Modì

Giuseppe Chimenti alias Modì. Il tuo nome d’arte a primo impatto richiama alla mente uno dei primi dischi del grande Capossela. È realmente un tributo a Vinicio?

No, bravo artista, ma non mi è mai interessato, faccio altro. Il nome Modì è un omaggio alla pittura (in quanto Modì è il nome con cui a Parigi chiamavano Modigliani), che da sempre la pittura fa parte della mia vita, e sono anche un buon pittore (tecnicamente parlando).

Nel 1997 il tuo trasferimento da Cosenza a Roma. Cosa ti sei lasciato alle spalle e cosa hai portato con te nella capitale?

Avevo 18 anni, mi sono lasciato dietro la spensieratezza e ho portato nella capitale una persona che era curiosa, con tanta voglia di conoscere ed imparare, oggi non me ne frega più niente e amo i film di Pierino e del Monnezza.

“Il suicidio della Formica” (Hydra Music, 2012), arriva dopo ben 3 anni dal tuo disco d’esordio. Nove tracce ad alto impatto intimistico che lasciano presagire ad un dettagliato viaggio interiore. Quanto c’è della tua vita in ogni testo?

Sì vero un disco intimista, un viaggio interiore, ma anche uno sguardo sul mondo noioso, pragmatico, volgare ecc. ed è ovvio che le canzoni rispecchino la mia vita e alcuni lati della mia personalità.

È tua consuetudine comporre prima le melodie che i testi. Credi che le note abbiamo un potere più ficcante rispetto le parole?

Più che una mia consuetudine è una tecnica si lavora meglio, nel senso che è la melodia a suggerirti le parole.

Il tuo ultimo disco è stato registrato in analogico. Quali sono i pro ed i contro rispetto al digitale?

Sì vero i pro sono un suono vero caldo e avvolgente, i contro in teoria non ci sono, ma nella pratica sicuramente il digitale ti permette di risparmiare tempo ed è un metodo più pratico e veloce

Negli ultimi anni la scena musicale italiana è ricca di cantautori emergenti i cui testi spesso affrontano problematiche sociali, politiche, economiche. Tu, sei un po’ un cantautore controcorrente. I tuoi punti di forza e di originalità sono sicuramente i suoni, ricercati ed impeccabili, ed i tuoi testi che potrebbero essere cuciti addosso ad ognuno di noi. Se ti dovessimo chiedere di un giovane cantautore che tu apprezzi, che nome ci faresti?

Bene infatti sono stanco di essere etichettato come cantautore, lo sono in teoria in quanto me la canto e me la suono, ma in pratica no. Mi piace molto invece ricercare e sperimentare sul suono, in Italia si cura poco la produzione artistica di un disco. Per me è importantissimo, perché il suono dà l’atmosfera alla canzone. Il mio disco affronta tematiche che non riguardano la politica, ma che paradossalmente sono più politiche di quelli che ne parlano, non mi interessa il sociale anzi il mio è un disco antisociale, il titolo che tutti hanno frainteso “Il suicidio della formica” è un ossimoro, è ironico, ve la immaginate una formica che si suicida, semplicemente è una formica che ha smesso di lavorare, basta con la catena di montaggio, quello è un suicidio, mica ho parlato di lavoro nel disco. Le mie canzoni sembrano cucite addosso ad ognuno di noi perché toccano le corde sensibili dell’animo umano e soprattutto toccano il lato malinconico che, vuoi o non vuoi, appartiene a tutti escluso i pitecantropi e uomini con la clava. Non mi piacciono i cantautori e soprattutto i giovani cantautori, apprezzo molto Diego Mancino.

Quando e dove potremo sentirti dal vivo?

Per adesso non sto suonando, tranne qualche data sporadica. Il tour comincerà in autunno.

Ultima domanda. Con o senza mecenate?

Senza mecenate, grazie mille e a presto.