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Breaking News, Musica, Senza categoria

L’ultimo brano di Calcutta e il tour

È uscito l’ultimo brano di Calcutta, il secondo nel giro di soltanto sette giorni. Preceduto da Due Punti, il brano Sorriso (Milano Dateo) è disponibile su Spotify dalla mezzanotte di venerdì. Nel frattempo, proprio oggi, 7 giugno, riparte il suo tour estivo, che farà tappa a Treviso, in occasione del Core Festival. Ascoltalo qui! Qui le altre date del tour: 25 giugno: Milano, Ippodromo Snai San Siro – Milano Summer Festival27 giugno: Roma, Ippodromo Capannelle – Rock In Roma28 giugno: Napoli, Exbase 05 luglio: Genova, GoaBoa Festival06 luglio: Lucca, Piazza Napoleone – Lucca Summer Festival12 luglio: Mantova, Piazza Sordello13 luglio: Barolo (Cuneo), Collisioni18 luglio: Castello a Mare (PA), Festival Porto D’Arte20 luglio: Cosenza, Festival delle Invasioni23 luglio: San Benedetto del Tronto (AP), Porto Turistico08 agosto: Pescara, Zoo Music Festival10 agosto: Locorotondo (BA), Locus festival
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Musica

Mezzo secolo di Yusuf Islam / Cat Stevens

Assente da due anni, Yusuf Islam, al secolo Cat Stevens, è pronto per il suo ritorno sulla scene. Il 15 settembre esce The laughing apple per l’etichetta Decca Records, proprio quella che aveva creduto nell’artista esattamente cinquant’anni prima. Un misto di inediti e cover, non mancheranno nella tracklist vecchi brani del cantautore stesso, resi più asciutti da arrangiamenti del tutto nuovi. 

Mezzo secolo di musica celebrato in compagnia del suo produttore storico Paul Samwell-Smith e del chitarrista Alun Davies. L’artista riveste i panni del Cat Stevens di Father and Son, mettendo per un attimo da parte la sua fede. Uno sguardo al passato che, speriamo, ci regali anche qualche nuova perla.

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Musica, Recensioni

Manifesto Tropicale, l’ultimo progetto dei Selton

… di Giulia Emanuele 
 

Romantici, leggeri, riflessivi, sarcastici, cinici: queste alcune delle contraddizioni che i Selton hanno racchiuso all’interno di Manifesto Tropicale e che rendono l’album unico nel suo genere.

Brasiliani a Milano, questi quattro ragazzi realizzano, in ciascun brano, il giusto equilibrio tra la vita pettinata di città e la spensieratezza di una passeggiata in riva al mare. Nonostante siano perfettamente consapevoli del loro appeal artistico, il gruppo riesce sempre a prendersi poco sul serio e a risultare comunque convincente anche alle orecchie di un ascoltatore distratto. A volte scanzonati, a volte seriosi, i Selton sanno giocare con le sonorità, ma soprattutto con le parole, incastrando alla perfezione testi corposi con ballate mai banali. Dall’uso dei fiati (Cuoricinici) a quello del synth un po’ retrò (Luna in Riviera), Manifesto Tropicale non smette di stupire per la sua intera durata. Per 33 minuti ci accompagna in un’immaginaria spiaggia deserta a guardare un tramonto rosso accesso, sorseggiando una Caipirinha.

 I dieci pezzi che compongono il disco sono tutti attraversati da un pizzico di saudade, che esalta l’atmosfera creata, senza incupirla. Questo accade in Jael, una ninna nanna che, grazie ad un uso delicato dei cori, riesce ad incantare al primo ascolto. Immancabile il miscuglio di lingue, da sempre un marchio di fabbrica della band: Bem Devagar si perde nell’uso di questo o quell’idioma, spaziando dal portoghese, all’inglese, per arrivare fino all’italiano. Tupi Or Not Tupi, uno dei brani più ironici di Manifesto Tropicale, fa leva sulle incomprensioni linguistiche e sui giochi di parole che i Selton hanno saputo magistralmente costruire. Sampleando Devendra è la traccia che meglio rappresenta le atmosfere rilassate brasiliane, rivelando la vera natura del gruppo.

