Confessioni di un teppista

di Sara Marino Merlo

Questa è la storia di un’anima rivoluzionaria, mescolata di tormento e poesia. Sergej Esenin, poeta disertore e rivoluzionario vero, schedato già a 18 anni dalla polizia zarista, attraversa correndo gli ultimi anni della rivoluzione, incapace di restare immobile entro ‘schemi’ di qualsiasi natura, anche se derivanti dalla rivoluzione stessa. Bolscevico convinto, scacciato dai bolscevichi perché eccessivamente individualista, Esenin concentra passioni e fervore nei versi.

Uno spirito talmente irrequieto, indomito persino alle ‘regole rivoluzionarie’, non può sottostare ad alcuna imposizione, neanche a quelle, in realtà così impropriamente definite, dei sentimenti. Un matrimonio associato alla sua persona è un ossimoro. Un legame che non può resistere, una costrizione frustrante. A maggior ragione se lui, artista autentico, viene intrappolato nelle maglie di una pubblicità data in pasto a giornali e gossip di quegli anni ’20. Legato ad una donna di 17 anni più grande di lui, di molto più famosa di lui, che parlava una lingua diversa dalla sua, cos’altro poteva essere se non un’unione conveniente per le bocche e le penne altrui? E quanto era distante tutto ciò dall’esistenza spinta, eccessiva e ricolma d’arte che aveva fatto di Esenin un poeta compiacente all’ingiuria che a sassate lo investiva? Ebbene, troppo distante. E gli amori potevano anche passargli di frequente accanto, ma mai avrebbe potuto caderne vittima. Per questo il matrimonio con Isadora Duncan fallì come il misero tentativo di cercare una facile popolarità; per questo Esenin ebbe altri amori, altre passioni finite solo sulla sua tomba. Ma nulla come la poesia, che lo accompagnò fino al declino e che seppe resistere anche alla sua fine.

Scandali e alcool, fino all’esaurimento nervoso per non sapere reggere una critica, fino a scrivere col proprio sangue una poesia d’addio,fino ad impiccarsi ai tubi del riscaldamento nella stanza n. 5  dell’Hotel Astoria di S. Pietroburgo: “in questa vita, morire non è una novità/ ma, di certo, non lo è nemmeno vivere”.

Celebrato dai poeti suoi connazionali, l’amico Majakovskij e la Cvetaeva, in Italia giunge grazie ad un “capo spettinato” come il suo. Il teppista Esenin, diventa il “malandrino” cantato da Branduardi. La poesia nulla perde nel suo unirsi con la musica, anzi acquista. Restano intatte le memorie dei paesaggi russi e il mondo contadino dell’infanzia. Restano le contraddizioni e gli eccessi del vivere d’arte, del viver per l’arte, e null’altro.

“Mi piace rischiare nelle tenebre
L’autunno spoglio delle vostre anime”.

Sergej Esenin

Sergej Esenin