Ugo Moscato – Storia di uno qualunque e altre storie…

A distanza di poco, pochissimo tempo arriva questo tuo secondo EP. Quali sono i principali  segni di rottura rispetto a Raccolta n. 1 (Aprile 2012)?

Si possono notare alcune differenze nello stile degli arrangiamenti e nel modo di cantare. Ho alzato la tonalità del cantato; ho aggiunto controvoci. Poi, spero che si noti, nel mio piccolo sono anche meno arrugginito con la chitarra e ho migliorato le capacità di registrazione e gestione del suono.

Storia di uno qualunque e altre storie… Quali?

Il titolo dell’EP prende spunto dal brano che ritengo sia riuscito meglio. Nei miei testi racconto storie semplici, realtà quotidiane inquadrate dal mio personale punto di vista, e cerco di farlo senza scivolare nella banalità. Nulla di eclatante, bizzarro o aggressivo, in controtendenza rispetto all’offerta di molti cantautori di oggi. Dopotutto alcune delle mie canzoni sono state scritte circa 20 anni fa.

Colpisce la particolare leggerezza e profondità dei tuoi testi e delle tue melodie. C’è un particolare cantautore del passato da cui prendi spunto?

Quando ho scritto queste canzoni ascoltavo soprattutto De Gregori, Battisti, De Andrè. Oggi ho riscoperto Ivan Graziani, straordinario chitarrista e musicista scomparso nel 1997, che consiglio a tutti. Dei giovani mi piace molto Alessandro Grazian, perché mi sembra sinceramente ispirato. Voglio precisare che quando comincio ad arrangiare un pezzo non seguo un preciso modello di riferimento. Gli arrangiamenti nascono e si sviluppano in maniera spontanea, a tentativi.

Dove e come trovi l’ispirazione per i tuoi testi?

Ho sempre scritto le mie canzoni per una esigenza personale. Tutto nasce da una emozione o da un evento particolare che viene rielaborato nel linguaggio musicale e nel testo. I miei testi nascono sempre insieme alla musica, non ho mai “costruito a tavolino” una canzone.

“Quando il cielo è azzurro ed il sole splende per te, non ti preoccupare sono due le cose:  o sei matto oppure è solo amore…” Secondo te si può guardare con positività soltanto con occhi da pazzo o da innamorato?

Non solo. Anche la fantasia è una “dote” necessaria per sopravvivere alle difficoltà quotidiane.

Nella tua speciale gallery, in cui illustri il tuo studio di registrazione rigorosamente casalingo, scorgiamo una chitarra acustica, una elettrica, un basso e una manciata di armoniche. Quali sono le principali difficoltà che si incontrano nella realizzazione di un ep home made?

Oggi i mezzi a disposizione per la registrazione casalinga e l’editing del suono sono favolosi rispetto al passato. Si hanno a disposizione effetti e contro effetti e puoi nascondere gli errorini e gli erroracci con un semplice copia, incolla, taglia e cuci delle tracce digitali… La cosa più difficile per me è programmare una batteria “credibile”. A parte la batteria, non aggiungo altri suoni virtuali. Il resto è tutto realmente suonato da me.

Nei tuoi progetti futuri c’è la realizzazione di un disco magari contando nel supporto di uno studio di registrazione?

Nell’immediato futuro intendo continuare a lavorare sulle mie canzoni e a pubblicarle in piena libertà, cercando di migliorare e divertirmi nel contempo. Purtroppo non ho molto tempo da dedicare alla musica e il mio agile ministudio portatile mi permette di lavorare nei ritagli di tempo. Realizzare un disco è certamente una meta affascinante.

Potremmo definirti, in tutto e per tutto, un cantautore fai da te. La nostra domanda di rito è sempre la stessa: con o senza mecenate?

Con senzamecenate.