Spidkilz

di Alessandra Lamonica

Nell’agosto 2010 a Torino nascono gli Spidkilz che, facendo della passione per la musica e gli 80’s il loro credo, propongono un trash-speed metal dalle sonorità grintose e nostalgiche. Nella vostra musica si possono percepire ascendenze importanti e importanti ispirazioni, quali sono le vostre influenze?

Francesco Il gruppo che mi ha maggiormente influenzato è sicuramente quello dei Metallica. Li ho iniziati ad ascoltare più di 20 anni fa, e da allora non ne posso fare a meno. Sino ad alcuni anni fa, passavo anche 3-4 ore al giorno ad ascoltarli,sono un punto fermo da sempre, come di famiglia. Sicuramente questo si nota da alcune parti musicali degli Spidkilz… altre band per me fondamentali sono i Deep Purple, gli Iron Maiden, i Diamond Head e gli Europe.
Elisa: Quando ho reclutato i membri degli Spidkilz ho messo subito in chiaro che la cosa avrebbe funzionato soltanto se anche loro fossero stati appassionati di heavy e thrash classico, il che era il requisito fondamentale per formare la band, per lo stile che avremmo seguito. Erano infatti anni che cercavo musicisti interessati a questo genere, ma evidentemente non era poi così semplice. Parlando della formazione attuale, posso dire che arriviamo da questo background, potrei citare i gruppi principali come Metallica, Megadeth e Iron Maiden ma in realtà almeno per quanto mi riguarda, l’influenza di band meno famose è stata fondamentale, e parlo di Metal Church, Heathen, Overkill, Nuclear Assault, Détente..

Dopo solo nove mesi dalla formazione del gruppo, nel maggio 2011 è uscito il vostro primo lavoro, The Ultra Demo, che ha raccolto recensioni assolutamente positive riscuotendo un certo successo anche all’estero, soprattutto in America Latina. Un bel traguardo…

Francesco: Gia’, un bel traguardo, soprattutto per il fatto che nella nostra musica c’è soltanto cio’ che ci piace. Siamo un po’ controcorrente rispetto a quello che l’Heavy Metal è diventato negli ultimi 20 anni, per me una gara a chi suona meglio o in modo piu’ violento, non c’e piu’ un’anima nelle canzoni. Fortunatamente pero’ c’e ancora molta gente che apprezza il genere vecchia scuola, suonato nello stesso modo in cui è nato.

Elisa: Sì, ne siamo entusiasti, l’Ultra Demo è stata un’esigenza per tutti noi, eravamo (e ovviamente siamo) estremamente entusiasti di ciò che stava venendo fuori dalla nostra passione per il genere, e non vedevamo l’ora di farci ascoltare e farci conoscere. Considerando poi che è stata suonata e registrata in soli 5 giorni, ha davvero in sé tutta la spontaneità del momento e vuol far capire come vediamo noi il fare musica.

Ci sono stati diversi cambiamenti nella line-up. La formazione attuale sembra essere vincente, durante i concerti si notano l’accordo e l’intesa, emanate una grande energia. Come funziona la macchina Spidkilz?

Francesco: Innanzitutto la passione e il divertimento la devono fare da padroni, altrimenti è meglio lasciare perdere… Ci troviamo molto bene e ci sentiamo affiatati. Per quanto riguarda in particolare la musica, i brani sono composti da me ed Elisa, ci troviamo a casa sua solitamente e ci mettiamo a comporre o proporre ciò che abbiamo in mente. Ci siamo accorti sin dal primo istante in quel 2010 di avere un gran sintonia, le diverse parti musicali si legano tra di loro alla perfezione… I testi invece sono composti interamente da lei. I brani poi sono portati in sala prove e con tutta la formazione si completano delle linee musicali mancanti.
Elisa: Sì, siamo nati con qualche travaglio, talvolta nato da motivi personali e di disaccordo, altre volte per motivi organizzativi o lavorativi. Finalmente da ormai più di 1 anno siamo stabili e direi con la formazione ottimale sia dal punto di vista tecnico (sono davvero fiera dei musicisti che mi accompagnano in quest’avventura!), sia e aggiungo soprattutto dall’importantissimo punto di vista personale. Questo non è solo importante per l’ovvia ragione della serenità e salute generale di un gruppo ma penso sia anche fondamentale per dare il meglio di sé durante i live.

Come si legge sul vostro sito, a Novembre avete registrato un album che uscirà a breve e conterrà alcuni pezzi del vostro precedente lavoro. Una decisione importante quella di riproporre “vecchi” brani in un progetto nuovo che si tende in avanti, di certo la cifra di una maturazione artistica e personale. In cosa siete cambiati, a cosa guardate e cosa volete che vedano gli altri?

