Pino Marasco

Pino Marasco, la giuria popolare ti ha proclamato vincitore del concorso “Il Faro” con 4480 voti favorevoli. Ti aspettavi un simile riscontro?

No, inizialmente no; poi, quando ho chiesto ai miei colleghi insegnanti di leggere “La bambina delle lucciole” nelle classi e proposto ai tanti amici di Facebook di leggerlo ai figli, i voti si sono moltiplicati in modo esponenziale. Tantissime e-mail, ricevute nella posta privata poi, mi hanno confermato che il breve racconto faceva vivere ai giovani lettori grandi emozioni e alle persone adulte “illuminava” momenti particolari della loro infanzia. In base a questi riscontri ho cominciato a credere che avevo scritto una storia che piaceva a tanti.

Cosa ha ispirato il tuo racconto?

Non una cosa ha ispirato il mio racconto, ma due simpatiche conigliette, le mie nipotine Marta e Margherita, con le quali ci divertiamo d’estate ad inventare storie sotto l’ombrellone, al ritmo dello sciacquio delle onde del mare Ionio.

Perché hai scelto di ambientare il tuo racconto proprio a Cefalù?

Dopo aver letto il bando, ho cercato su Internet i fari della Sicilia e li ho elencati a mio figlio Matteo chiedendogli quale suonasse meglio e lui, con tono beffardo, mi ha detto. “Scrivi libri sui giochi di parole e non ti sei accorto che spostando la prima sillaba di Cefalù ottieni fa luce? Nel nome Cefalù c’è il faro che cerchi!”

Personalmente quali sono i sentimenti che ti legano al faro?

Le luci, siano esse naturali che artificiali, mi affascinano; sono gli occhi che consentono di guardare il mondo e di narrarlo; e’ per questo che ho ripreso anche a fotografare. Ricordo le lucine che camminavano in coppia nell’oscurità delle montagna. “Sono gli occhi di animali selvatici che brillano al chiaro di luna” mi diceva zio Salvatore. Da questo pretesto nascevano tante storie di paura e poi le lucine delle lucciole, innumerevoli, che si spostavano disordinatamente in gruppo e che inutilmente cercavo di catturare. Ho desiderato tanto da bambino di guidarle e disegnare mille avventure con quei puntini di luce, come fa Guizzino di Leo Lionni con i piccoli pesci.

Come nasce la tua passione per la scrittura?

Scrivere è il modo più economico per creare il proprio mondo e condividerlo con gli altri. E’il primo passo per un cambiamento reale o forse solo un modo di agire sul mondo.

Quali sono, secondo te, gli ingredienti necessari per scrivere una storia adatta ai più piccoli?

Le immagini, che devono succedersi nel testo come in una sequenza di un film; poi la musicalità delle parole, che dovrebbe creare l’atmosfera, accompagnare la lettura e sostenere la voce del lettore; le azioni che devono punteggiare la storia e prevalere sulle descrizioni; la scorrevolezza del testo, priva di difficoltà consonantiche e di parole astratte, per favorire la lettura e la comprensione.

Quali opportunità pensi possa offrirti il concorso “Il Faro”?

Non ho fatto calcoli. Il concorso “Il faro” mi ha spinto a ricominciare a scrivere. “La bambina delle lucciole” è il mio secondo inizio. Avevo cominciato tanti anni fa con “Il gatto miagolone”, un libro di rime, storie e giochi col quale ho esplorato le potenzialità sonore delle parole. A “Il gatto miagolone” sono seguiti tanti altri libri in versi. Da un po’ di tempo scrivo della luce. Prima della bambina delle lucciole ho scritto “Bronte, il ciclope bambino”, del come nacquero i fuochi d’artificio.

Quale progetto editoriale vorresti realizzare in futuro?

Vorrei che “La bambina delle lucciole” diventasse un albo illustrato.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Senza ovviamente.

Per leggere il racconto La bambina delle lucciole di Pino Marasco clicca qui : http://www.illustramente.it/ilfaro/i-racconti-del-faro-pino-marasco.

Pino Marasco

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