UPm

Il vostro progetto “Unità di produzione musicale” incuriosisce parecchio per questo non eviteremo la solita domanda sul perché e come nasce…

UPm nasce da una versione in scala molto ridotta (6 musicisti) della performance fatta dai Mariposa (uno dei gruppi di Enrico Gabrielli). In quel caso si voleva parlare del ruolo del lavoro, del progetto e del processo nell’ambito artistico. Per sfatare il mito (sembra ce ne sia ancora bisogno!) dell’ispirazione divina e subitanea dell’artista inteso come “uomo (o donna) eccezionale”. Per questo abbiamo adottato i ritmi e le gerarchie da fabbrica, per esaltare cioè in maniera metaforica il carico di lavoro dell’artista. Ci siamo però accorti che non solo la parte musicale, ma anche i commenti, la stanchezza e le relazioni umane che si sviluppavano erano interessantissime. Da qui l’idea di moltiplicare per 10 i musicisti e fare un documentario d’osservazione che seguisse tutte le fasi, anche le pause e la pausa pranzo.

Il sottotitolo, documentario distopico, suggerisce uno spaccato sociale indesiderabile sotto ogni profilo. E’ una sorta di protesta politica?

Il riferimento alla distopia è soprattutto legato alle atmosfere standardizzate. Forse è più una suggestione letteraria (Orwell, Huxley, Bradbury) e visiva che un parallelo vero e proprio. Detto questo UPm, come abbiamo detto ovunque, è un documento aperto. Ognuno troverà risposte artistiche o politiche o ludiche… o non troverà risposta alcuna. UPm comunque non è un’inchiesta e non ha tesi preconcette da verificare. Se vi cerchi la protesta potresti trovarla oppure rimanere deluso. A priori non lo sappiamo. Certo, almeno in parte, UPm è un’operazione su mondi che si vanno perdendo per come li conoscevamo.

Nello specifico quale fenomeno cercate di approfondire?

Siamo in una società in forte ridefinizione, sempre più virtualizzata (che non vuol dire derealizzata come pensano in moltissimi). UPm innesca un processo di rituale metaforico in cui obblighiamo dei musicisti ad assumere ritmi e regole mutuate dalla catena di montaggio e a vivere questa esperienza in un luogo che trasuda, anche in senso nostalgico, le atmosfere hardware dell’industria novecentesca. Vuoi vederlo come un canto del cigno? Il fenomeno, poi, come già ti dicevamo, scaturirà dall’andamento stesso dell’esperienza. Non sappiamo a priori dove ci condurrà. Il nostro non è un esperimento scientifico, non abbiamo condizioni dedotte teoricamente da verificare sul campo. In realtà speriamo scaturiscano soprattutto domande.

Nella vostra presentazione citate spesso la parola “esperimento”. E se non dovesse riuscirvi, non è una responsabilità importante aver ricevuto il finanziamento dei fan?

Sulla natura dell’esperimento crediamo di aver già risposto. Aggiungiamo che, essendo “aperto”, non può presupporre un vero e proprio fallimento. Non ci sono dati da confermare, ogni sorpresa o “non riuscita” sarà solo una direzione diversa presa da UPm e magari non preventivata. Ma, ripetiamo, noi non preventiviamo niente. Staremo a osservare. Chi ha contribuito, se ha letto bene, sa che è così. Poi ognuno sarà libero di trovare UPm riuscito o fallito. Anzi ci interessa proprio la varietà di opinioni che potrà generare.

Il documentario segue un canovaccio o si basa tutto sulla spontaneità e sull’improvvisazione?

La performance musicale è rigidamente regolata nei tempi e nelle norme comportamentali. L’improvvisazione e la scrittura e l’interpretazione degli spartiti sarà totalmente estemporanea e discrezionale all’interno delle regole. Nelle pause invece i musicisti saranno liberi di dire e fare tutto quello che vogliono. A parte prendersi a pugni.

Vantate di validissime collaborazioni e grandi nomi. Quale il filo comune che lega tutti?

I 60 musicisti-operai sono stati scelti fra musicisti professionisti di fama, musicisti professionisti emergenti, musicisti professionisti non di fama, musicisti non professionisti e addirittura musicisti principianti. L’area di provenienza varia dal rock alla contemporanea, alla musica di confine. Il bilanciamento delle varie componenti serve a mettere in relazione musicale e umana realtà diverse. Siamo sicuri che si diranno cose più interessanti che se facessimo la parrocchia coi suoi parrocchiani.

Gli strumenti musicali di cui vi servirete sono quelli classici o anche sperimentali?

Ogni tipo di strumento avrà cittadinanza: acustici, elettrici, elettronici. I volumi saranno regolati dal capo reparto. Niente wall of sound.

Il documentario è il prodotto finito che uscirà dalla vostra fabbrica. E’ prevista anche una post-produzione musicale delle performance realizzate?

Fra le ricompense presenti su Musicraiser (dove il nostro documentario è in crowdfunding fino al 1 maggio, festa dei lavoratori!) c’è il download di un estratto della performance musicale. Una postproduzione e una cernita del materiale avverrà sicuramente.

Ci sono artisti la cui partecipazione non è stata ancora ufficializzata e che volete svelare ai nostri lettori?

La squadra operai è definita, ma potrebbero avvenire defezioni per motivazioni lavorative e/o personali dei musicisti. Quindi l’organico a nostra disposizione è più ampio. Non ce la sentiamo però di dare nomi in più fino a quando le cose non saranno definitive.

Domanda di rito: Con o senza mecenate ?

Come abbiamo accennato, noi abbiamo scelto il metodo del crowdfunding. Invece di un mecenate, centinaia di piccoli mecenati. Non abbiamo però nulla contro il mecenatismo tradizionale, sempre che non imponga significati eterodiretti. Utopia?

UPm - Documentario distopico

UPm – Documentario distopico