Alessandro Arena e Dario Lo Presti

“Ultimo affitto” è il romanzo breve in concorso al “1° Premio letterario la Capannina” sezione inediti. Il titolo, pur essendo abbastanza diretto, potrebbe lasciare spazio a diverse interpretazioni. Dateci la vostra.

L’interpretazione è molto netta. Ultimo affitto: il grande colosso americano Blockbuster che chiude. Il protagonista appartiene a quella generazione che è cresciuta all’interno dei blockbuster e che per l’ultima volta potrà affittare un film e dunque metterci piede.

Qual è il tema predominante del romanzo?

Il tema principale è quello di una generazione rimasta sospesa, e quello che mi aveva colpito è che cercando tra i sinonimi della parola sospesa emergeva improvvisamente “Impiccato”. Questo mette davanti alla dura realtà. L’idea era proprio quella di parlare di una generazione rimasta sospesa in tutto, non solo dal punto di vista lavorativo ma anche dal punto di vista degli affetti, dei progetti. Tutti sospesi magari aspettando la ragazza che ritorna dall’estero.

I protagonisti sono Dario e Federica, due giovani caratterizzati da un forte senso di sfrontatezza e di humour. Se doveste farci un identikit dei due personaggi principali su quali particolari vi soffermereste?

Dario è un precario, un ricercatore universitario da 800 euro al mese. Ha 32 anni e ne ha passate tante. Ha sempre difeso i propri ideali e ciò in cui credeva ma da questo suo spirito “eversivo” ne esce sicuramente sconfitto. Federica è una ragazza che è rimasta ingabbiata in una lavoro che doveva essere solo temporaneo. Lascia l’università e si ritrova ad aver investito tutto il suo tempo e la sua vita in un posto che poi all’improvviso crolla, scompare. Entrambi hanno una grande capacità di comunicazione e questo li accomuna in maniera netta.

Il romanzo, grazie anche all’ambientazione, in alcuni punti si presenta come un vero e proprio vademecum cinematografico. Quanto hanno influito i vostri gusti cinematografici?

Questa tua considerazione è verissima, sicuramente hanno influito parecchio. Titanic, non a caso citato nel romanzo, è l’esempio lampante di un mercato del cinema americano che premia con 11 Oscar un colossal ricco di effetti speciali ma che in realtà ha una storia normalissima e non spicca sicuramente per contenuti.

Quali altri film disprezzate oltre a quelli già citati?

Sicuramente a blocco tutti i film dei Vanzina e tutti i film in cui c’è Valeria Marini.

La lettura suggerisce diverse considerazioni. Mi piace soffermarmi, ad esempio, sulle considerazioni relative ai social network. Federica, infatti, ha l’abitudine di giocare di fantasia e di affibbiarsi sempre nomi diversi proprio per proteggere la sua privacy. Qui la vostra volontà era quella di creare una figura un po’ in antitesi rispetto agli usi e costumi comuni?

Come Dario, anche Federica è fuori dai modelli “classici”. Ha delle idee e dei valori molto diversi e personali. Nel costruire la sua figura mi sono molto immedesimato in alcune mie amiche che si oppongono in maniera netta all’uso di Facebook e più in genere a tutti i social network.

L’intero romanzo può essere riassunto nell’ultima frase pronunciata dall’apparizione fugace del terzo personaggio: “Mettetela un insegna, fatela un po’ di pubblicità!”.

È un paradosso. Rappresenta il nuovo che arriva e che è estraneo e ben lontano dalla realtà, due epoche che non si incontrano. Quando noi guarderemo in faccia i nostri figli e racconteremo loro che passavamo le nostre serate da Blockbuster sicuramente non verremo mai capiti. Vivremo di remake proprio perché la tecnologia allontana sempre di più le generazioni.

Il finale sembra volutamente lasciato in sospeso. È prevista una continuazione o un ampliamento del romanzo?

Potrebbe anche esserci come del resto no. Come la conclusione del romanzo rimane sospesa anche io voglio lasciare in sospeso questa risposta.

A proposito, non vi risparmiamo la nostra domanda di rito: con o senza mecenate?

Senza. Assolutamente. Ti rispondo seccamente perché diventare troppo seri in quello che consideri un hobby finisce per snaturare tutto. Abbiamo già un lavoro e questo è un passatempo che deve servirci solo per divertirci.