare. Se mettiamo in strada un lavoro che grida all’ingiustizia provocheremo ulteriori malumori che provocherà ulteriore rabbia e siamo convinti che con la rabbia si risolvono pochi problemi. Preferiamo mettere in strada la storia, le persone e le idee. In pratica, di fronte ad un muro grigio non ci piace gridare “questo muro è una merda” preferiamo dire “qui si può fare questo”. Lo preferiamo anche perché sono molto più pericolosi coloro che hanno idee che coloro che gridano, anche se apparentemente può sembrare il contrario.

Quale’è il personaggio che avete “riprodotto” con più frequenza?

Ultimamente Malala, la ragazza Pakistana, candidata al Nobel, a cui hanno sparato perché andava a scuola. Una ragazza di sedici anni che per la propria cultura rischia la vita è un insegnamento per tutti coloro che trattano la cultura come attrazione turistica.

Quale il progetto artistico che ricordate con più fierezza?

Sicuramente il Mo-Ma Tour, il viaggio in bici con Pittate da Modena a Matera. La bici non è solo il mezzo per godersi meglio il paesaggio ma anche il modo più semplice per entrare in contatto con le persone e creare un dialogo. E se questo dialogo si trasforma in un intervento al centro del paese, allora si riesce veramente a far venire il dubbio che la pittura non sia solo decorazione estetica, ma qualcosa di positivo che appartiene alla vita del paese.

I vostri “attacchi artistici” sono sempre stati accolti positivamente dagli osservatori?

Si dagli osservatori si, magari anche con critiche severe, sempre ben accette. Il problema sono i non-osservatori, cioè coloro che a priori si esaltano oppure insultano senza guardare o chiedere. Dipingendo in strada in mezzo alla gente ci si rende conto come sia diffuso, sopratutto al nord Italia, la presunzione di sapere tutto mischiata alla paura dell’altro. Insomma, anche i migliori ottimisti come noi , debbono prendere atto che la cultura “casa centrica” da cui si conosce il mondo attraverso la tivù piena di opinionisti senza dubbi, ha creato un problema sociale grave e parecchio sottovalutato.

Come giudichereste il panorama italiano della street art?

Inquinata. C’è parecchio talento e parecchie idee ma la mentalità commercialona con obbiettivi di vendita speculativa ha già fatto il suo ingresso rovinando parecchi talenti. Questo non significa che la Street art non deve avere un sostegno economico, tutt’altro. Significa semplicemente che se l’obiettivo non è più quello che di fare un lavoro in street per la street, ma un lavoro in street per vendere un quadro da appendere in salotto, allora cambia l’atteggiamento, il processo e la conseguenza, anche se fisicamente il lavoro si trova in street. Insomma c’è parecchia Urban Art, anche di qualità altissima, che viene chiamata Street Art, solo perché si trova nello stesso luogo.

Quali sono gli artisti che apprezzate maggiormente e con chi avreste voglia di collaborare?

Vorremmo collaborare moltissimo con gli anziani perché secondo noi hanno tutte le caratteristica di lavorare benissimo con gli stencil: esperienza per trovare le storie giuste da tradurre in immagini e l’artigianilità giusta per un ritaglio perfetto e un riempimento a spray preciso.
Gli artisti che apprezziamo sono sopratutto i post-graffitisti perché sono coloro che mettono al centro del proprio lavoro la pittura, l’azione e l’arrangiarsi, come Gola, Zibe, Reve, PsikoPatik, Giorgio Bertocci, Etnik, Sea, James Kalinda Corn79, El Euro, Ema Jons, etc.

Esiste in Italia una “capitale” della street art? Se è si, quale?

Forse è il momento della provincia: città come Catania, Pisa e la stessa Reggio Emilia (dove facciamo base noi) stanno producendo scene molto interessanti (anche se non sono bravi a raccontarsi). Speriamo che queste “piccole” realtà inizino a collaborare tra di loro per creare una scena italiana più solida e meno inquinata. Speriamo anche di un ritorno da protagonista di Milano che purtroppo nell’ultimo periodo sta vivendo un momento assurdo tra persecuzioni ed esaltazioni che creano una situazione di caos totale in cui è difficile lavorare.

Domanda finale: con o senza mecenate?

Tanti piccoli mecenati!

Maggiori informzioni: 

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Bici Babbaluci Tour

Immaginate miriadi di vetture auto-inghiottirsi tra il grigiore dei propri tubi di scarico, sparire tra le colonne variopinte e tinte dai semafori. Immaginate una bici. Una di quelle speciali senza il telaio in carbonio e senza l’ultimo shimano super tecnologico. Una bici così speciale da riuscire a tutelare la storia, la cultura e,ovviamente, la salute. Se la vostra immaginazione ha raggiunto la vostra fantasia allora siete pronti per il primo Bici Babbaluci Tour. Palermo by Byke ed il Collettivo Fx vi danno appuntamento questo sabato. Partenza dai Cantieri Culturali alla Zisa alle ore 10.30.

Vi servirà soltanto una bicicletta e un discreto spirito di attacchinaggio.

Qui gli sticker:

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Arte

Collettivo Fx

Erano le prime luci dell’alba. Era il 20 maggio 2012 quando una breve scossa di 20 secondi infiniti svegliò mezzo Nord Italia. Le province di Bologna, Modena, Ferrara, Reggio Emilia, Ferrara e Rovigo le più dilaniate. Tutto intorno grande ansia e paura.

