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Lo Stato Sociale - L'Italia peggiore
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Lo Stato Sociale – L’Italia peggiore

Uscirà il 2 giugno, per Garrincha Dischi, il nuovo disco de Lo Stato Sociale. Un collage fatto di collaborazioni eterogenee. Non solo musicisti, Piotta e Max Collini, ma anche diversi illustratori che hanno dato alla luce uno splendido artwork.

L’Italia peggiore è un disco carico di umorismo e concretezza; un manuale chirurgico sulla nostra Italia sempre carica di inganni e di ipocrisie.

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Fotografia

Anthony De Luca

Anthony De Luca è un fotografo pubblicitario e riconosciuto nell’ambiente delle fotografia come un artista originale e poliedrico. I suoi scatti sono davvero unici ma vogliamo parlare con lui delle provocazioni / performance che lo vedono protagonista “davanti” alla macchina fotografica. La sua sua sconfinata creatività lo porta a creare azioni di guerrilla marketing non solo per brand importanti, ma anche per se stesso. Anthony mette in scena situazioni che creano shock visivi, creando tra il pubblico stupore, curiosità, incredulità. Tocca spesso temi comuni, ma senza allegare “messaggi banali e scontati” solo per dare maggior forza mediatica alla sua azione. Chi non ha mai immaginato ad esempio come sarebbe il proprio funerale?! Anthony ha creato il primo funerale da vivo al mondo, solo per vedere cosa si può provare. le sue invasioni artistiche capaci di trasferire inquietudine e stupore. Performance irruente volte a paralizzare e poi sciogliere le abitudini quotidiane, capaci di deragliare le rotte di tutti i passanti. Impressioni di movimento e di alienazione presenti anche negli archivi fotografici, testimoni di voli tra disordine ed inspiegabile equilibrio.

Le tue invasioni ti hanno garantito visibilità e “viralità” avremmo tanto da chiederti, ci piacerebbe sapere piccole curiosità sulle tue incursioni: una donna seminuda trascinata in un sacco trasparente per le vie di mMlano, quali sono state le reazioni della gente?

Nei primi secondi in cui passi davanti alle persone i loro sguardi sono “asettici”, quasi come se lascena che gli si propone davanti fosse talmente assurda che potrebbe essere un allucinazione, poi subito dopo scatta quasi sempre un sorriso o una faccia che esprime incredulità. In tanti tirano fuori telefonini per seguirti e documentare tutta la “camminata”.

Una di queste performance è stata fatta per le vie di Mologna con neve ed una temperatura a – 5 gradi ed una ragazza quasi nuda, come convinci queste temerarie? La modella protagonista ha avuto conseguenze fisiche ?

Ah ah ah fortunatamente no, anche se ha rischiato l’ipotermia. Riguardo al coinvolgimento ho continue richieste ogni giorno di ragazze che vorrebbero essere coinvolte nelle performance,vengono da ogni parte d’Italia e a loro spese. Il loro entusiasmo mi da una grande soddisfazione…

Quante incursioni di questo genere hai fatto e in quali luoghi?

Tantissime, oltre a contesti urbani, realizzo queste azioni all’interno dei locali o eventi, una voltasono entrato anche in uno studio televisivo durante una diretta di un programma sul calcio, trascinando una donna incellophanata… nessuno sapeva della mia “entrata”, mi piace vedere la reazione stupita delle persone.

Una donna di 130 kg in intimo su un carrello da magazzino… l’hai portata in giro per le strade di Bologna… quindi non solo modelle con fisicità da urlo?

Questa è stata la più divertente. Riguardo alla domanda “perchè 130 kg non sono da “urlo” ? 😛 A parte gli scherzi, grande stima per quest’ultima protagonista, collaborare con una ragazza che non ha paura di mostrare quello che per la “massa” è un difetto è stato un vero onore.

Tra tutte le tue numerose performances  spicca sicuramente: Il primo funerale da vivo al mondo! Raccontaci in breve.

E’ la performance che amo di più e per la quale molti mi ricordano, ho voluto creare il mio funerale in “anticipo” per godermi l’unico evento al quale non potrò mai assistere. Tutto è stato fatto come un vero e proprio funerale, macchina, bara, corteo, banda musicale, una breve messa in Piazza Maggiore ed infine una camera ardente in un palazzo storico a Bologna, in cui sono venute circa 600 persone a darmi gli “ultimi saluti”… cosi almeno si sono levati il pensiero quando ci sarà il vero funerale 😉

Tu eri dentro la bara? Cosa hai provato?

