Modulate Recordings

di Federica Casile

E’ una delle poche etichette drum and bass 100% Made in Italy. Possiamo dirlo, è la più prolifica che continua a stupire una scena spesso dimenticata. Quando e dove sono rintracciabili le fondamenta della Modulate Recordings?

Ciao Federica, intanto ti ringraziamo per i complimenti! L’idea è nata nel 2003 in un contesto molto favorevole: la scena in Italia e soprattutto qui in Emilia era molto viva e stimolante, c’erano moltissime serate e un pubblico appassionato e aggiornato. Iniziavano a maturare i primi produttori e i primi distributori, mancavano le labels… ed eccoci qua!

Trovate difficoltà nel sostenere un genere musicale che, nel nostro paese, rispetto ad altri, è un po’ oscurato? O è sempre stimolante come quando avete cominciato?

No, non abbiamo particolari difficoltà perché la passione è rimasta invariata! Diciamo che tra il 2003 e il 2008 abbiamo suonato in tutta Italia grazie ai promoters sparsi un pò ovunque, adesso il numero di eventi del genere è calato, cedendo il passo alla Dubstep, figlia della DnB, che recentemente sta ottenendo un bel successo. Come ormai da anni in moltissimi campi, la rete è il nostro maggior veicolo: ci ha permesso di affacciarci su mercati più’ “maturi” di quello Italiano, infatti (purtroppo) solo una minima parte delle nostre vendite sono qui in Italia, il grosso è negli Stati Uniti, Uk, Giappone…

Se confrontiamo la d’n’b di vent’anni fa e quella di oggi: i 180 bpm sono sempre gli stessi (o quasi?!) ma cosa è cambiato, secondo voi, nel suo linguaggio?

Come tutti i fenomeni umani anche nella musica (soprattutto quella più popolare, dal rock alla house) vale il concetto di ciclicità. Con il web si sono accelerate mostruosamente le dinamiche di nascita e declino di un genere nelle sue 1000 sfumature, ma la d’n’b ha radici molto lontane. Questo genere è nato nei primissimi anni ’90, direttamente da quel calderone chiamato uk hardcore da cui si sono poi diramate decine di stili, mantenendone negli anni l’originale impronta di rave music, ma adattandosi (come in ogni genere ed epoca della musica) alle novità tecnologiche al servizio dei producers.
Le batterie sono diventate progressivamente più precise, il groove più compatto, i bassi più profondi, gli editings più chirurgici, i suoni più puliti, le influenze musicali più disparate e il livello di loudness più alto di qualsiasi altro genere, ma le caratteristiche principali sono rimaste le stesse: la velocità ed i bassoni! C’è da dire che questo momento è un pò particolare: se ascolti house et similia senti subito che c’è una base ritmica solida e ormai universalmente riconosciuta dal pubblico, radicata nella disco degli anni 70/80, mentre la d’n’b sta lentamente convergendo verso quel insieme di generi chiamato Bass music che, a differenza dell’house che fa muovere il culo principalmente con la cassa, racchiude la sua anima nelle linee di basso. It’s evolution baby… staremo a vedere cosa succede, noi intanto diciamo la nostra!!!

Quali dei tanti sottogeneri sono svaniti e quali invece continuano a prendere forma più facilmente? Consigliateci, tra le vostre produzioni dell’ultimo anno, un artista italiano e uno straniero da ascoltare assolutamente. (senzamecenate quota Jazzatron from Torino e Giocator from Hungary)