Come in ogni (non) ricostruzione che si rispetti: macerie, calcinacci, nastri, barriere, ponteggi, teloni, cantieri, non cantieri e una voglia matta ed assordante di normalità. L’entusiasmo ritrovato di ripartire, di ri-farcela, di ri-nascere.

E se le istituzioni non riescono in tempi civili e ragionevoli a scacciare il grigiore e la distruzione che si fa? La risposta arriva da Reggiolo, ed in particolare percorrendo la sua strada principale ovvero via Matteoti. La risposta è formulata da: Roberto Angeli, Federica Filipazzi, Claudio Muso, Fabiola Naldi, Serigrafia 76, Materis Paint, Reve+, Gas, Gola e tutti i ragazzi del Collettivo Fx.  La risposta è riposta nel progetto “Nessun Dorma” e vi assicuro che qui il sonno non ha avuto e non avrà (mai) la meglio.

Collettivo Fx, partiamo dalla fine. Cosa ha spinto e motivato il vostro enorme impegno per la realizzazione di questo progetto?

Semplicemente un minimo di responsabilità: la situazione nelle zone terremotate è molto pesante non solo per le condizioni “fisiche” dei luoghi ma anche per quelle sociali ed economiche. Crediamo che “siamo tutti alla guazza” (una volta si diceva “siamo tutti sotto lo stesso tetto” ma visto i tempi che corrono abbiamoa adattato la definizione) e quindi sostenere un luogo in difficoltà non è un gesto altruista ma bensì egoista perchè significa sostenere anche noi stessi. Inoltre partecipare ad un progetto che viene dal basso, che nasce da una rete di collaborazioni tra cittadini aziende e amministrazione in un momento dove stiamo subendo passivamente la finanza, l’economia e la politica, speriamo possa incentivare l’arrangiarsi e il “farsi valere”.

“Nessun dorma”, voleva essere un titolo provocatorio? Un auspicio? Una riflessione?

Un’aspicio. Semplicemente è un “dai”, un “muoviamoci”, un “agiamo”. Non c’è nessun aspetto provocatorio, vogliamo solo spronare a partecipare e costrire qualcosa senza aspettare i poteri dall’alto.

La galleria a cielo aperto di via Matteoti sembra non avere un tema preordinato. Ciascun artista ha potuto esprimere in piena libertà ed autonomia l’opera che aveva immaginato?

Totale libertà di espressione e di azione nei tempi. Abbiamo solo chiesto di intervenire su quello che c’è già (e c’è molto!): teloni, muri in dissesto, impalcatura. Tematica e tempi di azione completamente liberi; la scelta degli artisti che abbiamo coinvolto e che coinvolgeremo, parte non solo dalla qualità del lavoro ma anche dall’umanità della persona e quindi quando c’è quest’aspetto il tipo di intervento è sempre una garanzia di rispetto e di dialogo con chi vive nel territorio.

Che sensazioni o segnali avete percepito dalla collettività?

Molto positivi: i migliori complimenti che abbiamo ricevuto non è stati i “bello” ma i “grazie”: ci hanno fatto percepire che quello che stiamo facendo è veramente utile e non solo esteticamente bello.

Parliamo del Collettivo FX. Si tratta di un vero e proprio gruppo di writers?

Il collettivo è in realtà un gruppo aperto di persone normali che si danno alla street art: c’è una produzione di poster e sticker da parte degli artigiani del collettivo e questi vengono distribuiti ad una rete di “attacchinatori” che li va ad affiggere in varie parti del mondo. Considerate che tra gli attacchinatori ci sono persone più svariate: avvocati, casalinghe, attori, educatori, ingegneri, imprenditori e studenti. I muri dipinti direttamente vengono invece fatti dagli artigiani ma questa è una parte del lavoro meno consistente.

Di quali messaggi, in particolare, si fa portavoce il Collettivo?

Messaggi positivi e partecipazione: cerchiamo immagini rock, oppure ironiche che possono provocare “carica” oppure un sorriso. Partecipazione è l’apertura al collettivo a chi vuole partecipare: vogliamo istigare le persone a fare qualcosa di positivo per quello che ci circonda e contrastare l’idea di passività, di impotenza che sta dominando ultimamente; spesso non si riesce ad andare oltre il brontolamento.

Se dovessi chiedere un vostro marchio di fabbrica o un vostro segnale identificativo inequivocabile, quale sarebbe la risposta?

Personaggi rock di grandi dimensioni lungo le strade molto frequentate. Pitturate in bianco-nero con uno stile molto “netto”.

Attualmente avete in cantiere altri progetti?

Un murales a moltissime mani con un liceo di Casale Monferrato sull’esterno della scuola, un murales in un pensionato in provincia di Piacenza e molto molta street art e postering. Tra le varie idee anche un viaggetto in Sicilia: tutti ci dicono “andate a Berlino o Londra” ma noi siamo più attirati dalla Sicilia. Facciamo bene?

Potrebbe apparire una domanda scontata ma voglio formularla ugualmente. Con o senza mecenate?

No, nessun mecenate ma una rete di persone che sostiene il nostro progetto acquistando il materiale (low cost!!) con l’obiettivo non solo di avere qualcosa in casa propria ma anche di incentivare un progetto che ha un’obiettivo collettivo. Forse i tempi dei mecenati che spendono per avere un ritorno economico è finito: forse la creatività può finalmente prendere la strada di bene di prima necessità come la pasta e le zucchine, senza emarginarla a bene di lusso da piazzare su una mensola o relegarla ad eventi eccezionali.

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