Sì, sempre… dall’inizio del corteo, avevo fatto delle prove di respirazione nel mio ufficio, per 40 minuti si riesce a resistere. Durante la veglia il coperchio era aperto ed io immobile per un’ora. La sensazione è davvero unica… sono entrato in un completo stato di trance, lasciandomi trascinare durante l’evento da fidatissimi collaboratori. Tutto era cosi talmente vero che molte persone si sono commosse pura sapendo che ero ancora vivo (o forse piangevano proprio per questo 😉

Leggevo quanto, questi “attacchi” artistici, siano spesso commissionati da terzi per fini pubblicitari. Sapresti fornirci un identikit dei committenti?

Sì, spesso le aziende si affidano a me per creare progetti di comunicazione originali che diano loro visibilità. Da una campagna fotografica originale e d’impatto alla creazione di un progetto di guerriglia. L’identikit è semplice… brand anticonformisti che non hanno paura di “osare”.

Presumo tu sia un’artista freelance ma la nostra domanda è d’obbligo: con o senza mecenate?

SENZA! Ma continua la mia ricerca. In Italia non credo molto nella professionalità e bravura di questa figura.

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Earthset
Recensioni

Earthset

di Chiara Maggio

La musica degli Earthset nasce e matura dalla volontà di portare avanti una passione condivisa da quattro ragazzi di Bologna, tutti classe 90.

Nel 2011, Luigi Varanese (basso) e Costantino Mazzoccoli (chitarra) concretizzano l’idea includendo in seguito Emanuele Orsini (batteria) e Ezio Romano (chitarra e voce). La collaborazione frutta, nel 2012, la registrazione del loro primo EP, un demo contenente cinque tracce.

Le note musicali degli Earthset mostrano un’ordinata coerenza stilistica che tuttavia si fa forte di toni rockeggianti tipici degli anni ’60 e ’70, nei quali si mixano, in linea concorde, distinti dettagli di genere progressivo e alternativo in comunione con un’impronta testuale che ruota intorno ad un’aura di incertezza, desiderio e ricerca, dando così origine ad un’interessante e dinamica soluzione musicale.

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Musica

William Manera

Quali sono le principali motivazioni che ti hanno spinto a scegliere Bologna come luogo della tua formazione artistica?

Sono arrivato a Bologna nel 2001. Bologna è sempre stata culla di un certo tipo di cantautorato dai contenuti stilistici senza eguali e mi ha da sempre affascinato: da Guccini a Bersani, passando per Lolli e Dalla. Da un aneddoto su quest’ultimo artista ho ritenuto di aver fatto la scelta giusta: l’ho incontrato per la prima volta proprio dietro Piazza Maggiore, nei pressi di casa sua, era autunno, indossava un pellicciotto leopardato, a petto nudo e con una catena d’oro al collo. Un paio di sandali ai piedi e dei pantaloni di lino larghi. Quella visione era l’esempio vivente della libertà dell’essere, dell’io. E’ stato lì che mi son detto: “Ok William, sei nel posto giusto”.

Cosa vuol dire per un siciliano percorrere la strada del cantautorato?

E’ difficilissimo oggi vivere di solo cantautorato anche se è un ramo della musica in forte espansione, emerge solo il 2% e del sommerso riescono a vivere bene non più del 10% degli artisti. Il sommerso talvolta riscontra abbandoni, talvolta sopravvive solo grazie ad altri introiti ma sono pochi quelli che hanno possibilità di auto-sostentarsi.
In Sicilia probabilmente il problema è ancora più in evidenza, mancano i canali di riferimento e le opportunità. Probabilmente anche le strutture tecniche che girano attorno alla valorizzazione artistica di un cantautore e, con questi presupposti, si riesce a malapena a farsi conoscere.
E’ evidente come il valore di un artista aumenti solo nel momento in cui lo stesso riesce ad esibirsi al di fuori dell’isola, organizzando spostamenti tra mille difficoltà. Anche per questo credo che realtà come Colapesce, Carnesi o il vicino Brunori siano degli esempi da apprezzare, perché nel loro emergere hanno faticato il doppio di chi i canali li ha a portata di mano.

Quali sono i dischi e gli artisti che hanno influenzato la tua crescita musicale?

