UNA (Marzia Stano)

di Giulia Emanuele

Marzia Stano, in arte Una, cantautrice di origini pugliesi. Quando hai capito che la tua non era una semplice passione, ma che comporre sarebbe stata la tua principale occupazione?

Comporre una canzone è un’alchimia difficile. Uno scienziato può passare anni a studiare un fenomeno o a dimostrare un’esperimento, il processo di scrittura non è tanto diverso. In oltre la passione non è mai un affare semplice, già la parola in sé che contiene il significato di “patire”, rende l’idea di qualcosa a cui non ci si può sottrarre. Capisci che scrivere canzoni è la tua passione, quando non fai fatica a declinare un’invito ad una festa il sabato sera per rimanere a casa a scrivere, quando senti dentro di te un’eccitazione calda e avvolgente se una frase diventa tagliente grazie ad una melodia. Può diventare un’occupazione solo quando ad emozionarti non sei più solo tu, ma riesci a far piangere, ridere, riflettere, emozionare tante altre persone.

“Una, Nessuna, Centomila”, questo il titolo del tuo ultimo lavoro. Un album ricco di brani appassionati e diversi tra loro.Tra tutti, ce n’è uno che ti appartiene più intimamente, uno che parli veramente di te, insomma?

E’ vero, è un disco molto personale e credo sia normale nella prima avventura solista. Direi che mi appartengono tutti, UNA nessuna centomila è il disco di un “io” sdoppiato che esce da se per raccontarsi attraverso personaggi, situazioni, tempi e luoghi. Alcune canzoni di questo album, come Fuori di testa, le canto in seconda persona ma è come se mi rivolgessi a me stessa. Qui ed ora, Molto bello e Stiamo bruciando invece sono canzoni che rivolgo ad una persona in particolare, Contraria, Lezione di storia dell’arte e Non è colpa delle Rose sono la mia personale opinione sul mondo circostante.

Il paragone pirandelliano con il titolo del tuo EP è immediato. Strategia o altro?

Amo la letteratura quanto la musica, i libri e i dischi sono stati e sono tutt’ora tra i miei migliori mentori e oserei dire anche amici, perché il ruolo di un amico è sostenerti, darti buoni consigli, distrarti, farti divertire e farti ragionare. Quindi ho sentito di omaggiare il più grande autore italiano della poetica dell’ io, nella “Chiamata alle arti” che lanciai sulla mia fan page per dare un volto al mio disco. Il mio management in seguito mi ha convinta a tenere quel titolo anche per l’album. Da sola forse non avrei preso questa scelta, ma solo per paura di “osare” troppo. Col senno di poi, posso dire di aver fatto la scelta giusta.

Autrice in toto delle tue canzoni, riesci perfettamente a fondere musica e parole. Tra questi due elementi, però, qual è quello che ha una maggiore importanza, secondo te? Cosa nasce prima?

Non farei una gerarchia di valore tra musica e testo. Sono entrambe importanti e comunicano su livelli di comprensione differenti. Al testo dedico molto tempo, ma è importante sapere che la musica conferisce pathos e spessore alle parole, quindi anche se le mie sono composizioni armoniche e ritmiche molto semplici, hanno uguale importanza anche quando nascono in seguito alla scrittura di un testo. Per fortuna collaboro con musicisti molto bravi e più esperti di me, che aggiungono spessore e valore alla musica soprattutto con gli arrangiamenti.

In “Lezione di storia dell’arte” parli dell’importanza del passato e della sua incidenza sul futuro. Per quanto riguarda la tua esperienza personale, chi o che cosa del passato è riuscito a farti diventare l’artista che sei oggi?

Come dico anche in Stiamo bruciando “siamo ciò che siamo, perché attraversiamo il tempo.” Il passato, il presente e il futuro non sono oggetti statici, il tempo per me è  come un grande elastico dove alle due estremità c’è passato e futuro, il presente  non è altro che la tensione, la forza esercitata da noi che viviamo nel qui ed ora, pronti a saltare nel momento in cui si lascia la presa…

A proposito di passato, qualche tempo fa hai realizzato una cover del brano “Il lavoro” di Piero Ciampi, pezzo poco conosciuto, seppur bellissimo. In realtà, la tua versione è nettamente diversa, più ritmica e spensierata. Com’è nata questa tua nuova visione?

Esattamente come racconta il video su youtube realizzato durante le registrazioni del pezzo. In un pomeriggio d’estate, in casa, in totale spensieratezza e divertimento! La canzone parla esattamente dell’assenza di prospettive lavorative e una frase di Ciampi recita “Lo so doveva cambiare, e non è cambiato niente, ma domani è domenica e ti porterò a nuotare”. Una rappresentazione precisa dell’Italiano medio che si lamenta di una condizione spiacevole senza fare nulla per cambiarla.

“Sono contraria all’aborto dei sogni, favorevole alla libera gestione di se”. Suona un po’ come uno slogan, a chi o a cosa lo urleresti?

A me stessa, ogni giorno.

Da Jolaurlo a Una, è avvenuto qualche cambiamento nel tuo modo di fare e percepire la musica?

Mi sembra normale, dal primo disco degli Jolaurlo ad oggi sono passati 9 anni 🙂

Tante collaborazioni alle spalle, tanti riconoscimenti. Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Sto lavorando al disco nuovo, se UNA nessuna centomila è stato definito come un disco intimista, autobiografico e delicato come una carezza, il nuovo sarà un lavoro corale, controverso e shoccante come uno schiaffo. Per ora posso dire solo questo.

Domanda d’obbligo: con o senza mecenate?

Anche il prossimo disco sarà sostenuto per la parte promozionale da PugliaSounds, mentre la realizzazione del disco sarà una coproduzione mia e di MArtelabel. Ma se mi chiedi un’opinione più in generale, non ho nulla in contrario contro i mecenate dell’arte, altrimenti non avremmo mai conosciuto Basquait, Frida Khalo, o Anais Nin. L’importante è essere sempre onesti intellettualmente, sinceri e autentici.

UNA (Marzia Stano) - Foto 01