Zazza

di Federica Casile

Michele “Zazza” Mazzamurro inizia ad ascoltare Rap nel 1996 a Manfredonia, nel quartiere in cui è ancora residente, per poi praticarlo definitivamente nel 1997. Gli anni successivi li impiega interamente all’acquisizione reale dell’hip hop come culto guidato dagli insegnamenti dell’Universal Zulu Nation. Tra una jam e l’altra nel territorio pugliese negli anni acquisisce un flow d’impatto soprattutto in freestyle. Zazza conosce le parole ma non le spreca per autocelebrarsi, dà poche informazioni per svelare la propria indole perchè gli basta salire su un palco per travolgere il pubblico con una voce che abbraccia e fa sentire a casa. Cosa vuol dire, per te, fare l’MC?

E’ senza dubbio la massima espressione di me stesso è ciò che mi rende felice nella vita. Cerco di praticare la mia disciplina con umiltà e devozione perchè amo quel che faccio e vivo costantemente affascinato dall’importanza che riveste questa figura nella cultura Hip Hop; penso che un MC è visto dalla gente che lo segue musicalmente come un “esempio” che a volte va oltre la musica. Le persone si rivedono in ciò che fai, in ciò che dici, questo richiama in me un forte senso di responsabilità. Il “Maestro di Cerimonia” nasce dall’esigenza di animare i Block Party nei ghetti americani, inizialmente solo citando il nome del vinile suonato dal dj in consolle e facendo poco altro per animare i partecipanti al Party, in breve tempo però il suo ruolo subì mutazioni più profonde pur mantenendo il ruolo appena acquisito nelle feste. In pochi anni, svariati furono gli MC’s che conquistarono le masse con testi di forte denuncia sociale in un ondata musicale che pian piano conquistò prima l’America e poi gran parte del pianeta… Ecco quindi saper fare l’MC in una definizione che comprende tutte le sue caratteristiche è: saper “tenere” un Party, fare Freestyle a modo, fare rap in maniera originale, curando la metrica con un proprio flow, raccontando e parlando di cose vere alla gente, amare l’Hip Hop le sue discipline e i valori che tramanda. Questa è la definizione ideale di MC in tutte le sue forme. Un buon Mc può avere anche solo la metà delle caratteristiche elencate per essere ritenuto tale.

Nel 2010 a Foggia hai vinto il Tecniche Perfette ma non lo racconti spesso. Alla base di questa voluta “omissione” c’è una tua visione particolare riguardo i contest di freestyle in Italia. Ci spieghi il perchè?

I contest in tutte le discipline dell’Hip Hop, sono un elemento fondamentale per la crescita della nostra cultura. Allenarsi con regolarità e costanza è di notevole importanza per raggiungere livelli di spessore. Il confronto diretto con l’avversario durante le gare permette infatti di migliorarsi costantemente e tenersi in allenamento nella propria disciplina. In Italia le gare di Freestyle hanno iniziato a prendere piede in maniera significativa dopo l’uscita del film di Eminem “8mile”, che ebbe molto successo nei cinema. Molti ragazzini si avvicinarono al rap e iniziarono a praticarlo “catturati” dalla mitica scena che ritraeva una gara tra MC’s. Fu quindi una moda che investì il paese. Non si costruì sulle basi della cultura ma su una tendenza commerciale del momento. Eccetto gare epiche del 2the beat, competizione in cui parteciparono molti tra i più grandi MC’s della penisola, pochi altri talenti veri sono emersi dalle gare negli anni successivi. Oggi i ragazzi partecipano alle gare di Freestyle prima ancora di “andare a tempo”, con scarso flow, facendo leva sulle rime volte ad offendere l’avversario, le famose “punch line”, molto apprezzate dal pubblico più giovane che ormai segue con interesse questo fenomeno ma che ha poca conoscenza musicale per valutarne la qualità effettiva. Gli MC’s più bravi del panorama nazionale, che partecipano alle competizioni di Freestyle più conosciute nella nostra penisola, poche volte escono vittoriosi dalle fasi finali delle battles, eppure si tratta di talenti con forte capacità nella vera e pura arte dell’improvvisazione, che meriterebbero titoli e riconoscimenti nazionali, dopo anni di jam e allenamento. Sempre più spesso questi vengono scavalcati, non capisco ancora con quale metro di giudizio, da gente capace solo ad offendere in rima o a proporre rime incastrate in modo perfetto sul beat, ma palesemente preparate a casa. Pochi concetti, pochi elementi vicini al culto. C’è molta confusione. I risultati non rispecchiano il vero. La mia modesta opinione è che bisognerebbe ricominciare da zero nell’organizzazione dei contest di Freestyle dando più rilevanza allo show durante le competizioni, responsabilizzando e ricordando ai ragazzi che vi partecipano che “fare l’MC è una cosa seria.” Premiando i più bravi. Con criteri di giudizio obiettivi e non di pari passo con le tendenze modaiole che la massa reclama.