Di sicuro è quasi totalmente scomparsa la Jungle, madrina della DnB; anche se da li nasce tutto sembra essere un filone ormai esaurito da anni e riproposto generalmente in uk dove la tradizione è più antica. Sembrano andar bene al momento i suoni derivanti dalla dubstep di stampo americano, molto fracassoni ma decisamente distanti dal nostro gusto. Per il resto… ciclicità (!!): vanno e vengono jump up, neuro funk, tech step, drum step… sebbene si può notare tra gli artisti più prestigiosi una certa tendenza al minimalismo e alla profondità dei tessuti sonori. Fra le nostre ultime uscite i Jazzatron sono sicuramente i produttori più promettenti: l’album “The Middle Finger Singer” è un lavoro splendido, di sicuro fra le nostre tre releases più’ belle di sempre. In più fà piacere che siano Italiani: in questo senso segnaliamo anche Neve, Mastaba Audio, Future Roots e Ophelia… gli ultimi due usciranno per Modulate a breve. Tra gli stranieri Giocator è sicuramente uno che ci sa fare e la sua discografia lo dimostra. Ci piace molto il suo stile delicato ma comunque ballabile e neurofunkeggiante. Non possiamo non menzionare i Glyph, olandesi giovani e bravissimi, e ovviamente l’uscita (prodotta anche in vinile in tiratura limitatissima) del russo Flame, presente nel nostro catalogo da anni e che come tanti dei nostri artisti ha fatto strada uscendo su alcune delle più grandi etichette del genere. A breve uscirà un ep degli inglesi Atsubox, la nostra prima release non dnb: un lavoro eclettico che ha già avuto ottimi riscontri, in quanto è stato passato in uno di principali programmi musicali dell’inglese BBC Radio1.

Siete 3 soci, uno dei quali è una donna. L’influenza femminile si sente a livello organizzativo

Certo che si sente: abbiamo avuto la fortuna di trovare una persona precisa e puntuale nei confronti del progetto, dei produttori e di tutte le persone che si sono interfacciate con noi nel tempo… questo è stato uno dei maggiori elementi del nostro “successo”. Inoltre è innegabile quanto un occhio femminile possa fare la differenza in tutto.

Concretamente come si manda avanti una label? Cosa non deve mai mancare? Quale dettaglio fa la differenza nelle scelte di stile che caratterizzano il vostro prodotto finito?

Bella domanda. Bisogna lavorare costantemente ogni giorno e, fra promozione, coordinamento coi produttori, releases, shops, sito web, social networks, mastering tracce e altre mille cose c’è sempre da fare. Tutto questo se portato avanti con passione è molto stimolante, anche solo per il fatto che hai a che fare con gente di tutto il mondo! Per una label non dovrebbe mai mancare il concetto di “servizio” a disposizione dei produttori che la label stessa sceglie, cosa che spesso non viene fatta: non basta metter su un mp3 store, una release o produrre un vinile. Esistono anche parecchie etichette (forse la maggior parte) che gravitano esclusivamente intorno alla figura di un unico label manager che è anche l’artista di punta dell’etichetta: tutte le scelte artistiche in questo caso sono fatte dal soggetto in funzione di una certa omogeneità con le sue produzioni, ma questo non rientra nella nostra visione, in quanto alla lunga il catalogo può diventare troppo monotematico. Di sicuro abbiamo definito le scelte in base al nostro gusto e non in base al mercato: possiamo dire che ci è andata bene, altrimenti dopo quasi 10 anni e 50 releases non saremmo ancora qui! Chiaramente siamo distanti anni luce dalla perfezione, ma il tempo che dedichiamo all’etichetta viene dal cuore.

Ringraziandovi per la disponibilità e per il vostro lavoro, l’ultima domanda è d’obbligo: con o senza mecenate?

Il primo vinile è stato realizzato grazie ad un investimento da parte di Elena, poi la label ha progressivamente imparato ad andare avanti con le proprie gambe grazie alle vendite ed alle serate nei locali. Quindi si potrebbe dire che un mecenate lo abbiamo avuto! E’ chiaro che più tempo e denaro si riescono ad investire in un progetto, maggiori sono i riscontri. Come in tutto, la fortuna di avere alle spalle un investitore può essere cruciale per la riuscita di un’impresa, ma se mancano passione ed impegno il fallimento è assicurato. Detto questo, se qualcuno vuole farsi avanti…

Grazie mille a voi!!