La libertà della memoria

di Chiara Maggio

S’agapò tora ke tha s’agapò pantote.
Cosa significa?
Significa: ti amo ora e ti amerò sempre. Ripetilo.

E’ il 1968 quando, in un “incidente” stradale, muore Alekos Panagulis.

Alekos è uno studente di ingegneria che tenta un colpo di stato andato male, è un prigioniero che subisce le più atroci barbarie senza mai chinare il capo, è colui che attende la morte per tre giorni e che la vede fuggire via in un battito d’ali poche ore prima che lo raccolga, ed è ancora un temerario, un battagliero, un sognatore, un poeta, un eroe: Alekos è Un Uomo.

Ce lo racconta Oriana Fallaci nel suo romanzo del 1979, undici anni dopo la morte, l’omicidio del grande Amore della sua vita. Ci racconta la storia dei giorni di Alekos Panagulis, ci racconta i desideri, i progetti, i pensieri, le debolezze, la forza, e la tenerezza dell’eroe della resistenza greca; si premura di riportarlo anche perché deve mantenere una promessa, la più grave promessa mai fatta. E tra le gesta, le difficoltà, i dolori e la latente serenità, ci narra anche il modo in cui riesce ad amare quell’uomo che arriva infine a dirle che è stata una buona compagna, l’unica compagna possibile.

Oriana Fallaci e Alexandros Panagulis

Oriana Fallaci e Alexandros Panagulis

Nel caleidoscopio dato alla luce dalla ricchezza di due menti eccelse, ci riesce a far toccare ora la purezza di un sentimento struggente, ora la pazienza di chi ha deciso di combattere a fianco di un paladino, così anche il dolore dell’annullamento di sé, la dissertazione sulla vacuità dei partiti politici, la rassegnazione di un popolo che tace, la rabbia per la giustizia mai fatta, il vuoto spaventoso della morte.

Paradossalmente, non ero innamorata di te. Non lo ero mai stata, nemmeno durante i sette giorni di felicità o nel periodo della casa nel bosco, perlomeno nel senso che di solito si dà a questo termine.

Umanità e Amore: infimi e sublimi come pochi altri sentimenti al mondo. E quello tra Oriana e Alekos è un amore che strugge e che uccide, che scoppia e che si contraddice, che tradisce e che tormenta, che nutre e che deperisce, è un amore che odia.

Negli abbracci forsennati o dolcissimi non era il tuo corpo che cercavo bensì la tua anima, i tuoi pensieri, i tuoi sentimenti, i tuoi sogni, le tue poesie.

Vani gli sforzi della scrittrice di razionalizzare il poliedrico rapporto che la lega a quell’uomo quasi ingestibile, attraverso la cui disamina riesce sì a darsi delle risposte, ma le porge in modo quasi incerto, flebile, evanescente. Oriana ci fa leggere una diatriba perpetua e costante di sensazioni e azioni dettate dalla più ingenua irrazionalità.

E forse il tuo carattere non mi piaceva, né il tuo modo di comportarti, però ti amavo di un amore più forte del desiderio, più cieco della gelosia[…] E l’amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, i fenomeni.

Lui vittima del sistema, lei vittima dell’impulso più forte: con un passato da partigiana, di inviata in Vietnam negli anni della guerra, Oriana non si arrende, continua a farsi avanti con un’energia graffiante, continua a farlo anche quando la vita decide di portarle via il suo uomo.

Dimostra, in modo estremamente chiaro, come l’incidente automobilistico che atrocemente uccide Alekos non è altro che un complotto; lo descrive con chirurgica precisione, con impeto disarmante, con calcolo determinato, con la ferocia di chi ha sete di verità e giustizia; e condisce tutto con un’esplosione di rabbia animalesca, la sua, nei confronti di chi ha reso l’omertà una virtù, di chi è stato incapace di misurarsi con il partitismo tiranno e di scorgere quel bene confuso dai costumi di un paese suddito. Ci presenta la pena provata verso quel popolo-gregge e la tristezza con cui si guarda una società immobile. Canta il male atroce che la divora, tra la folla implacabile di una Grecia che assiste alla morte di un eroe, che ora sembra urlare con lei la furia della realtà.

Che sia consolazione o disgusto, conta poco quando l’Amore riesce a consacrare l’anima di uomo oltre qualsiasi corpo, libro o immagine e permette di conservarla delicatamente nella memoria, in quel luogo così libero e lontano da qualsiasi catena.

Non più gregge, quel giorno, ma piovra che strozza e ruggisce zi, zi, zi! Alekos zi, zi, zi! Alekos vive, vive, vive!

Oriana Fallaci - Un uomo

Oriana Fallaci – Un uomo