Francesco: In quasi 3 anni, nonostante sia un tempo relativamente breve, riesci comunque a limare i piccoli difetti e a migliorare l’identita’ musicale. Con la demo avevamo gia’ preso la nostra direzione, quella di suonare un Heavy metal con contaminazioni Thrash e Speed, di stampo anni ’80. Non è stata una forzatura, è stato piu’ che naturale. Con l’album abbiamo soltanto continuato sullo stesso percorso, ampliandolo e migliorandolo, dandoci un’identità ancora piu’ forte rispetto alla demo. Cerchiamo di essere piu’ onesti possibili senza darci limiti e senza logiche opportuniste per cercare di vendere di piu’. Crediamo fermamente in cio’ che facciamo ed è l’unica cosa che ci interessa dimostrare.
Elisa: Sottoscrivo in toto ciò che ha detto Francesco, aggiungendo che comunque eravamo molto affezionati ai pezzi della demo, con cui siamo nati, e non è neanche stato così facile scegliere quali inserire nel disco e quali lasciare indietro. Addirittura non escludiamo in futuro di riprendere quelli mancanti, magari come bonus track, nel prossimo album…

L’album si intitola Balance of Terror. È un titolo denso, rimanda ad uno dei momenti più inquietanti della storia contemporanea. Una scelta d’impatto e, oggi come oggi, non convenzionale…

Sì esatto, il titolo rimanda alla Guerra Fredda, tuttavia il richiamo non è politico né storico, bensì figurato. Guerra fredda, equilibrio del terrore… ho preso in prestito questi modi di definire il periodo storico degli anni ’80 caratterizzato dal gelo e la suspance per l’equilibrio fragilissimo tra Stati Uniti e Unione Sovietica, per riportarlo però in una dimensione domestica e sempre attuale: l’eterno strazio della violenza in famiglia, gli equilibri precari che portano ad opposti abissi, da quiete e protezione un giorno, a terrore e pressione psicologica o fisica il giorno dopo, situazioni spesso protratte per anni o per sempre, quando non vi è il coraggio di spezzarle. Ampliando il discorso, i testi di tutto l’album sono ispirati a mie esperienze personali, a riflessioni sui rapporti umani, o a sensazioni nate da momenti difficili… Un po’ tutta la nostra vita barcolla in bilico tra felicità e disperazione, a volte si tratta di un soffio e si può cadere nel baratro.

Parliamo ancora dell’album. Ogni singolo brano è un mondo a sé stante, c’è un equilibrio perfetto tra l’impegno e la concretezza dei testi e le atmosfere indefinibili della musica. Ad ogni ascolto scopri quel qualcosa in più che non ti aspetti. Da cosa nasce e come si porta avanti un progetto simile?

Francesco: Quando hai un’idea precisa della musica, e quando pensi che sia lo strumento migliore per trasmettere qualcosa, cerchi di farlo al meglio, cercando di emozionare per primo te stesso. Quando un riff, una melodia suonano bene te ne accorgi subito, e da questo lavoriamo  (quasi inconsciamente probabilmente)  in modo da mantenere l’atmosfera e la carica emotiva del pezzo.
Elisa: Quando scrivo un pezzo, musica e testo nascono praticamente insieme, che si parta da uno o dall’altro. Finora posso dire di aver scritto contemporaneamente musica e parole, ecco perché sono così legate, l’una ispira le altre o viceversa. E nel momento in cui ho bisogno dell’apporto di Francesco, lui entra immediatamente in sintonia con ciò che sta nascendo, mi bastano due parole per spiegargli la situazione, ed ecco che mi sforna i riff o gli arrangiamenti in linea col pathos richiesto. Fortunatamente siamo molto affiatati musicalmente e questo ci aiuta tantissimo nella composizione e della finitura dei pezzi, anche perché siamo sempre d’accordo, e questo ci evita discussioni o screzi!

In una scena come quella odierna, in cui l’hard rock e il metal sembrano star perdendo compattezza, originalità e nitidezza, come vi ponete in quanto fruitori della musica e in quanto musicisti?

Francesco: Trovo abbastanza triste la scena musicale hard rock ed heavy moderna, ovviamente ci sono ancora ottimi gruppi, ma l’anima che c’era nei brani degli anni ’70 e degli anni ’80 si è persa secondo me. Negli ultimi anni fortunatamente sembra che qualcosa stia cambiando e ci sia pian piano un ritorno alle origini, almeno per quanto riguarda il Thrash, contaminato dal Nu metal e letteralmente “stuprato” da meta degli anni ’90. Come musicisti cerchiamo di riportare nel nostro piccolo, quello che di buono c’era nell’Heavy metal Old School.
Elisa: A volte mi chiedo se ogni periodo abbia visto il precedente come migliore, denigrando invece il proprio presente, proprio come stiamo facendo noi ora, che vediamo svanire passione e spontaneità musicale, soffocate dalla principale esigenza di apparire e mettersi in mostra… io guardo agli anni ’80 come periodo d’oro della musica moderna e non mi riferisco soltanto al Metal ma anche al pop e alla musica di massa, dove puoi trovare melodie ed atmosfere che oggi ci possiamo soltanto sognare. Eppure mi chiedo se allora non si facesse lo stesso discorso pensando agli altrettanto favolosi anni ’70… Insomma, alla fine siamo sempre un po’ scontenti del presente. Per quanto mi riguarda cerco di non pensare a niente, se non al mio personale momento creativo, che “come viene viene”, senza forzature, lasciando che parli e scriva il cuore o l’inconscio, piuttosto che imporgli schemi precisi. E lo stesso discorso lo applico da fruitrice della musica, ossia ascoltando gli altri musicisti: al di là dei generi faccio in modo che valga semplicemente l’ascolto del cuore, unico vero giudice.

Un’ultima domanda: con o senza mecenate?

Elisa: Ho cominciato quest’avventura da sola, sono stata affiancata da validi musicisti che ora sono anche cari amici e continueremo per quanto possibile il nostro viaggio da soli, per la nostra strada, perché quando arriva il mecenate, ti impone anche delle regole, cui non sempre vorremmo sottostare.

Grazie per lo spazio, buona musica a tutti!

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