Bob and Suze

di Sara Marino Merlo

“Vent’anni strano punto a mezza strada/ il senso dei tuoi giorni si nasconde”. Così canta Claudio Lolli in uno dei suoi brani più noti; avere vent’anni vuol dire avere in mano il futuro e non sapere esattamente che farne; vent’anni significa amare, come in nessun’altra stagione della vita.

Il ventenne di questa storia è un ragazzo di nome Bob Dylan, che all’epoca, trasferitosi a New York da una cittadina del Minnessota, amava strimpellare il repertorio di Woody Guthrie in un bar italiano tra Mercer e West Fourth Streets. La sua chitarra aveva ancora la polvere della provincia, e scuoterla via non era semplice. Ma a vent’anni, ogni strada è ancora percorribile, ogni porta spalancata e se hai una chitarra, qualche sogno e l’amore, puoi anche andare lontano. A Bob Dylan, andò proprio così.

“Era la cosa più erotica che avessi mai visto. Incontrarla fu come saltare nei racconti delle Mille e una notte. Cominciammo a parlare e la mia testa cominciò a girare”. In realtà, ogni fan di Bob Dylan conosce la donna che gli provocò il capogiro: si tratta dell’allora diciassettenne Suze Rotolo, meglio nota come la ragazza che Bob tiene sottobraccio sulla copertina dell’album Freewhelin’. Non credo si pecchi di retorica, quando si dice che certe immagini contengono intere storie. Per lo meno, non credo sia questo il caso.

Nella foto dei due ragazzi che passeggiano lungo le vie del Greenwich Village, c’è la narrazione di un mondo che cambia. A partire dai brani contenuti nell’album: Blowin’ in the windMasters of warA hard rain’s a-gonna fall, testi di forte impegno civile e politico che fu la giovane attivista d’origini italiane a trasmettere a Bob Dylan. Suze lo introdusse negli ambienti intellettuali newyorkesi in cui lei era pienamente integrata, naturalmente a proprio agio, con le idee ferree, i sogni di giustizia ed uguaglianza, con la tenacia del cambiamento, con la passione per ogni forma d’arte. L’amore fra i due si alimentava di carezze e racconti: Suze soffiava via la polvere del Minnesota dalla chitarra di Bob parlandogli di Picasso o di Cezanne, leggendogli le poesie maledette di Rimbaud. Era il suo sguardo che soppesava i versi, prima che questi divenissero canzoni; ogni foglio di carta si sgualciva tra le sue dita, mentre il giovane Bob chiedeva “Va bene così?”.

Poi succede che le donne belle e testarde vestono male i panni di muse ispiratrici. Succede che a vent’anni i sogni sono tanti e le passioni sono forti e non le si vince. Sono loro a sopraffarci, costano solitudine ed incertezze e Tomorrow is a long time se l’ispirazione non è più l’amore, ma l’assenza.

Dopo un figlio concepito e mai nato, le strade dei due principi del Village si separano. Bob troverà ad attenderlo le braccia della regina del folk, Joan Baez; gli ideali condurranno Suze a Cuba, a difendere il regime di Fidel ed a sposare un uomo di origini italiane.

Resta quell’immagine, quel pulmino Wolkswagen, icona di un’epoca, sullo sfondo; restano le spalle curve di Bob Dylan e le mani di Suze strette intorno al suo braccio, raccolta in un sorriso, col vento in faccia. Resta un’immagine felice, e una musica immortale. E forse, il senso dei giorni che a vent’anni si nasconde, sembra finalmente scoprirsi.

Bob Dylan e Suze Rotolo lungo le vie del Greenwich Village a New York

Bob Dylan e Suze Rotolo lungo le vie del Greenwich Village a New York