Livello 0

Livello 0 è un gruppo che nasce e vive nella città di Messina. Il nome “Livello 0” si riferisce all’altitudine del mare che influisce sulla vita della città e dei componenti del gruppo, che si sentono parte integrante (nel bene e nel male) di una realtà insulare. Provenienti da un’ottica differente da quella di “strada”, viene loro naturale dedicarsi a temi che si distaccano da quelli che sono gli “standard” dell’hip hop, cercando di variare e sperimentare, vagando nei meandri della mente umana, della società e del rap massiccio approfondendone tutti i temi.

I Livello 0 sono: …

Sippo: Fede, Gigi, Robi e Onasso… o Rico, Clope, Sippo e Barbo… dipende dai momenti. In generale direi amici, ben prima di ogni beat o rima.
Rico: Uno dei tanti gruppi di musica hip hop/underground italiana con l’umile pretesa di avere qualcosa in più da dire.
Clope: “A quella maniera”.

“Livello 0 si riferisce all’altitudine del mare che influisce sulla vita cittadina e sui componenti del gruppo”. A questo punto vi chiediamo: correnti, cultura e luoghi della vostra città come influenzano le vostre vite ed i vostri testi?

Barbo: Tutto è iniziato da due luoghi principali, che ancora oggi restano nell’idea comune di hip-hop messinese, e sono Piazza Antonello e la stazione Marittima, dove ci riunivamo per fare freestyle e dove i breakers messinesi ballavano tutti insieme. Al tempo la crew si chiamava Insane Impulse, ma eravamo molto giovani, non sapevamo come si facesse musica, non c’erano tutti gli mc che ci sono ora. Poi noi quattro, che andavamo tutti a scuola insieme, all’Archimede, abbiamo cominciato a registrare le prime canzoni, con il microfono della webcam, poi il primo mic, le prime casse e da lì è venuto tutto naturale, una crescita continua.
Sippo: Cercate «Fuori fase», un gruppo del decennio scorso, là troverete le nostre influenze musicali cittadine. Ma come ogni altra persona che ha vissuto in questa città, ne sentiamo ogni lato, dalle fosse sulla circonvallazione, al panorama da Cristo Re… dalla chiusura mentale tipica del popolo siciliano, alla ricchezza delle radici e della cultura di cui facciamo parte. Noi mettiamo tutto in musica.
Rico: Essere Messinese significa vivere nel posto più bello del mondo. E più brutto. Te ne rendi conto solo quando inizi a viaggiare, quando sei costretto a studiare in un’altra città, quando fai un concerto fuori porta e quando ti confronti con il resto del mondo. Non puoi fare musica, o arte in genere, senza confrontarti con la cultura che hai attorno e noi “insulani” è come se avessimo una catena che ci inchioda alla nostra terra e ci ricorda da dove veniamo, da cosa scappiamo e soprattutto il posto in cui torneremo. “Amore – Odio per la mia città: Luogo di nascita” – giusto per citare un rapper Messinese (Demorè).
Clope: La Sicilia, da sempre e per qualsiasi artista è musa ispiratrice di testi, poesie ed opere d’arte in generale; da qui è facile capire come abbia ispirato anche noi, i nostri testi e le basi di Rico. Quello che ti circonda, inevitabilmente, ti colpisce e questo per dei rappers si traduce nell’influenzare, più o meno fortemente, i testi che scrivi, quello che vuoi comunicare, quello che provi, quello che hai dentro messo nero su bianco e poi sul tempo.

I vostri ep sono scaricabili su SoulSearching.it. Come mai avete scelto la strada del free download?

Sippo: L’hip hop è un movimento complesso e variegato, in un momento iniziale è necessario arrivare a più gente possibile ed il più velocemente possibile: un portale con i prodotti in free download è decisamente utile in questo senso. Ciò non vuol dire che è il metodo definitivo, se riusciremo a raggiungere altri livelli di serietà musicale, senza dubbio varieremo anche il livello di distribuzione dei prodotti.
Barbo: La scelta del free è sia una scelta ideologica che pratica, ormai Internet è il canale più usato e più efficace per trovare e farsi trovare, inoltre l’essere gratuito della musica è una caratteristica interessante. Seppure possa sembrare un’arma a doppio taglio, ad un livello puramente economico, diventa una grande forza, specialmente per i gruppi emergenti ed underground, per crescere, per collaborare, e per farsi ascoltare. Il supporto fisico della musica (cd e live) c’è e ci deve essere, altrimenti non sarebbe un mestiere, però è anche vero che l’arte deve essere di libera fruizione per tutti. Anche io prima di comprare un cd lo scarico e lo ascolto per bene, l’avere il cd è ormai diventato un piacere di pochi.
Clope: Oggi viviamo in un’epoca dove Internet è alla portata di tutti, sicuramente più dei negozi musicali (ahinoi), ed è sicuramente il mezzo più facile per diffondere i propri lavori. Il free download è una scelta che abbiamo preso di comune accordo per rendere i nostri pezzi ancora più accessibili a tutti, a costo di non avere indietro un riscontro prettamente economico bensì solo personale e culturale. Forse questa è la scelta migliore per far crescere un movimento che, specie in Italia, ha bisogno di maturare.
Rico: Quando i tempi ed i mezzi di comunicazione cambiano, se non cambi anche tu sei tagliato fuori, anzi, SCEGLI di essere tagliato fuori. Se non hai Facebook o Twitter non esisti. Se non fai in modo di fare sentire la tua musica a più persone possibile, non fai musica. Il mio punto di vista, specialmente a livello artistico, è un po’ diverso ma se non entri nel “meccanismo” sei fuori dal gioco. In ogni caso il free download è un ottimo mezzo per ricordare a noi stessi che, nonostante tutto, siamo liberi di comunicare.