In che modo l’hip hop influenza la tua vita? E qual è stato il gruppo o l’artista che ti ha ispirato nell’approccio col mondo della musica?

L’Hip Hop è il mio modo di vivere. Invito te e chiunque legga questa intervista a visitare il sito dell’Universal Zulu Nation. Molti non sanno che l’Hip Hop oltre ad essere l’espressione delle arti di strada, ha delle attitudini sociali molto significative. Lo scopo dell’UZN è quello di aumentare la consapevolezza sociale, livelli superiori di coscienza e la spiritualità con noi stessi e l’Universo, attraverso forme di espressione come uno sbocco positivo per tutti, insegna conoscenza, saggezza, comprensione attraverso vari documenti chiamati “Infinity Lessons” (La verità è la verità, i fatti sono fatti). “L’organizzazione è fondamentale per la continuazione dell’Hip Hop come cultura universale che non trascende i confini di razza, età, convinzioni, sesso, località, e lo stato sociale”. Io mi sento parte di questa organizzazione, il bello è che non ci vuole una tessera o un modo particolare per entrarne a far parte, è qualcosa che sento dentro che mi appartiene, che allo stesso tempo mi forma e mi migliora come essere umano, nei rapporti con gli altri e con me stesso.
Musicalmente non c’è un artista in particolare che mi ha avvicinato al mondo della musica bensì degli episodi hanno fatto si che questo accadesse. Quando ero piccolo nel mio quartiere c’erano degli amici piu grandi di me che “suonavano” con i giradischi. Cesare, Jaco, Antonio Troiano, Biagio Azzarone e Mirko Romani. Io avevo 11 o 12 anni, passavo interi pomeriggi, a volte anche nottate, con loro che mixavano la “progressive” e “underground”, la musica disco di allora, per intenderci; lo facevano per ore e ore, sinceramente mi piacevano poco quei generi musicali, però ero stupefatto dall’impatto che avevano su di me, passavo ore infinite ad ascoltare i loro “mix”. Non un secondo di pausa. Tutto a tempo. Cambiavano dischi in successione senza un secondo di silenzio dalle casse. Li vedevo presi bene, gasati nel loro fare! Per loro per “noi” era qualcosa di grande che cresceva nel quartiere in cui abitavamo. I miei amici suonavano nelle feste organizzate sui terrazzi dei palazzi e a me sembrava di andarci io a suonare. Iniziai a sentire forte attrazione verso la musica proprio in quegli anni. Credo di dover tanto alle persone che ti ho nominato perchè mi hanno inconsapevolmente preparato a quello che sarebbe stato il mio cammino umano e musicale. Dopo qualche anno infatti, scoprii il rap e da lì la mia vita cambiò radicalmente nei modi di vedere e di pensare, sulla musica ma anche nella vita in generale. Il primo rap che ho sentito in assoluto è stata la demo che “girava” dei Colle in cassetta e si sentiva malissimo, era musica che mi portò in quartiere Pasquale “il romano”, un amico di Manfredonia che si trasferì a Roma. Aveva iniziato da poco a “dipingere” e ascoltare Rap, veniva a Manfredonia dalla zia nei periodi di Natale e l’estate. Dopo qualche mese ci portò altre cassette registrate: Wu Tang, Cypress Hill, Big l, Big Pun, Sangue Misto, qualcosa degli Articolo e piano piano nel quartiere cominciammo ad ascoltare rap intensamente e a praticarlo. Raccontartelo mi mette ancora i brividi. Sono ricordi indelebili della mia vita. E’ bello ricordarli.

Ultimamente ti stai dedicando assiduamente anche al DJing. Come la vivi questa esperienza? C’è qualche progetto nuovo al quale stai lavorando?

In realtà mi sto solo divertendo a selezionare dei “pezzoni”, in apertura delle serate che organizzo, con il facile utilizzo del Virtual Dj. L’arte del DJing è una cosa seria la lascio fare a chi sa fare. Ripeto il mio è piu un divertimento che uno studio serio.
Finalmente ho diversi progetti in cantiere e spero che vadano tutti in porto. Attualmente mi sto dedicando intensamente alla realizzazione di un nuovo “pezzo”, ancora una base eccellente di Dj Spass. Con No fang e Verso è da circa due anni che “giriamo” insieme nei live, l’affiatamento cresce sempre di più, proprio ultimamente è nata l’idea di realizzare un disco, ma questo richiederà tempo e tanto duro lavoro, che comunque in qualche modo abbiamo già cominciato. Inoltre da quando vivo a Parma ho avuto modo di conoscere gente ottima sia dal canto umano che musicale, tra cui Cesaroots; chitarrista e produttore dei Lab Frequency. Con lui il desiderio di collaborare musicalmente, da entrambi le parti, è nato da qualche tempo, pochi giorni fa mi ha “passato” un beat molto originale su cui non vedo l’ora di scrivere. Altro bolle in pentola, ma per quanto sono lento nella stesura dei miei testi, preferisco dedicarmi a poche cose per volta.

