The Dub Sync

di Federica Casile

Madaski, Paolo Baldini e Papa Nico -ovvero Dub Sync- sono la combinazione essenziale che conferma la sua efficacia a distanza di 4 anni dalla pubblicazione del corposo album doppio “Dub Ex Machina”.

“Urban Ting” è stato il singolo che ha anticipato e introdotto l’ultimo album “The Dub Sync”, uscito il 17 aprile. I suoni e le immagini stesse del video richiamano la trasversalità del titolo: è una canzone che lascia il tempo e lo spazio per partire, viaggiare e tornare. Cosa ha significato per voi il viaggio per e con la musica dall’Europa alla Malesia?

Viaggiare suonando è bellissimo, il suono si colora di sfaccettature inedite, incontrare persone con una differente esperienza culturale e sociale è sempre stimolante,specialmente quando sei abituato a fare tante date nel tuo paese, negli stessi club, negli stessi festival… Per questo abbiamo scelto una meta “esotica” e anche perché, naturalmente, abbiamo ricevuto un invito, la Malesia è interessante, estremamente high tech nella città Kuala Lumpur, super selvaggia, nella giungla a meno di un’ora di strada dalla capitale… c’era un po’ di tutto… abbiamo cercato di rubare qualcosa…

“P.O.T.” è uno dei 3 brani in italiano del nuovo album. Nei primi 10 secondi può dare l’idea di un featuring “prêt-à-porter”, una via breve ma ben presto si svela capace di far ri-suonare in un modo nuovo di Fabri Fibra. “Più sono mentale più il suono è sperimentale.” Analogamente, è stata davvero una scelta sperimentale?

Direi “trasversale”, l’idea era quella di creare un sound un po’ diverso dal solito, dai Dubsync e da Fibra, mantenendo un appeal diretto e cercando di catturare l’orecchio di chi ci ascolta, la speranza è di esserci riusciti!

Il pezzo con gli SteelA, invece? Prodotti da Casasonica, loro fanno un genere musicale molto affine al vostro. Di chi è stata l’idea di creare qualcosa assieme a loro?

In realtà il primo disco degli SteelA è stato realizzato e prodotto da me, qui nel mio studio, Casasonica ne ha fatto la produzione esecutiva. Il secondo, dopo varie vicissitudini, è stato prodotto a 4 mani da me e Max Casacci e mixato definitivamente qui al Dub the Demon studio, quindi era scontato che loro apparissero come ospiti… poi i nostri rapporti personali vanno ben oltre una fugace ospitata, ci conosciamo da anni, direi dalla loro nascita… non come band, proprio anagrafica…

Pur trattandosi di elettronica, a caratterizzarvi ci sono sempre suoni vorticosi e tribali, derivazione principalmente dub roots che non abbandonate mai. Viceversa, a non abbandonarvi in questo nuovo album è Bunna, il vostro frontman per gli Africa Unite. La sua presenza si avverte molto anche in studio?

No, assolutamente, anzi, Bunna è sempre un po’ restio a fare le cose in studio, sicuramente si trova meglio sul palco. Comunque lo ho legato al microfono e chiuso dentro alla sala, minacciandolo di non farlo uscire per giorni se non avesse cantato qualcosa… Al quarto giorno, minato dalla fame e dalla sete, è venuta fuori Critico.

E la performance sul palco? Il momento del live è importantissimo per un genere musicale così complesso e viscerale. Cosa vi aspettate dal pubblico Dub Sync e cosa credete sia necessario per far star bene chi vi ascolta nel contesto live?

Hai ragione il live è sicuramente il momento cruciale per l’attività di The Dub Sync. Il nostro set è solitamente esteso, circa 2 ore, normalmente, ma può anche dilatarsi, non esistono forme preconfezionate o limitazioni di sorta. Il dub lascia grande spazio all’improvvisazione e molto dipende dal feedback del pubblico. Noi amiamo far ballare, succede sempre, ci riteniamo molto fortunati.

È molto strano fare a voi la domanda topica ma è interessante scoprire la vostra visione, dopo anni d’esperienza musicale… con o senza mecenate?

Essere il proprio mecenate, insomma essere imprenditori ed artisti contemporaneamente, questo è il segreto della longevità di progetti come Africa Unite, Madaski e vari progetti paralleli. Noi abbiamo sempre mantenuto il totale controllo delle nostre produzioni e manifestazioni artistiche, certo lavorando insieme a case discografiche, agenzie di booking, etc. ma sempre gestendo in prima persona, scegliendo e sbagliando, decidendo e facendo bene, sempre e comunque solamente secondo la nostra ottica.

Grazie a Madaski per The Dub Sync.