No Fang

di Federica Casile

Sfruttano la musicalità del proprio dialetto, rivendicano l’importanza delle radici, riescono a mescolare i suoni delle parole a tal punto da confonderle con un altro linguaggio, quello dell’hip hop. Sono sei e provengono tutti dal Gargano ma ad oggi vivono tra Parma, Bologna e Chieti, città in cui studiano e lavorano. Ad accomunarli è la visione della musica, l’interpretazione di essa e una “idea realmente democratica” del loro progetto. Il loro nome definisce un approccio culturale, è sdegno e coraggio insieme, è una risposta a domande che in questa società nessuno ormai pone più. Lo scorso 12 agosto è uscito il loro primo disco omonimo.

Il progetto No Fang Hip Hop Culture nasce ufficiosamente nel 2012 e formalmente nel febbraio 2013 con l’uscita del singolo “Fuche e fiamme” (con il prezioso contributo di Dj Spass per la produzione e gli scratch). Con quali premesse e promesse musicali è stata sancita l’unione tra tutti i componenti?

Sicuramente la volontà di creare qualcosa che ci rappresentasse realmente, sia dal punto di vista musicale che sociale. Noi tutti sentiamo di appartenere alla cultura Hip Hop. E’ un’appartenenza che viviamo quotidianamente sulla pelle, chi da anni, chi da molti anni e chi da meno anni degli altri, tra di noi c’è chi ha più esperienza in merito e chi meno, ma ognuno ha bene in mente che è stato scelto per dare il suo contributo nel culto e che è in debito costante con esso. Così come crediamo che questo ”sistema” stia portando questo mondo al macero ed è il momento di gridarlo forte con il mezzo più potente che abbiamo a disposizione. Il Rap. Questi fattori sono stati determinanti per ”convincere” tutti i componenti a far parte del progetto. Questo senso di responsabilità ti porta a voler far sempre meglio ed avere un approccio ”serio” verso quello che fai. Siamo gente a cui piace sempre mettersi in discussione perché crediamo sia l’arma giusta per migliorarsi e crescere costantemente. Quando abbiamo capito che queste cose ci accomunavano davvero ci siamo detti: “…Ok parliamo dei NO FANG!”

Il vostro è stato un incontro a catena: di base, è la Triplice Intesa (dal 2006 Sielwan, Brisk e Sentaur) che “evolve il collettivo in un concetto più profondo”. Raccontateci in che modo si è allargata la famiglia e come alimentate la passione comune per la musica.

Il progetto Triplice Intesa (Sielwan, Brisk e Sentaur) nato nel 2006, è stato fondamentale per la nostra preparazione musicale e culturale e ci ha accompagnato per 7 anni in un viaggio indimenticabile fra jam, contest e live showcase. Con il team Triplice Intesa abbiamo realizzato anche un album dal nome “Quarta Dimensione” nel 2009 e con esso abbiamo segnato una tappa davvero importante nel nostro paese Monte Sant’Angelo, creando una forte massive che tuttora segue il nostro percorso. Anche se, riascoltando ora le tracce di “Quarta Dimensione” notiamo indistintamente parecchia inesperienza e assenza di una particolare originalità ritrovata invece con la nuova formazione “No Fang”. Triplice Intesa è un semplice gruppo frutto della “fotta” di tre ragazzini senza un’idea concreta. No Fang è un’evoluzione del collettivo in un concetto più profondo! Una mentalità che ha ben chiaro il concetto di musica e la profondità di questa cultura. Ci teniamo a ribadire che non si tratta di rinnegare le nostre origini musicali ma di sottolineare una importante crescita musicale avuta fondamentalmente con il “contagio culturale” di Bernardo Rinaldi – Brnà (pioniere dell’Hip Hop a Monte Sant’Angelo) molto più maturo di noi sotto l’aspetto musicale in quanto beatmaker e profondo conoscitore della cultura Black Music a 360°. Michele Brisk, produttore della maggior parte dei beat del disco (No fang Hip Hop Culture), ha imparato l’arte della produzione da Brnà che con estrema umiltà ha tramandato il suo sapere a riguardo, ottenendo risultati davvero inaspettati (e se pensiamo che viviamo da sempre in una scena Hip Hop ricca di invidie e pregiudizi, tale gesto è davvero inestimabile). Il legame con Michele Mazzamurro (Zazza) e Giuseppe di Iasio (Verso) si è consolidato casualmente in seguito, precisamente nel 2011 quando Brisk e Sielwan hanno lasciato Monte S. Angelo per iniziare il loro percorso universitario a Parma, città in cui i ragazzi vivevano da qualche anno ed avevano iniziato a collaborare. La sintonia creatasi fra noi (ex Triplice Intesa) e Zazza, MC già affermato in Puglia avente molta più esperienza in merito, ha prodotto un cambiamento radicale sotto molti punti di vista del nostro concepire la musica, riguardanti i dettagli e le particolarità. Nello stesso modo è stata importante la vicinanza di Verso, musicista e cantante di band che suonano generi diversi dall’Hip Hop, anch’egli già rapper con uno stampo completamente differente dal nostro ma comunque efficace. La sua preparazione è stata sostanziosa per accrescere le nostre conoscenze in campo vocale e per raffinare le tecniche di registrazione di strumenti aggiuntivi ai beat (esempio il basso registrato nelle tracce del disco ”Let me down” e ”Ialz’ na men’ ”). Come si può comprendere, quindi, No Fang è una coalizione di forze, un continuo crescere in ogni aspetto, dalla musica alla serietà nel portare avanti i nostri progetti, al concepire che non si tratta di un semplice gruppo alla ricerca di fama e successo ma di una mentalità che con l’arma della cultura Hip Hop è pronta a denunciare e protestare contro le ingiustizie del sistema e non solo.

