La Sete

Quindici minuti: il tempo necessario per apprezzare 4 brani tutti diversi tra loro, ma con una cosa in comune: La Sete. La sete di esplorare mondi nuovi, la sete di ribellione contro la stasi, la sete di vita vera.

Tutto questo, e molto altro, lo troviamo nel primo EP di una giovane, ma per niente improvvisata, band milanese: La Sete, appunto. Il gruppo, nato nel 2012, si affaccia sul panorama indie italiano quasi come ne facesse parte da sempre e lo fa lo scorso giugno con il disco omonimo. Le tracce che lo compongono vedono la luce a Sesto San Giovanni, alle porte di Milano: non troppo lontano dalla città per poterne scrutare con consapevolezza gli aspetti di una vita frenetica e poco vissuta. La Sete, completamente autoprodotto, già dal primo ascolto, risulta essere un progetto convincente e armonioso, nonostante le differenze stilistiche tra un brano e l’altro. Diverse sono, infatti, le ingerenze che possiamo riscontrare all’interno dell’album: da un cantautorato vecchio stile, ma sempre efficacie, a un folk rocambolesco, ma necessario, al rock italiano appassionato, che non si scompone mai troppo. Musiche sempre sorprendenti fanno da culla a testi profondi, intimi, sinceri, realizzati tutti dalla penna di David Moriconi (voce della band). Il brano d’apertura dell’album, Rospo, ci catapulta subito in un’atmosfera magica, fatta di sogni e di speranze per un amore che deve scontrarsi con la dura realtà. Qui, la presenza fulminea di una voce gentile e raffinata come quella di Roberta D’Elia è quasi essenziale. Il secondo pezzo, invece, è quello che rientra maggiormente nel mood indie-rock contemporaneo. Urlato e sporco, Tra la gente apposto tutto scorre normalmente risulta originale e fresco, pungente quanto basta. Si ritorna a toni leggeri e pacati con Trentenni in pausa pranzo, che ci parla, invece, del disincanto, della rassegnazione e della voglia, al tempo stesso, di uscire da questo circolo vizioso. L’ascoltatore non può che rimanere subito colpito dal linguaggio qui usato, mai rabbioso o rancoroso. Una sorpresa inaspettata. La speranza riemerge con Sensibile, che lascia spazio alla ricerca della felicità, della spensieratezza.

Un album che si fa ascoltare più e più volte. E voi quanta sete avete?

La Sete

La Sete