Giovanna Fileccia – Sillabe nel Vento

Giovanna Fileccia è un artista palermitana autrice del libro Sillabe nel Vento che contiene oltre 40 poesie in italiano e siciliano, una favola e un racconto in prosa poetica siciliana. Nelle sue opere racconta la materia, la sostanza, l’energia cosmica dove tutto si tramuta… Nei suoi scritti ricerca sempre l’armonia del suono, del colore, delle parole senza per questo trascurare il significato, l’essenza stessa di ogni poesia che fa di ogni componimento un microcosmo perfetto e mancante. Giovanna Fileccia ha ricevuto negli anni numerosi premi e riconoscimenti.

Giovanna come nasce la tua passione per la scrittura e quali gli argomenti che ti capita di affrontare con costanza?

In verità, prima è nato l’amore per la lettura. Da piccola m’immergevo tra pagine di fumetti, giornali e libri, con una predilezione per le fiabe. Poi a dodici\tredici anni ho iniziato a scrivere frasi poetiche, piccoli racconti e lettere ai miei genitori, alla maestra, alle compagne di scuola e da quel momento, non ho più smesso. Alcuni argomenti che affronto  riguardano il sociale: spesso infatti  mi lascio coinvolgere da situazioni che vedo o ascolto; altre volte ricerco l’armonia, ma in generale,  attraverso la scrittura cerco di trovare una via d’uscita al dolore per tramutarlo in dolcezza d’ amore per sé e per gli altri.

La letteratura ha subito nel tempo cambiamenti stilistici e linguistici dettati dal contesto. Cosa ne pensi e cosa diresti in particolare ai giovani che spesso risultano lontani da questo mondo?

Semplicemente di andare oltre lo studio scolastico, che sebbene sia fondamentale, deve permettere ad ogni studente di trovare la propria visione della vita. Oggi chi scrive in poesia  è abbastanza libero da schemi: metrica e rima non sono prevalenti come nel passato, ciò non toglie però che si debba scrivere con attenzione, dando risalto ai sentimenti,  avendo cura di esporre ciò che più emoziona.

Nelle tue mostre si parla di “poesia sculturata”, cosa vuol dire?

Poesia Sculturata, è una definizione che ho inventato per poter meglio descrivere il connubio tra poesia e materia, infatti dalla pubblicazione del libro, ho iniziato a realizzare delle installazioni traendo ispirazione proprio dalle poesie contenute nel libro. Penso che in un periodo in cui si pensa poco all’arte poetica, ci sia bisogno di rinnovarsi, ed ecco che ho aperto il libro e ho lasciato che i versi delle mie poesie si posassero su delle forme ideate da me. Poesie ed installazioni insieme si amalgamano nella mia mente: ogni installazione ha titolo e versi della poesia che mi è stata d’ispirazione.

Le tue installazioni sono tutte realizzate con materiali riciclati. Che rapporto esiste tra gli elementi della natura, le immagini e le parole?

Mi viene spontaneo utilizzare materiale di recupero unitamente a parole ed elementi della natura: sabbia e sassi, conchiglie, stoffe ma anche bottoni e ricami. È come se avessi bisogno di assemblare tutti gli elementi per creare qualcosa che ai miei occhi comprenda il Tutto Che Mi Attornia. Quindi credo che il rapporto che esiste tra me, natura, parole e immagini sia primario, e permeato dalla volontà di esternare la mia personale visione al meglio delle mie possibilità, cercando di comunicare Il mio mondo interiore.

Ogni opera possiede una forma circolare… oggetti sospesi ma proiettati verso una dimensione terrena. Spirito e materia come convivono?

Spirito e materia convivono insieme tra armonia e conflitto, in perenne movimento,  oscillando tra cielo e terra. Io mi trovo al centro del cerchio, ricercando una parvenza di equilibrio; cercando di rintracciare la mia essenza attraverso il contatto con la terra; lasciando che lo spazio attorno a me, si riempia di quelle parole che mi aiutano a comunicare meglio con chi mi sta vicino.

Frammenti che narrano storie. Si tratta di intuizioni? Quali i processi che guidano le tue creazioni?

Dicono che sono una persona che si immedesima  nelle emozioni altrui: empatia la chiamano. In effetti mi faccio seguire molto dal mio intuito: sento le vibrazioni positive o negative di chi mi circonda e di conseguenza scrivo seguendo la vibrazione che ricevo. Per quanto riguarda le mie creazioni materiche, credo che sia un processo molto introspettivo: ho ritrovato dei miei disegni di tanti anni fa che riportano le stesse forme e in alcuni casi anche gli stessi colori delle mie creazioni. Frammenti che narrano le tante me stesse che convivono dentro di me.

Il ricorso alla lingua siciliana nei tuoi scritti denota un legame profondo con la tua terra. Quanto contano per te le tue origini che manifesti spesso?

Mi sento siciliana in ogni piccola parte del mio essere: ho bisogno di ogni sapore che riempie il palato; di ogni suono che pervade l’aria e di ogni colore che riempie gli occhi. Ho bisogno di sentire il vento di scirocco sulla pelle e la terra argillosa sotto i piedi; del cielo azzurro, della sabbia coi suoi tanti granelli e del mare. La mia Sicilia con le sue tante contraddizioni, è per me fonte di inesauribile ispirazione e  a volte scrivendo in siciliano, mi esprimo come se fossi un uomo, soprattutto quando racconto la rabbia, il dolore, la nostalgia, l’onore.

Possiamo definire le tue rappresentazioni come una combinazione equilibrata di tradizione e innovazione. Questo binomio è anche parte della tua essenza?

Il binomio “tradizione ed innovazione” mi calza a pennello: pur essendo una donna che ha ben radicati ideali e valori, ho una visione del tradizionale che spesso tende ad uscire fuori dai soliti schemi:  la chiamo tradizione alternativa e, a quanto pare, anche nel mio essere creativa ho carpito inconsapevolmente delle forme  che fanno  parte di antiche tradizioni: le mie installazioni sono state definite dalla Psicoterapeuta Caterina Vitale un’antica espressione di comunicazione universale che risale all’antica cultura tibetana: “Mandala” chein lingua sanscrita significa cerchio magico o cerchio sacro.

Quale poesia senti più tua, vuoi riportarci alcuni versi? 

È difficile scegliere una poesia che senta più mia, tutte raccontano una parte di me, e spesso nel rileggerle piango. C’è una poesia che da stamattina mi rimbomba in mente, quindi credo sia quella più adatta ad essere menzionata: si intitolata Frammenti ribelli, è inedita, e la inserirò nella prossima raccolta di poesie che vorrei intitolare “La giostra dorata del ragno che tesse”, trascrivo i primi versi:

FRAMMENTI  RIBELLI
Pezzetti di vetro
acuminati, taglienti,
invadono i sensi
riflettono parvenze
di mille me stesse
tutte uguali
tutte diverse.
Sondano aguzze punte
dove cellule impazzite
in cerca d’amore
tratteggiano il niente.
E cosi sono sola,
cellula fremente tra cellule ribelli.
(…………………)

Domanda di rito: Con o Senza Mecenate?

Così di getto ti rispondo senza Mecenate. Anche se devo ringraziare le tante persone che mi  incoraggiano e sostengono, rafforzando la fiducia in me stessa.  Mi piace essere l’unica artefice del mio cammino artistico e, ad oggi, il vero Mecenate nella mia vita è un Ragno che sta tessendo una tela: una serie di fili che incrociandosi creano nuovi  incontri, compreso il nostro.  Cara Martina ti ringrazio di vero cuore. Spero di non averti annoiato. Baci, Giovi.

Grazie e Complimenti.

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