Sulla strada della Beat Generation

di Chiara Maggio

Quasi inconsapevole di essere egli stesso la causa di quel punto marcato a fine pagina di una vita breve, eppure pullulante di parole, versi, idee e vizi, il 21 ottobre di quarantacinque anni fa, muore Jack Kerouac. Quelle stesse idee che fanno della sua esistenza un centro di gravità non indifferente negli anni del suo tempo. L’alcolismo, che lo porta alla morte, insieme con una serie di strane e provocatorie abitudini, rappresenta la chiave risolutiva dell’intero patrimonio artistico che Kerouac riesce a lasciarci.

E in perfetta linea con questo manifesto culturale, ai tempi dei suoi studi alla Columbia University, Jack Kerouac fonda la Beat Generation, un movimento che, grazie ai coraggiosi e sempre più numerosi seguaci, porta avanti la lotta contro le convenzioni culturali e sociali attraverso l’esaltazione della religione orientale e l’antimilitarismo, e ancora tramite l’assunzione di stupefacenti e la promiscuità sessuale. Kerouac riesce a fare del suo romanzo autobiografico On The Road il vero e proprio manifesto di questo potente movimento. Non a caso, il rombo della Beat Generation è forte, quasi assordante: riesce a coinvolgere i più svariati rami dell’arte, dalla letteratura, alla musica e il cinema; e con la sua incredibile influenza, ispira i più famosi movimenti del tempo, come il movimento Hippy e Woodstock.

Con le sue opere e con i cambianti che, inevitabilmente, riesce ad imprimere ad una società americana che sta per cambiare, Kerouac ci permette di rivivere e reinterpretare i frutti di un genio reso ribelle dal benpensare del suo tempo, anche nel momento in cui ci ritorna alla mente attraverso un pensiero dal sapore amaro.

Jack Kerouac

Jack Kerouac