Io sono un po’ atipico. Ascolto davvero poca altra musica. Che sia giusto o sia sbagliato, non lo so e non importa. Conosco le storie e la quotidianità del contemporaneo, questo sì, ma voglio essere autonomo ed indipendente. Ho però ascoltato molto in passato. Vengo da una cultura musicale anni 60, Modugno su tutti. Poi i classici italiani. Scrivevo (e scriverò?) canzoni d’amore, malinconiche, di impatto, di musica leggera. Poi sono stato stregato dal modo di suonare il piano di Jerry Lee Lewis. Tutto è cambiato da lì. E mischiando un po’ il blues con lo swing, passando da Johnny Cash a Renato Carosone, ho iniziato a scrivere in maniera un po’ più ironica ed aggressiva. Hanno detto che la mia musica somiglia a quella di Stefano Rosso e di Enzo Jannacci. Ne ho sentite anche altre, però, di questi due mi fido.

Il tuo album d’esordio uscito nel 2012 porta il nome “ I miei Omaggi”, possiamo chiederti perché?

“I Miei Omaggi” si chiama così principalmente per due motivi. Il primo certamente deriva dal fatto che negli ultimi due anni prima dell’uscita del disco usavo molto questa locuzione come un intercalare alla fine di una conversazione. Non so neanche da dove m’è uscito. Era però un modo per ricordare la mia sicilianità a chi veniva a contatto con me, in maniera rispettosa. Ti porgo i miei omaggi perché ti rispetto, ecco. Un po’ adesso mi è passata. Ma chi mi incontra e mi conosce mi saluta dicendo “i miei omaggi”. Sono piccole cose che mi fanno piacere e mi fanno stare bene. Il secondo motivo, quello che poi mi ha portato alla decisione di titolare il mio primo album così, è che lo stesso è un contenitore di omaggi. C’è l’omaggio a Bologna con la traccia 1, l’omaggio al mio naso con la traccia 2, l’omaggio a Borsellino con la traccia 6, l’omaggio alla mia città natale (S. Agata Militello) con la traccia 8 e l’omaggio a Vincenzo Consolo con la traccia 9. Non ci avrei visto un altro titolo anche se ho cercato per scrupolo delle alternative. Bocciate tutte sul nascere. E spero di aver fatto bene.

Se potessi riempire “Questo Silenzio” quali parole ti piacerebbe lasciare impresse?

Nessuna. O forse tutte le parole di questo mondo. Che poi se ci fai caso è la stessa cosa.
Alla fine rimarrà il nulla ma anche il tutto.

Sappiamo che sei stato, anche, impegnato nel musicare corti cinematografici. E’ stato più difficile far ciò o scrivere le tue canzoni?

Le difficoltà nel musicare delle immagini derivano quasi tutte dal fatto che devi consegnare il lavoro in pochissimi giorni perché il più delle volte il corto è già pronto per l’uso –colonna sonora esclusa-  e bisogna fare in fretta. Vorrei un giorno musicare un film o scrivere un musical, sarebbe più coinvolgente. Comunque con i corti ho lavorato poco. Qualche piccolo contributo. Ma snervante e ad oggi poco produttivo.
Paradossalmente ci metto meno tempo a scrivere una canzone. Ma è tutto merito della scintilla del momento. Lì nessuno commissiona niente. Sei tu con il tuo foglio in mano e, se ti va bene, anche con uno strumento. “Il mio naso”, ad esempio, l’ho scritta sul retro di uno scontrino in un autobus di linea a Bologna. Scrivere una canzone è un fiume in piena. Un vortice inarrestabile, guai a fermarsi e a non sfruttare il momento della creazione. E’ come se stessi facendo l’amore. Non puoi alzarti, stendere i panni e finire dopo.

Quale è stato il più bel complimento e la critica più costruttiva mai ricevuta?

Ho il pregio/difetto di coccolarmi le cose belle e di dimenticarmi delle cose brutte. Quindi non sarò probabilmente esaustivo nel rispondere a questa domanda. Ricordo bellissimi complimenti e critiche costruttive che ho apprezzato e che riconosco anch’io in primis. Il più bel complimento e la critica più costruttiva si trovano in due differenti recensioni web del mio album. Se siete abbastanza curiosi le individuate di certo!

Domanda di rito: con o senzamecenate?

Non importa. Adesso non ce l’ho ma non importa se un domani dovessi averne uno. L’importante è che nessuno mi imponga mai cosa scrivere e come scrivere. Cosa indossare e come essere. Consigli sì ma nessuna imposizione. E’ l’unico modo per restare se stessi e non essere burattini al servizio dei media e della tendenza. Finora ho fatto tutto da solo con il supporto dei miei affetti, della mia band e del mio produttore: mecenati, loro sì. Mecenati nell’anima.

Grazie William e buona fortuna!

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