Quando siete sul palco è facile che il pubblico venga travolto da una sequenza visiva di sinergia tra voce e corpo. Uno finisce una strofa e l’altro arriva accanto in assist violento con quella successiva, come a voler confermare ciò che è appena stato detto. Le parole sono veloci mentre il dialetto supporta lo stile e il contenuto è spesso carico di rabbia nei confronti della realtà che viviamo. Cosa succede quando “suonate” fuori dal Gargano? Avete mai avuto temuto di non essere compresi?

La “questione” dialetto è stato il nostro interrogativo per anni. Prima ancora di conoscerci tutti, ognuno di noi si interrogava a riguardo. La risposta alla tua domanda è che sicuramente abbiamo temuto e temiamo tuttora di non essere compresi, a volte. Allo stesso tempo però siamo felici e convinti del rap che proponiamo, di come “suona” sui beats e del flow che trasmette. Più precisamente, la nostra attitudine è quella di far si che il suono delle nostre voci diventi uno strumento musicale aggiunto, al punto da diventare tutt’uno con la base. Nel nostro percorso musicale abbiamo riscontrato che il dialetto della nostra terra si presta molto meglio rispetto all’italiano per raggiungere tale risultato. Non per questo, però, abbiamo rinunciato all’utilizzo di esso per la scrittura dei nostri testi, come si può ascoltare nella seconda traccia del cd ”Rap a voce armata”, a dimostrazione del fatto che per noi non ci sono limiti nel creare e non ce ne poniamo per diffondere la musica che facciamo. Le volte in cui abbiamo avuto occasione di ”suonare” lontano da casa abbiamo riscontrato che anche chi non comprende il nostro dialetto riesce ad appassionarsi al nostro live con degna partecipazione. No Fang è una metafora dialettale che esprime dissenso verso tutto ciò che è marcio, dal panorama musicale alla vita di tutti i giorni. E’ presente in quasi tutti i nostri testi, quindi è facile capire di cosa si sta parlando. Si parla di quello che non va sotto tutti i punti di vista e crediamo che chi ci ascolta, a prescindere dalla comprensione letterale dei testi, lo ha capito bene. Portare denuncia tenendo alta l’atmosfera del party: è questa la nostra ambizione durante un live e siamo convinti di poterlo fare in ogni dove con le armi che abbiamo. Assemblare sempre tutto al meglio è la cosa più difficile. Dobbiamo maturare molto da questo punto di vista ed essere sempre consapevoli che proporre un live come il nostro necessita di molte prove e tanto lavoro nell’assemblaggio, curare tutto nei minimi dettagli per raggiungere risultati sempre migliori.

