Le Carte

di Federica Casile

Il grunge muore e non l’hai vissuto abbastanza (da “Anni 90”, 2011). Questo “dispiacere” espresso nello scorso album si riversa nell’ultimo. Fare rock o trascinare il grunge negli anni 2000 non dev’essere facile, ma la vostra competenza in materia traspare in modo lampante. Da quanto tempo fate r’n’r? Avete sempre suonato insieme oppure provenite da percorsi diversi?

Abbiamo scoperto il r’n’n all’età di 14/15 anni… E da allora non abbiamo suonato altro.

Lo scenario musicale pugliese degli ultimi anni: pensate sia piuttosto vario e valido? Secondo voi, cosa spinge i giovani a convogliare forza e passione nell’arte di fare musica?

Assolutamente sì… Basta guardare le altre band sotto la nostra etichetta. Non ne abbiamo idea… A volte ce lo chiediamo anche noi… Sicuramente l’esigenza di voler comunicare, esprimere e trasmettere qualcosa.

Un incipit sognante che riporta lo sguardo su un qualsiasi lungomare salentino che rotola poi su un collo venoso. E’ una bandiera sventolata con rabbia per dichiarare un male comune, è contestazione giovanile d’altri tempi che oggi in pochi si preoccupano di alimentare con lo stesso entusiasmo. E’ un regalo che vale un abbraccio per la popolazione operaia tarantina, in un momento in cui l’aria è pericolosa. “Il tempo che non vivo” suona come un respiro profondo preso durante l’affanno per poter gridare più forte di prima, è davvero un grande brano che sta avendo un altrettanto grande successo. Come e quando è nata la stesura di questo spartito e delle sue parole?

L’idea di dedicare il video… Quindi il brano all’ILVA di Taranto è stata un’idea del regista Tiziano Russo, il brano di per sé voleva rappresentare sì un disagio simile ma in maniera più generica ed è stato scritto quasi un anno fa, è stato lui quindi che dopo aver ascoltato il brano l’ha ritenuto perfetto in ogni parola a quella tematica.

In 100 c’è anche una cover di “Mio fratello è figlio unico”. Un brano sempre attuale, che offre varie chiavi di lettura, oltre ad essere un grande omaggio ad un grande artista. Perché questa scelta?

Perché cercavamo una cover lontana dal nostro genere in modo da reinterpretarla con sonorità completamente diverse, ovviamente rispettando sempre la stesura originale.

La formazione del gruppo risale al 2007 e nel giro di poco tempo, vincendo il contest per band emergenti di due anni fa, avete suonato sul palco dell’Heineken Jammin’ Festival. Come avete vissuto quest’esperienza e quindi quelle collaterali?

Un effetto incredibile, dividere il palco con band che hai ascoltato tanto durante la tua adolescenza e che hai sempre ripetuto irraggiungibili è qualcosa di assurdo… Speriamo in futuro di provare emozioni simili.

Nel mese di Ottobre avete girato un bel po’ promuovendo il nuovo album. Prossime date significative?

Per ora rimarremo a suonare in Puglia e tutte le date si possono trovare su https://www.facebook.com/leCarteband

La Rivolta Records è la “pura forza indipendente” de Le Carte. Credete molto in questo concetto? E più genericamente, con o senza mecenate? Grazie mille, ragazzi.

L’etichette indipendenti sono l’unica via per cercare di salvare il salvabile nella musica Italia. Ciao grazie a voi.