Vincenzo Fasano

La tua carta d’identità recita – nato a Mantova – ma le tue origini sono siciliane. Cosa custodisci gelosamente dentro di te delle tue origini?

Dentro di me custodisco il senso di “non appartenenza” in senso positivo. Mi sento del nord quando sono al sud e viceversa. Custodisco anche la forza degli abbracci del sud… sono diversi.

Dopo “Il Sangue”, il tuo disco d’esordio, i paragoni tra l’altro illustri si sono sprecati. Da Vinicio Capossela a Cesare Basile a Rino Gaetano. Vorrei che mi smentissi e che mi dicessi quali sono, secondo te, gli artisti ai quali potresti essere accostato.

Non saprei dirti… non riesco ad accostarmi a nessuno, le influenze che ho avuto sono più che altro a livello di immagini, sequenze di film… ci sono film che mi hanno fatto venire i brividi come Almódovar, Allen e film francesi dei quali non ricordo il nome, quelli sono stati gli spunti per la mia musica.

“Il Sangue” è un album genuino, che puoi amare incondizionatamente sin dal primo ascolto senza alcuna remora, oppure aver bisogno di svariati ascolti per riuscire ad immedesimarti. Hai spiegato che il titolo viene utilizzato non nella sua accezione di violenza ma di appartenenza. Appartenenza a cosa?

Il “Sangue” come violenza e come legame, legame a tutti i livelli, compresa l’amicizia, legame alle origini e al futuro.

In tutti i brani sembra materializzarsi una prospettiva diversa, nuova. Si ha come la sensazione che tu voglia sedere accanto ad ogni ascoltatore ed essere presente ad ogni suo ascolto. Quanto c’è della tua vita in ogni testo?

Quello che ho scritto è praticamente la mia vita… i testi sono frasi che nascono dai miei pensieri o di persone che ho vissuto o che sto vivendo. Queste frasi sono nate da un aperitivo, da una cena o da quelle serate infinite, poetiche e distruttive in senso sempre positivo.

“Guarda lei ha insegnato al signor nessuno che siamo tutti suddisti a qualcuno”. Io ho già dato una mia personale interpretazione. Sarei curioso di sapere se coincide con la tua.

Questa canzone parla di mia madre, professoressa di latino e lettere, venuta ad insegnare nel nord negli anni 70 quando il razzismo tra nord e sud era fortissimo. Credo che la sua forza abbia contrastato e vinto molta, molta ignoranza. Oggi non è più con noi ma la sua voglia di vivere e ridere è sempre dentro di me.

I tuoi testi rischiano di essere profondamente attuali, a questo proposito sono doverose altre due citazioni: “inciampare, cadere, rialzarsi e camminare” e “e c’è chi per l’onore non si è ucciso”. Qui è come se volessi spronare chi ti ascolta, non trovi?

La frase “inciampare, cadere, rialzarsi e camminare” parla della difficoltà di ogni giorno della vita. “C’è chi per l’onore non si è ucciso” ha un doppio significato… dedicata a chi ha così rispetto della vita che non si è ucciso pur avendo il mondo contro e dedicata a chi non ha dato nessun valore all’onore.

Il tuo disco d’esordio ha visto la collaborazione di Riccardo Sinigallia, Gionata Mirai e Dino Fumaretto oltre a quella della di Manuele Fusaroli per la produzione artistica (Le Luci Della Centrale Elettrica, Zen Circus, Tre Allegri Ragazzi Morti). Per i tuoi progetti futuri puoi già anticiparci qualcosa?

Sto scrivendo, vorrei che anche il prossimo disco nascesse con naturalezza come questo. La vita che ho in questo momento è molto impegnativa ma stimolante, il “Sangue Tour” mi sta portando in tutta Italia e sto conoscendo persone fantastiche con delle energie speciali. Queste energie luminose e questi infiniti viaggi in furgone si stanno trasformando nel prossimo album. Sono felice.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Dipende dal mecenate!!!