Nell’album ci sono: una citazione di Kaos One, frasi tratte del film “I gatti persiani” (a comporre lo skit prodotto da Brnà), lo scratch di Dj Spass, una produzione di So Fresh, un featuring intenso con Luisa Tucciariello, l’aritmia in Ialz’ na men’, lo stile insolito di One for the flow, l’intro-missione di Dj T-Robb e l’outro-distruzione di Dhap. Alcuni sembrano omaggi, altri gli indizi di una caccia al tesoro appena cominciata. Cosa cercate di cogliere dalle collaborazioni e dagli esperimenti musicali che fate singolarmente?

Per noi è importante collaborare con gente con cui abbiamo realmente un rapporto umano e stimiamo come artisti. Il resto non ci interessa, non cerchiamo favori. Sappiamo bene di aver avuto la fortuna di lavorare con dei grandi artisti in questo disco e ne siamo davvero fieri. Alcuni di loro sono autentici professionisti in quello che fanno. Hanno dato un contributo davvero di ”livello” è il caso di dire. Approfittiamo di questo spazio per ringraziali tutti ancora una volta. Inoltre, abbiamo avuto la fortuna di passare del tempo con ognuno di loro, c’è stato modo di conoscersi meglio e di arricchire le nostre conoscenze musicali e morali, che a nostro parere è la vera riuscita di una collaborazione. Ci sembrava il caso di citare alcuni nomi, che hai mancato, di persone che hanno contribuito a dare forma e spessore al progetto dell’album “No Fang Hip Hop Culture”, con grafica, logo e missaggio/mastering, rispettivamente: Skard, Torbi e Detox , per noi, esempi da seguire !!!

Michele (Brisk) ha cominciato a dedicarsi alla produzione grazie a Bernardo (Brnà) che gli ha fatto da maestro; Giuseppe (Verso) funge a volte da vocal coach del gruppo, grazie alle sue conoscenze da musicista in termini di voce e strumento. Due esempi di come, a partire dalla produzione alla presenza del basso strumentale nel disco, dalla sponsorizzazione all’assemblaggio della copertina del disco, sia tutto realizzato da voi stessi. Quanto diventa importante trovare uno spazio giusto che vi dia la possibilità di tenere compatti i sacrifici e le idee?

Quando ti autoproduci da ”cima a fondo” è fondamentale avere uno spazio in cui incontrarsi e lavorare ai propri progetti. E’ molto importante per iniziare dei lavori e portarli a termine. Non tanto per le ”cose” di contorno, ma per realizzare effettivamente la musica, per registrare un rap, per aver modo di curare giorno per giorno la qualità audio di ciò che fai, per ascoltare ”i progetti dei beat in ableton” con scheda audio e casse studio di discreto livello in modo da apportare i ”ritocchi” dopo ore, giorni, mesi di ascolto e riascolto (è un lavoro che richiede dedizione e impegno costante). E’ stato un punto di svolta per i No Fang l’acquisto di ”macchine adatte” (scheda audio, microfono, Pc) che ci permettessero di lavorare autonomamente alla realizzazione delle nostre tracce. Nessuno di noi aveva mai provato questo ”brivido”. Eravamo convinti, come lo sono molti del nostro settore, che per fare un disco come si deve ci sarebbero voluti migliaia di euro, per pagare le registrazioni e tutte le spese che comporterebbe fare un passo del genere rivolgendosi a studi privati che ti garantiscono di ottenere un alta qualità sonora. Ora non siamo qui a smentire questo, ma abbiamo visto come lavorava Spass in casa a sua a Bologna e, soddisfatti dai risultati ottenuti nell’esperienza di ”Fuche e Fiamme”, ne abbiamo fatto tesoro. Così abbiamo acquistato più o meno la sua stessa attrezzatura (di base). La soffitta a casa di Verso è il nostro “umile studio”: è lì che abbiamo registrato tutto il disco (man mano passato a Detox per il mixaggio e il master) ed è li che continueremo a registrare i nostri ”pezzi”. Brnà invece ha il suo spazio attrezzato in casa a Bologna in cui ci ritroviamo spesso, così come nel periodo estivo, prepariamo tutti i nostri live ”in cantina” a Monte Sant’Angelo che è il luogo in cui Brnà, fin da ragazzino, prova il rap e compone basi. Un luogo sacro per noi. Si avverte una forte energia quando ci ritroviamo li.