L’appartenenza alla “famiglia” di SoulSearching è un modo per coltivare sempre nuovi stimoli e per ampliare ed incentivare le collaborazioni?

Sippo: È un punto di riferimento, un appoggio ed una fucina. Un «ente» a cui potersi richiamare sempre, sia a livello pratico che teorico. Soulsearching è uno «state of mind», un gruppo di persone, un’idea ed il suo sviluppo pratico. Tante teste insieme che provano a far crescere un progetto in un posto in cui coltivare questo genere di cose è molto difficile.
Barbo: SoulSearching è prima di tutto un modo per fare qualcosa insieme, ci siamo ritrovati anni fa, noi come Livello 0 ed i rappresentanti più vecchi dell’hip-hop messinese (FuoriFase, Malebba), e abbiamo creato questa idea, che poi si è trasformata in uno studio di registrazione e in un portale web, collegati l’uno all’altro e questo ci ha permesso di crescere e di dare un ricambio generazionale, oltre che una collettività ad una precisa idea di fare e vivere questa cultura e questa musica.
Rico: Direi quasi che è una domanda retorica. In più aggiungo che SoulSearching è un posto, non solo virtuale, in cui sperimentiamo, comunichiamo e ci confrontiamo sul piano artistico e umano…
Clope: SoulSearching è in primis un “nido”, un qualcosa dove siamo cresciuti, siamo stati “bastonati” e “coccolati”. È l’insieme di tutte quelle persone con la passione per l’Hip-Hop (Writers, DJs ,MCs) che hanno messo insieme fatica, denaro e tempo per costruire un qualcosa che oggi è uno studio di registrazione, gruppi Rap in continua crescita, un sito internet e perpetui lavori in corso.

All’interno della vostra discografia, “Radici” cattura immediatamente timpani ed attenzione. Oltre allo spiccato senso di appartenenza alla Nostra Isola di quali altri messaggi vi fate portavoce in questo brano?

Sippo: Del non distrarsi mai. Di tenere un occhio sempre fisso sulle nostre radici e sulla grandezza culturale e storica delle nostre origini, senza mai ritenerle come un dato acquisito e scontato. Bisogna tenere d’occhio il presente e capire cosa non và e perchè non và e farlo attentamente sotto la luce del passato e della strada che ci ha portato fino ad oggi è un modo sano di agire.
Barbo: Il pezzo è vecchiotto ormai, ed è molto semplice, la base è bellissima e non potevamo non scrivere questo argomento, poi ognuno di noi ha sviluppato dei pensieri su questa terra molto diversi, ma d’altronde è un posto che ha una serie di contraddizioni dalle quali non puoi prescindere. Quando parli di Sicilia, e sei siciliano, e sai quant’è bello l’odore del mare, ma anche che esiste la mafia e tutte le schifezze che comunque non si possono ignorare, ti viene di parlarne con amore ma anche con odio, almeno verso chi rovina Messina ma anche tutta l’isola. Radici è Sicilia e probabilmente solo i compaesani possono capirla veramente.
Clope: Più che essere portavoci il tentativo era quello di avere un pezzo che facesse capire un po’ a tutti qual è il nostro sentimento nei confronti della Sicilia: chi elogiandola, chi criticandola, chi descrivendola. In ogni nostro testo c’è un messaggio che vuole arrivare alle orecchie di tutti e in Radici sono svariati. Solo un siciliano, però, può coglierne realmente l’essenza, in quanto siculi.

Nella vostra biografia si sottolinea che i vostri temi si staccano dagli standard a cui siamo abituati. Quali sono le tematiche che vi stanno maggiormente a cuore e che si identificano nel vostro stile e nella vostra musica?

