Le anime cattive del punk

di Chiara Maggio

We had a death pact and I have to keep my half of the bargain.
Please bury me next to my baby, in my leather jacket, jeans and motocycle boots. Goodbye.

Con queste parole il “Vizioso” Sid abbandona il campo minato su cui consuma la sua sregolata, breve esistenza. Un tentato suicidio andato a buon fine, tra l’eroina in vena fornitagli dall’amore evanescente di una madre anche troppo alienata. Vittima o reale colpevole dell’omicidio di Nancy Spungen, folle e autentico unico amore della sua vita. Groupie dei Sex Pistols, incontrata durante un concerto a Londra nel ’77, Nancy svelò a Sid, ragazzino ansimante di trasgressioni, le luci di un sipario che sarebbe calato su di loro senza preavviso. Trascinati in un vortice di sensualità estrema, bruciavano la loro passione annaspando inermi in una realtà alterata da alcol e stupefacenti. Banalmente vani i tentativi dei compagni di dividerlo da quell’amore che quotidianamente si consumava nei labirinti di un Eden oscuro. E fu una notte dell’Ottobre 1978, che silenziosa calava nella camera numero 100 del Chelsea Hotel di New York, ad entrare in scena, separandoli irreparabilmente: il corpo di Nancy giaceva in un lago di sangue, accanto a quello di Sid, suo maledetto amore, in evidente stato di shock. E quelle tenebre si possono scorgere ancor oggi, in un confuso processo di anime in cui si fatica a scorgere il carnefice. E quando il mondo intero si ritrova dinanzi ai curiosi occhi il caso di una singolare personalità, ogni pensiero razionale perde la propria contestualizzazione: simbolo dell’anarchia e della ribellione, sporco come le distorsioni del proprio basso, dotato di ben poca tecnica musicale, ma detentore di un’esagerata indole spettacolare, tra violenza ed eccessi, scalpori e censure. Portavoce del cambiamento culturale, della rivoluzione generazionale, ispiratore e modello, avverso alla mercificazione della musica e vittima, prevedibile, insieme con i suoi compagni, di quest’ultima: quasi un antieroe, John Simon Richtie, decisamente “Vicious”, fu spezzato dalla madre, dalla stessa donna che gli ha donato il miracolo della vita, così effimera: conservando la droga da far somministrare al figlio in razioni, lei dosava gli anni della sua creatura, schiava di un bene grottesco, e lui moriva in un overdose di dolore in cui si fa strada, deciso, il desiderio di ricongiungersi a Nancy, tassello essenziale della sua anima, esattamente un anno dopo. Il tormento lo seguì prepotente, anche dopo la morte; il desiderio di giacere al fianco della sua donna fu ostacolato fino alla fine: così Sid fu ridotto in cenere e sparso sulla tomba del suo Amore, in un cupo abbraccio mortale.

Sid Vicious e Nancy Spungen

Sid Vicious e Nancy Spungen