La scelta della licenza Creative Commons è un modo per dare maggiore fruibilità alla vostra opera? Il concetto dei tre simboli che compaiono sul vostro disco quali limiti e concessioni riassumono?

Sicuramente la licenza Creative Commons (si traduce Diritti Creativi e vuol dire “Alcuni diritti riservati”) rende un’opera più fruibile rispetto a quanto può esserlo con una licenza S.I.A.E., che invece recita “Tutti i diritti riservati”. Non escludendo in futuro l‘iscrizione alla S.I.A.E., la nostra è una scelta ben ponderata. Per il momento, consci di essere un gruppo emergente, i vantaggi che avremmo tratto dal regalare per sempre i nostri diritti a questa società, sarebbero stati minimi e sicuramente inferiori ai costi che avremmo dovuto sostenere. Invece la Creative Commons non ha scopi di lucro e tutela l’opera secondo le leggi vigenti. Inoltre, autorizza chiunque a copiare o masterizzare l’album “No Fang Hip Hop Culture”, ma solo rispettando alcune clausole che noi abbiamo scelto, applicando sul disco i tre simboli di: attribuzione (ogni volta che si utilizza il disco deve essere indicato l’autore originario), non commerciale (se si distribuiscono copie del disco, non è possibile farlo per scopi commerciali tranne se provvisti di autorizzazione dell’autore); non opere derivate (non è possibile alterare, trasformare o sviluppare l’opera senza il permesso dell’autore). Queste ultime due clausole sono facoltative e ciò rende più esplicito il carattere free di queste licenze creative in cui è fondamentale il concetto di condivisione, valore fondante anche dell’Hip Hop, sia a livello di relazioni umane che di produzione di un beat. Saranno di certo note a tutti le dispute decennali sul diritto d’autore di certi brani “rubati” dai producers… molte volte, forse, non si è riusciti a concepire la creazione artistica oltre a un’idea di risultato/frutto di un’originalità pura, cioè indipendente da ogni apporto esterno. In realtà, essa può essere intesa come interazione di idee, anche preesistenti, che rimescolate si innovano e creano qualcosa di nuovo. È questa visone della musica che permette di apprezzare in pieno l’audacia dei primi pionieri che hanno avuto l’intuizione di campionare un loop potente dal vinile impolverato dei genitori, inventando un linguaggio universale, per tutti, a buon mercato che oggi chiamiamo Hip Hop e che dopo tutto questo tempo sprigiona ancora tutta questa creatività.

Vi ringraziamo di cuore per i “cento chili di stile a bomba” e ci auguriamo di sentire presto il nuovo lavoro che vi tiene concentrati in soffitta. Ma per ultima, la domanda di sempre: con o senza mecenate?

Noi siamo i No Fang e sappiamo bene cosa stiamo facendo e dove stiamo andando! Con l’orecchio teso verso le evoluzioni del suono puntiamo a rappresentare l’Hip Hop Hardcore in maniera degna e soprattutto originale (se siamo in grado realmente, potrà giudicarlo solo chi ci ascolta, se ha conoscenze musicali e culturali per farlo), supportiamo la cultura Hip Hop come Afrika Bambaataa narra dalla notte dei tempi e siamo pronti a sputare fuori la nostra rabbia contro tutto il marcio che aspetta denuncia, sperando di dare il nostro contributo per il risveglio dall’ipnosi di massa. Se qualche mecenate è interessato a spingerci rispettando questi principi ce lo faccia sapere. I nostri contatti sono facilmente reperibili. Saremo ben felici di aver la possibilità di far conoscere la nostra musica ad ampio raggio. Per ora invitiamo tutti ad acquistare il nostro cd (se vi piace) direttamente dalle nostre mani, in occasione dei nostri live o contattandoci in rete. Ringraziamo voi di Senzamecenate che siete molto ”NO FANG” da quel che vediamo! Vi auguriamo fortuna e soddisfazione in quello che fate. E’ stato piacevole rispondere alle vostre domande. E’ un bene che esistiate per i talenti emergenti. A presto!
NO FANG NO STOP!

No Fang

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