Un continuo riecheggiare di ricordi nostalgici di un tempo perduto, l’incertezza per il futuro e la bellezza di vivere appieno il presente: è questa la sensazione che si ha ascoltando l’intero disco. I Selton ci aprono, così, le porte del loro mondo con estrema delicatezza, lasciandoci il tempo di metterci comodi e di godere al meglio della loro musica.

Uscito il primo settembre per la Universal Music e prodotto da Tommaso Colliva, Manifesto Tropicale non è solo un album: è una dichiarazione, uno stato mentale, un mix perfetto ed azzeccato di culture diverse che si sovrappongono le une con le altre. È un biglietto di solo andata verso l’inesplorato.  

 Tropicale perché mangio, digerisco e partorisco il nuovo di nuovo. Ognuno è il suo manifesto tropicale.

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Senza categoria

Lo split di Verdena e Iosonouncane

Quando creatività e follia si uniscono, non possono che venirne fuori solo cose belle: come lo split di Iosonouncane e Verdena. Gli apprezzatissimi artisti hanno annunciato la loro collaborazione qualche mese fa, esattamente il 26 luglio scorso, rendendo nota la copertina dell’EP, disegnata da Paolo de Francesco (chapeau).

Tanca/Carne e Diluvio/Identikit sono i quattro, splendidi, brani contenuti all’interno dello split, eseguiti rispettivamente da Verdena e Iosonouncane. Il risultato è un lavoro suggestivo. Un mix sorprendente e ben riuscito di due diversi modi di intendere la musica e le sue sfumature. Una chicca imperdibile, che si lascia amare per tutti i suoi 24 minuti di durata. Forse troppo brevi: verrebbe la voglia di ascoltarne almeno il doppio. Lo split è presente sulla piattaforma Spotify ed è disponibile anche in vinile, soltanto in 1000 copie. Appassionati, affrettatevi!

Buon ascolto!

 

