Manifesto Tropicale, l’ultimo progetto dei Selton

… di Giulia Emanuele 

 

Romantici, leggeri, riflessivi, sarcastici, cinici: queste alcune delle contraddizioni che i Selton hanno racchiuso all’interno di Manifesto Tropicale e che rendono l’album unico nel suo genere.

Brasiliani a Milano, questi quattro ragazzi realizzano, in ciascun brano, il giusto equilibrio tra la vita pettinata di città e la spensieratezza di una passeggiata in riva al mare. Nonostante siano perfettamente consapevoli del loro appeal artistico, il gruppo riesce sempre a prendersi poco sul serio e a risultare comunque convincente anche alle orecchie di un ascoltatore distratto. A volte scanzonati, a volte seriosi, i Selton sanno giocare con le sonorità, ma soprattutto con le parole, incastrando alla perfezione testi corposi con ballate mai banali. Dall’uso dei fiati (Cuoricinici) a quello del synth un po’ retrò (Luna in Riviera), Manifesto Tropicale non smette di stupire per la sua intera durata. Per 33 minuti ci accompagna in un’immaginaria spiaggia deserta a guardare un tramonto rosso accesso, sorseggiando una Caipirinha.

 I dieci pezzi che compongono il disco sono tutti attraversati da un pizzico di saudade, che esalta l’atmosfera creata, senza incupirla. Questo accade in Jael, una ninna nanna che, grazie ad un uso delicato dei cori, riesce ad incantare al primo ascolto. Immancabile il miscuglio di lingue, da sempre un marchio di fabbrica della band: Bem Devagar si perde nell’uso di questo o quell’idioma, spaziando dal portoghese, all’inglese, per arrivare fino all’italiano. Tupi Or Not Tupi, uno dei brani più ironici di Manifesto Tropicale, fa leva sulle incomprensioni linguistiche e sui giochi di parole che i Selton hanno saputo magistralmente costruire. Sampleando Devendra è la traccia che meglio rappresenta le atmosfere rilassate brasiliane, rivelando la vera natura del gruppo.

Un continuo riecheggiare di ricordi nostalgici di un tempo perduto, l’incertezza per il futuro e la bellezza di vivere appieno il presente: è questa la sensazione che si ha ascoltando l’intero disco. I Selton ci aprono, così, le porte del loro mondo con estrema delicatezza, lasciandoci il tempo di metterci comodi e di godere al meglio della loro musica.

Uscito il primo settembre per la Universal Music e prodotto da Tommaso Colliva, Manifesto Tropicale non è solo un album: è una dichiarazione, uno stato mentale, un mix perfetto ed azzeccato di culture diverse che si sovrappongono le une con le altre. È un biglietto di solo andata verso l’inesplorato.  

 Tropicale perché mangio, digerisco e partorisco il nuovo di nuovo. Ognuno è il suo manifesto tropicale.