Miriam

Nel 2003 5 ragazzi si incontrano e…

Iniziano a suonare, mettono a punto una scaletta, organizzano il primo concerto e invitano tutti gli amici… E solo a quel punto, a una settimana dal live, si rendono conto di non avere ancora deciso il nome del gruppo… 🙂 Poi abbiamo trovato il nome, abbiamo continuato a suonare, abbiamo registrato due Ep, abbiamo scritto nuove canzoni e oggi siamo orgogliosi di presentare SETE, la nostra ultima fatica.

Alle spalle dei Miriam, Torino. Una città molto attenta alla sperimentazione e all’integrazione tra generi e culture musicali differenti. Miriam è sinonimo di rock, quanto c’è di sperimentale nei vostri suoni e nei vostri testi?

Da sempre ci piace sperimentare e giocare con atmosfere diverse. Siamo in sette nel gruppo, per cui è quasi istintivo per noi mischiare tutto e trovare sempre nuove idee! Idee che poi, nella loro fase finale, si sintetizzano nella forma canzone: ci piace complicare le cose all’inizio per poi arrivare a rendere il tutto semplice e di facile ascolto.

La consuetudine e i luoghi comuni spesso ci portano ad affermare che il rock, in Italia, sia quasi scomparso. Qual è il vostro parere?

No, sinceramente non crediamo che il rock sia scomparso. Forse alcuni fenomeni sono meno visibili oggi rispetto ad alcuni anni fa, ma credo che le persone abbiano sempre sete di rock…

Più di un anno di registrazioni e alla fine è venuto alla luce “Sete”. Un album impregnato di emozioni estreme. Tutto ruota (soltanto) intorno all’amore?

Sete se vogliamo è un concept album dedicato all’amore in tutte le sue innumerevoli sfumature. Il titolo stesso è la sintesi delle sensazioni e delle emozioni legate all’amore: una sete viscerale, una necessità vitale, un bisogno che non si esaurisce mai.

La produzione artistica è di Paolo Benvegnù. Quanto ha influito la collaborazione di Paolo nella realizzazione del disco?

Paolo è il nostro maestro! L’influenza di Benvegnù è stata fondamentale per la realizzazione del disco, a partire dalla pre-produzione fino agli arrangiamenti e all’editing dei testi. Ma soprattutto siamo grati a Paolo per averci insegnato prima di tutto un metodo di lavoro e un approccio alla musica a 360 gradi.

“Sete”, succede a “Sospesi in un istante” (2004 – Casasonica) e “Il panico dell’insetto” (2006 – Casasonica). Quali sono gli elementi di rottura o di cambiamento rispetto al passato?

Dal 2006 a oggi gli elementi di cambiamento e rottura sono stati numerosi, a cominciare dalla nuova formazione a sette con viola, sax e tre chitarre. L’ingresso di nuovi elementi ha contribuito a creare una grande energia all’interno dei Miriam, inoltre come abbiamo detto prima l’influenza di Paolo Benvegnù è stata fondamentale per la nostra maturazione musicale.

La vostra è una band estremamente dedita ai live. Siete stati opening act di: Afterhours, Caparezza, Frankie Hi-Nrg, Punkreas, Offlaga Disco Pax, Giardini di Mirò e Paolo Benvegnù. Se dovesse indicarci una band con la quale dividereste volentieri il palco?

Gianmaria: Beh, l’elenco è lungo, ma per quanto mi riguarda in cima alla lista ci sono sempre i Depeche Mode… che tra l’altro il prossimo anno saranno di nuovo in tour… Hai visto mai…

Dal 2006 al 2009 avete partecipato al meeting delle Etichette Indipendenti. Quanto è importante, oggi, riuscire ad auto produrre i propri progetti musicali?

Personalmente credo che l’autoproduzione sia l’unica strada realmente praticabile per un gruppo. Non saprei se questo sia un bene o un male, è semplicemente un dato di fatto. In linea generale penso che oggi stiamo assistendo a una trasformazione radicale del concetto stesso di produzione, sia di progetti musicali sia più in generale nel mondo dei beni immateriali… Vedremo…

A proposito, domanda di rito: con o senza mecenate?

Beh noi non abbiamo mai avuto un mecenate, e ti dirò: non ne sentiamo la mancanza! Quindi senza mecenate!