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Musica, Stories

Afterhours e altri racconti

Tutto comincia circa una settimana fa, a pochi giorni dall’uscita di un cd tanto atteso, quanto desiderato. Una mattina apro WhatsApp e una foto mi informa che da lì a poco sarei riuscita a vedere il live di una delle band che ha fatto davvero del gran bel rock in Italia: gli Afterhours.
Il tempo passa lentamente, ma finalmente il fatidico giorno arriva. È il 21 giugno e a Palermo piove. Non proprio un grande inizio di giornata per i meteoropatici cronici come me, ma pazienza: alle 18.30 Manuel Agnelli presenterà alla Feltrinelli il suo nuovo disco, Folfiri o folfox, che tra l’altro è davvero molto bello, quindi la depressione sparisce. Neanche il tempo di pensare al lato positivo, che spunta il sole. Questa città è un miracolo! E comincia a fare caldo, ma tanto caldo, penso tra me e me mentre corro per via Ruggero Settimo nella speranza di trovare un posto in prima fila per godere dello spettacolo, senza dovermi mettere in punta di piedi. Ovviamente fallisco nell’ impresa, come tutti i ritardatari cronici come me. Però, cavolo, sono arrivata con un’ora di anticipo! Sarà colpa del karma, mi viene da credere, e un sorriso amaro spunta sulle mie labbra. Riesco a piazzarmi in un buon posto, ma col passare dei minuti la gente comincia a moltiplicarsi e devo dire addio alla minima possibilità di vedere Agnelli per intero. Sono le 18.20 e mi rendo conto che l’attesa sta per finire, fino a quando non esce Rodrigo D’Erasmo, che annuncia che il suo collega è appena atterrato a Palermo, quindi ci metterà un po’ per arrivare. Se non si trattasse di Agnelli e di un volo Alitalia, penserei al solito ritardo da rockstar, ma, trattandosi di questi due casi specifici, cancello subito dalla mia mente questa immagine e comincio a sbuffare, perché sono una che fa aspettare, ma che non sa aspettare. Guardo e riguardo il mio telefono, faccio qualche telefonata, ma non c’è privacy alla presentazione di un album. Sfoglio l’unico libro che riesco ad afferrare alla mia destra: Grazie di cuore di Eros Ramazzotti. Scherziamo? Penso di essere davvero una sfigata e lo riposo immediatamente. All’ improvviso, mente una crisi di nervi cominciava a farsi sempre meno latente, si alza un urlo nello spazio della Feltrinelli e capisco (perché di vedere non se ne parla) che il frontman degli Afterhours è a qualche spilungone di troppo davanti a me.
Mi arrampico su uno scaffale, che cerco maldestramente di non ribaltare, e finalmente intravedo la sua lunga e scura chioma, tra quelle indesiderate dei miei compagni di avventura. Sono le 19.15 e comincia l’intervista. Manuel risponde a qualche domanda, solo dopo essersi gustato un caffè. Spero amaro. Si parla di tante cose: di musica, di credenze, di malattie, di morte. Nonostante i temi forti e poco allegri, la discussione fila liscia, forse per merito della sensatezza di quello che viene detto, forse perché a pronunciarlo è proprio Agnelli, chissà. Lui è molto serio, quasi arrabbiato, ma il tema è di una tale delicatezza che non potrebbe essere affrontato diversamente. Folfiri o folfox è un album complesso, un percorso intenso e faticoso di sofferenza, che porta, però, inevitabilmente ad una rinascita. Rinascita spirituale, prima di ogni altra cosa. È una scoperta, una presa di coscienza, una rivincita. È tutte queste cose insieme e molte altre. È anche speranza. È una cura, proprio quella chemioterapica, come ci suggerisce il titolo stesso del disco: “Per noi italiani esiste la sfiga, che è un concetto molto violento applicato nella società. Il cancro si dice “un brutto male” e parlare di queste cose porta sfiga. Io dico che la sfiga non esiste, il cancro esiste. Non volevamo prendere una posizione filosofica a riguardo con questo album, ma il compito di un musicista e di un intellettuale è cominciare a parlarne. Il cancro è quasi come se fosse un tabù superiore alla morte.”. Agnelli sa perfettamente di cosa sta parlando: la malattia del padre lo ha segnato profondamente, ma gli ha anche aperto gli occhi, permettendogli di trasformare in musica la rabbia e la paura di un’esperienza così devastante. Folfiri o folfox ora ci sussurra nelle orecchie, ora ci urla dentro, con quella consapevolezza matura che gli Afterhours riescono ad esprimere in 18 preziosissimi brani.
“Con questo disco ci siamo dati la possibilità di sbagliare tanto, di osare tanto, di buttare tanto via.” dice Rodrigo, il violinista che ha scritto insieme ad Agnelli Folfiri o Folfox. E aggiunge: “La figata del punto di arrivo di questo disco è che sono rimasti fuori almeno sei brani praticamente fatti, di cui un paio di singoloni niente male.. Uno è forse il più forte che abbiamo mai scritto, ma lo abbiamo lasciato fuori dal disco” e ride.Alla fine di questa breve, ma intensa chiacchierata, i due prendono gli strumenti e, qualche intoppo tecnico dopo, comincia la magia. Si parte con Ti cambia il sapore, brano che nella versione acustica si fa ancor più carico di significato e  l’intensità espressiva con cui è realizzato lo rende quasi solenne. Chitarra in spalla, si continua con Né pani né pesci, dove un sorprendente Rodrigo D’Erasmo fa venire la pelle d’oca alla prima nota che intona dal suo violino. Il terzo brano eseguito è forse quello più intenso: al piano Manuel Agnelli esegue una dolcissima L’odore della giacca di mio padre, una ninnananna che risuona nelle corde dell’anima dei presenti, che all’ improvviso si dimenticano degli smartphone per godere appieno della melodia eseguita nel piccolo spazio a nostra disposizione. Si cambia registro, o, meglio, album e gli Afterhours ci regalano una delle loro perle: Padania, e la voce di Manuel esplode tra i cori e gli applausi del suo pubblico. Quasi senza accorgercene, arriviamo all’ ultimo brano del breve live: Non voglio ritrovare il tuo nome, primo singolo e secondo estratto da Folfiri o Folfox.
Breve pausa. Poi, firmacopie, con un Agnelli un po’ impacciato e un po’ scocciato, poco dedito ai sorrisi gratuiti, anche se, alla mia richiesta di toccargli i capelli, una risata gli è scappata. Stringo la mano a queste due grandi personalità del rock, un po’ dispiaciuta di doverli lasciare, e intraprendo la via di casa.. Non prima di avere fatto dedicare il disco a Giuseppe, che circa una settimana fa mi aveva spedito una foto su WhatsApp per darmi la grande notizia.
                                                                                                                                                                                    … di Giulia Emanuele
 

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