Sippo: Preferisco parlare di filtro più che di tematica; nel senso che ogni tematica può essere trattata (se escludiamo i temi Gangstar o di lotta di strada che ci sono del tutto estranei), l’importante è il modo in cui viene fatto. Le tematiche sociali, quelle introspettive, quelle riguardanti la Sicilia, i sentimenti o qualsiasi altra cosa, le affrontiamo facendole passare dal filtro della nostra esperienza e cerchiamo di renderle fruibili per chi ascolta, in modo da far riconoscere la gente in quello che scriviamo. Se posso esprimere una preferenza personale, adoro scrivere sui dilemmi interiori che la società attuale ci impone.
Barbo: Noi da sempre ci distinguiamo per testi molto intimi e personali, quello che si potrebbe dire conscious rap. Cerchiamo di analizzare un problema, o semplicemente un argomento con una lente molto introspettiva, capendo prima di tutto come noi viviamo e vediamo il concetto e poi cercando di trasmettere un’idea. Quando si deve dire qualcosa, la cosa migliore secondo me è prima di tutto spostarla su sé stessi e poi forse si può anche trovare una soluzione e comunicarla, a volte ci si deve fermare a raccontare come ce la si vive. In fondo il rap è questo, comunicazione.
Rico: Personalmente è fondamentale la visione.
Clope: Un po’ tutto quello che abbiamo intorno: quello che vivi, l’essere studente fuori sede, amici lontani. Quello che viviamo ogni giorno e che secondo noi è degno di essere sottolineato, messo a nudo, spulciato e analizzato sotto le sfaccettature che più ci piacciono. Quello che è degno di nota e che più ci colpisce, sotto una chiave strettamente personale e un punto di vista altrettanto personale…

Se doveste suggerirci degli artisti interessanti quali nome ci fareste?

Sippo: Senza dubbio tutti i rapper di Messina, che ha una scena di qualità altissima (Clima, Moskillz, Uattorio, Nobridge e tutti gli altri), della scena italiana senza dubbio il Colle Der Fomento di Roma, Dope One e tanta altra gente della potentissima scena napoletana, Kiave di Cosenza, Mirko Miro di Catania, Stokka e Buddy di Palermo. Se posso dare un consiglio spassionato però, ascoltate Evidence, di Los Angeles, Mos def e Talib Kweli di Brooklyn, Guru (RIP). L’importante è ascoltare musica fatta bene, col cuore.
Barbo: Ne avrei un milione, però visto che bisogna sempre essere attuali, senza mai scordarsi le radici, ne approfitto per dirvi che quest’anno sono usciti cd che faranno storia, e quindi vi consiglio di cercarvi i nuovissimi cd di Evidence, Common, The Roots, Pharoahe Monch, Jay-Z & Kanye West, Talib Kweli. Magari partire da questi cd e capire cosa è adesso l’hip-hop che secondo me è il più vero e poi andarsi a cercare Mos Def, Nas, ecc, fino ai più vecchi. L’hip-hop è vivo e sforna ogni giorno robe pazzesche. Segnalo anche i nuovi di Kaos – Post Scripta e Clementino – I.E.N.A. che sono due artisti italiani bravissimi, che dimostrano che anche in Italia è una cultura viva e in crescita.
Rico: Essendo io anche beatmaker (e cioè colui che si occupa della composizione dei beats) mi piace sempre suggerire artisti di musica “elettronica” che lavorano (più o meno) seguendo gli stessi procedimenti che opero io: Rjd2, Bonobo, Eskmo sono artisti che mi piace definire “fuori dai generi” e ai quali mi ispiro. Sempre per quanto riguarda l’ambito beatmakers suggerisco alcuni tra i miei preferiti: Hi-Tek, Apollo Brown, Gramatik, Kanye West, Statik Selectah, Pete Rock e la lista continuerebbe… Anche nel panorama italiano ci sono molti artisti validi come ad esempio: Shocca, Stokka, Zonta, OwuLong, Squarta e tanti altri…
Clope: Sarebbero tanti. L’Hip-Hop è frutto del Blues e mille altre correnti musicali quindi inizierei con: Muddy Waters, Chuck Berry, Etta James, Al Green, passando per RJD2, Bonobo, St. Germain, Ben Harper, Erykah Badu, Lauryn Hill, Nneka, arrivando a Mos- Def, Common, Jurassic 5, Dj Premier, Nas, Dr. Dre, De la Soul. In Italia: Colle Der Fomento, Neffa, Microspasmi, Fibra, Dj Lugi, Fuori Fase e Malebba.

State lavorando a qualche nuovo progetto?

Sippo: No comment, anche se un gruppo rap che si rispetti è sempre a lavoro… o no? Restate sintonizzati.
Barbo: Oltre i vari pezzi nuovi che facciamo uscire periodicamente, siamo sempre a lavoro, su tanti progetti, come Livello 0 potrebbe sempre arrivare un lavoro dalle Fucine del SoulSearching Studio, voi tenetevi sempre pronti.
Rico: Ufficialmente no. Ma il motto è: “Never Stop”.
Clope: Siamo sempre a lavoro, mica ci fermiamo!

Domanda di rito: Con o senza mecenate?

Sippo: Almeno per oggi, con!
Rico: Lasciamo a voi l’onere, noi facciamo quello che ci riesce meglio… Ad ognuno il suo!
Clope: Senza, di fix.

Ringraziamo e auguriamo tutte le fortune possibili ai Livello 0, o più semplicemente ad un vero gruppo di amici “ben prima di ogni beat o di ogni rima”.

Queste sono le coordinate per non perdere più di vista i Livello 0: