Alessia Gazzola

Alla prima presentazione del tuo ultimo lavoro “Un segreto non è per sempre” si è sollevata qualche perplessità riguardo una tua affermazione: “sono più orgogliosa di essere un medico piuttosto che una scrittrice semplicemente perché diventare un medico mi è costato sacrifici, anni di studio e rinunce; mentre sono sincera nel dire che essere scrittrice non mi è costato praticamente nulla”. Scrivere per te è così naturale?

Assolutamente sì, certamente molto più naturale che fare il medico legale. Scrivere è quasi un atto fisiologico; inoltre sono stata fortunata nel trovare subito un editore e quindi non ho dovuto subire rifiuti. Ecco perché essere una scrittrice è tanto più semplice.

Quando hai iniziato a considerare la scrittura qualcosa di più che una semplice passione?

Quando ho finito di scrivere L’allieva. L’ho riletto alcuni mesi dopo, l’avevo ormai quasi dimenticato. Mi ha convinta come lettrice, prima che come autrice e questo mi ha spinta a tentare la pubblicazione.

Molti ti hanno chiesto come fai a conciliare l’essere medico e scrittrice. In realtà mi piacerebbe credere che non si tratti di “conciliare”, perché la Dottoressa Allevi probabilmente non esisterebbe senza la Dottoressa Gazzola. Credo più che altro che queste due figure si completino e si arricchiscano. Condividi questa mia visione?

Certo, è così. Anche se Alice non è un personaggio autobiografico, la sua estrazione professionale, alcune sensazioni, alcune gaffes, sono tutte mie!

Quanto è stato determinante la tua professione di medico legale nella nascita di Alice Allevi?

Fondamentale: Alice è nata in risposta alla tensione che accumulavo ogni mattina in Istituto. Era – ed è tuttora – uno strumento di catarsi, un modo di raccontare una professione lugubre e pesante in maniera buffa e divertente.

Nella lettura del tuo nuovo libro ” Un segreto non è per sempre” si nota una crescita in Alice. Avevamo lasciato nel “L’Allieva”, il tuo primo libro, una ragazza impacciata nel lavoro e nella vita, molto spontanea ed ancora poco matura nei rapporti sentimentali. Spontaneità a parte le altre componenti sono molto cambiate. Alice è diventato un medico competente ed è contesa tra due affascinantissimi e intraprendenti ragazzi… Cosa ti ha portato a questa crescita?

Volevo che Alice non rimanesse confinata nel ruolo di specializzanda macchietta. Ma credo che questa sua crescita corrisponda anche a una mia crescita personale. Il secondo libro è stato scritto quasi 3 anni dopo il primo e ritengo che in questo lasso di tempo siano cambiate molte cose.

Sono sincera nel dirti che sino alla fine non riuscivo a districare la trama di questo giallo pieno di colpi di scena e intrecci che inizialmente depista il lettore, ma che, una volta trovata la risposta, combina in maniera perfetta gli indizi dati nel corso della narrazione. Avevi in mente il colpevole sin dall’inizio oppure è stato un seguire gli eventi?

Nella prima stesura l’assassino di Amélie era un altro. E il personaggio di Oscar non esisteva nemmeno. Anche nell’Allieva è stato così. Quindi direi che le mie trame sono sempre in divenire. Ormai sta diventando una sorta di trucchetto: l’assassino che penso all’inizio è quello che proprio non sarà il colpevole!

Che ruolo ha la casualità nel suggerire all’Alice detective la pista giusta da seguire?

Grande, perché è sempre un misto di caso e tenacia a spingerla verso la verità.

Le ultime righe del tuo libro sembrano coincidere con l’inizio di un nuovo giallo. Puoi anticiparci già qualcosa?

È così: il terzo capitolo delle avventure di Alice sarà incentrato su Ambra ma non soltanto. Ci sarà un clima mediorientale. Lo sto scrivendo, sono a buon punto.

Grazie al successo ottenuto con la pubblicazione del tuo primo libro “L’allieva”, che ha ottenuto grande successo anche in diversi Paesi europei, l’Endemol ha acquistato i tuoi diritti d’autore. Ci sono dei progetti in corso?

C’è il progetto di una serie televisiva che spero veda presto la luce!

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Senza mecenate io sono arrivata nel mondo dell’editoria. Solina soletta. Quindi direi che non è poi tanto fondamentale.