The beat goes on

di Sara Marino Merlo

Fino ad ora, le storie sono rimaste circoscritte entro i confini americani. Nelle righe a seguire, sorvoleremo l’Atlantico, e da New York, dal Greenwich Village, faremo ritorno, per questa storia, in Italia. L’intento è quello di guardare all’ America con gli occhi di un’italiana. E come spesso accade quando si ha a che fare con vite intense ed eccezionali, una storia diventa un contenitore prezioso di mille altri racconti.

La protagonista di questa storia è Fernanda Pivano. Forse è meglio dire che protagonisti di questa storia sono i suoi occhi: occhi che indagano, urlano, piangono, ringraziano, smuovono montagne, che vengono attraversati da sentimenti cupi, poi si accendono all’improvviso e vedono davvero. E che fanno, a loro volta, vedere molto lontano. A questa donna eccezionale va, infatti, l’enorme merito di aver fatto conoscere agli italiani l’America, quella vera che non è fatta solo di grattacieli e traffico puntinato di taxi gialli; ma l’America delle canzoni blues, delle poesie, del beat che avanza veloce, del folk di protesta, dei capolavori letterari indimenticabili.

La storia di Fernanda inizia anagraficamente in una villa di Genova che si affaccia su un parco di magnolie. Ma la storia di Fernanda come intellettuale, inizia molto più lontano: per la precisione, su una collinetta puntellata di lapidi, la Spoon River di Masters. Sotto gli occhi attenti di un maestro d’eccezione, Cesare Pavese, la Pivano fa parlare l’italiano al suonatore Jones, all’ottico, al giudice, al chimico che poi verranno cantati da Fabrizio De Andrè nel capolavoro Non all’amore non al denaro né al cielo. E’ l’inizio di un rocambolesco ciclo di incontri che segneranno la vita di Fernanda e della letteratura: in fondo, è una storia d’amore, di una passione fatta di carta, inchiostro e parole. Con l’enorme voglia di uscire dalla “calotta fascista” (che fece denunciare la sua scarsa femminilità per aver indossato i primi pantaloni), si era formata leggendo i classici americani e lavorando alla tesi di laurea su Moby Dick. In breve tutto era cambiato: dopo i primi incontri, con Tennesee Williams e Gore Vidal, era giunto all’improvviso quello con Hemingway. Sarebbe nata un’amicizia tra le più profonde, con il pentimento di non esserci andata a letto nonostante insieme avessero passato la notte a Cortina in una stanza che ancora odorava di guerra, con fuori il mondo ancora miseramente offeso da atrocità non abbastanza lontane ed il futuro oscuro. “ I giorni, le ore, i minuti, i secondi passati con lui sono stati l’unica vera realtà della mia vita”, dirà la stessa Fernanda. L’amore? Forse è conservato in quel finale dell’Addio alle armi riscritto e tradotto per 39 volte.

Mentre l’intera America si allarmava per i beatnicks, dopo la sofferenza per la tragedia della morte di Pavese, Fernanda portava anche il popolo italiano a conoscenza di quei giovani che avevano istaurato uno strano ed avventuroso costume di vita, ispirandosi al modello degli esistenzialisti di Saint Germain des Pres. La Pivano parlava di uno scrittore trentacinquenne che, a suo parere, sarebbe diventato il simbolo della nuova generazione. Il direttore de La stampa che al tempo aveva rispedito al mittente un articolo di On the road, definendolo “argomento non interessante per i lettori del quotidiano”, avrà di certo avuto modo di rivalutare il giudizio di Fernanda e ricredersi. Il beat cresceva con Ginsberg, Corso, Cassady, e lei era in mezzo a quel vortice di versi. E di musica. Fu Ginsberg a spiegare alla Pivano il testo di Mr Tambourine Man durante l’attesa trepidante per un concerto di Bob Dylan, con la prima comparsa del costume hippie, la prima sorpresa dei conformisti “drogati di cravatta”.

Da Via Solferino a Genova, davvero Fernanda era andata alla scoperta dell’America, percorrendo le strade battute dai più grandi, in compagnia dei più grandi. Fino al suo ultimo respiro, compiuti i novantacinque anni, ha collezionato incontri invidiabili, le dediche “sporche” di Bukowski ed i sorrisi meravigliosi di De André. Il beat è rimasto in lei, instancabile e pulsante a dispetto di tutto e tutti, scintilla interiore che l’ha spinta con curiosità e coraggio verso nuove destinazioni, nuovi incontri. Per il suo viaggio iniziato imbarcandosi su un aereo luccicante per una destinazione imprecisata dell’America, non c’è mai fine. Sempre e solo inizio.

Fernanda Pivano e Fabrizio De Andrè

Fernanda Pivano e Fabrizio De Andrè