A giugno è uscito “Onest”, brano la cui produzione e scratch sono di Dj Spass, mentre il testo, carico e tagliente, è tuo. E’ così che ti sei ufficialmente lanciato in pasto al popolo: circa 4500 visualizzazioni su Youtube in soli 4 mesi, escludendo dai calcoli quelle dei social network. Un riscontro del genere testimonia che il tuo flow d’impatto è arrivato alle orecchie come un richiamo e soprattutto conferma che ognuno può muovere passi di rivoluzione. Cosa manca secondo te in questa società? Cosa ci è stato tolto o cosa dovremmo rivendicare?

Manca il coraggio di dire alla gente che il sistema economico attualmente in uso è fallimentare e lo sarà ancora. Lo ha dimostrato fortemente in questi anni. Manca il coraggio di dire alla gente che l’energia alternativa al petrolio esiste ma non la si vuole sviluppare perchè non conviene “alla casta di privilegiati che guida il mondo”. Ti sto parlando del coraggio ma il termine è errato. Ciò che manca è il buon senso. Chi siede al posto indicato per fare le sorti del mondo ha la possibilità concreta di cambiare le cose. La maggior parte di loro però sono assuefatti dalla sete di denaro, dal prestigio a tutti i costi, dalla ricchezza, dal potere, poco gli importa che almeno la metà della popolazione mondiale vive al di sotto della soglia di sopravvivenza. Non avvertono affatto il peso morale della responsabilità oggettiva che hanno sulle spalle. Sono i rappresentanti del lato peggiore degli esseri umani. Hanno creato un mondo in cui la tecnologia avanza e quindi crediamo che vada tutto bene ma in verità i valori si perdono o meglio restano solo di facciata e come se non bastasse aumentano i debiti in maniera smisurata. Chi sono “questi” che hanno deciso per tutti? Che hanno creato un mondo fatto su loro immagine? Finchè la lussuria e l’avidità faranno il mondo, il mondo sarà lo specchio dei suoi autori. Chiunque ha da rivendicare un mondo in cui l’essere umano venga innalzato per le sue virtù morali e non solo per la sua ricchezza o l’elevata posizione di potere, come purtroppo accade nella società in cui viviamo. Ciò che mi fa paura è che grazie ad un lavoro accurato da parte dei “media” volto ad anestetizzare le menti, il pensiero della gente possa essere sempre più dirottato sull’idea che quello che viviamo è “l’unico mondo possibile”. Io credo fortemente invece che non lo sia. Non mi rivedo in un modo cosi scarno di valori. Ognuno può cambiare le cose nel suo piccolo, con la gente che frequenta, le scelte che prende, le esperienze che vive, negli spazi che occupa e in quello che muove. E’ importante però credere in un formato diverso da quello corrente e sviluppare una coscienza sulle problematiche che riguardano il mondo e gli esseri viventi che lo popolano.

Oggi siamo sommersi da un tipo comunicazione sempre più controllata e filtrata. Credi che la musica possa essere ancora un mezzo alternativo per scuotere le masse e per disintossicare le persone da un’educazione alla censura?

Credo che la musica sarà di forte contributo come sempre ma da sola non può farcela. Sono molto realista su questo aspetto. Chi fa musica viene visto come l’artista. Si l’artista. Si sa, no? L’artista, il musicista sono tipi un po’ “strani”, hanno idee da visionari, sognatori, vivono al di fuori della realtà, questo è il pensiero della gente comune. E’ questo che gli fanno credere. La musica scuote masse già predisposte a percepire dei messaggi di denuncia di cambiamento ma non arriva a tutti purtroppo. Per una disintossicazione significativa sono più ottimista per la “rete”. Oggi sempre più persone si informano sulle verità del mondo grazie ad internet che sicuramente è un mezzo molto meno “filtrato” e “controllato” di tv e giornali. Se questo fenomeno crescerà, com’è facile che sia, darà risultati utili verso cambiamenti importanti.

Grazie di cuore per la tua attenzione e per il tuo interesse. Augurandoti il meglio e facendoti un enorme in bocca al lupo, l’ultima domanda è sempre questa: con o senza mecenate?

Con “senzamecenate” tutta la vita. A parte il gioco di parole per me è importante continuare a fare quello che più mi piace musicalmente, sulla base di questo tutto quel che viene è di guadagnato. Ringrazio dello spazio che mi è stato concesso. Ho trovato le tue domande molto interessanti così come il vostro sito. Ricambio di cuore il tuo in bocca al lupo e spero che prima o poi ci sia occasione di rifare quattro chiacchiere.