Laurex Pallas

Laurex Pallas. Più volte avete sottolineato la pronuncia esatta del nome della vostra band. È davvero nato tutto su Skype?

A volte gli aneddoti non serve inventarli. È davvero nato tutto su Skype. Stavamo discutendo sul nome del progetto e Fabio aveva sul piatto del giradischi un vecchio 45 giri di un certo Larry Lurex. Siamo partiti da lì, mescolando un cognome con un nome: la Laura di Petrarca. Poi, siccome si discuteva di bellezza e, in qualche modo, di divinità, ho voluto citare la dea delle automobili, la Citroen Déesse, dai più conosciuta con il nome di Pallas. Come ho già ricordato in passato, ci abbiamo messo cinque minuti per trovare il nome e cinque anni per incidere il primo disco. Ironico, se ci pensi.

La vostra formazione, che prima era un duo, si è ampliata con l’arrivo di 4 nuovi musicisti. È subito scattato il giusto feeling o, almeno inizialmente, è stato difficoltoso raccordarsi?

Il feeling con Anna, Alberto, Peco e Maro c’era ancor prima che si unissero a noi per il semplice fatto che sono i nostri migliori amici e inconsciamente facevano già parte dei Laurex Pallas. È stato naturale che fossero loro a completare il mosaico. Andiamo in vacanza insieme, andiamo a cena insieme, facciamo viaggi insieme. E, ovviamente, suoniamo insieme. Prima o poi apriremo anche un’attività tutti insieme… chi lo sa…

In ordine: “La classicissima Coppi – Mercuri” e “L’Ultima Liegi – Bastogne – Wembley”. I nomi dei vostri dischi hanno sempre riferimenti sportivi. C’è qualche altro significato allegorico da scoprire?

Per la verità il riferimento non è allo sport. Più precisamente è un riferimento ciclistico mescolato a elementi derivanti dall’immaginario rock. Lo stadio di Wembley, ad esempio, è lo stadio da concerti per eccellenza. Il motivo di questa scelta è semplice: abbiamo voluto utilizzare il ciclismo come metafora di fatica applicata a un contesto musicale. Anche le illustrazioni della copertina dell’album vanno in questa direzione: un ciclista la cui testa è un mappamondo astratto su cui sta un altro ciclista con la pettinatura di Elvis, gli occhiali di Buddy Holly, i baffi di Freddie Mercury e la maschera da Aladdin Sane.

Alcuni hanno definito il vostro ultimo lp “poco acustico e poco complicato”. Il giudizio non ci trova assolutamente d’accordo. Vi chiediamo di darci 3 aggettivi affibbiabili al vostro ultimo album.

Bislacco, stratificato, pop. Sei d’accordo?

Swin – pop rock – un pizzico di jazz – un pizzico di elettronica. La ricetta vincente è quella di mescolare generi e strumenti?

La ricetta vincente è trovare un suono che sia fatto anche di sfumature. E una poetica che ti rappresenti. Ci piace molto mescolare gli ingredienti ma la cosa più importante è sapere cosa si vuole cucinare. Se ascolti bene l’album, ti accorgerai che l’ossatura di tutti i brani è molto semplice. Siamo stati molto rigorosi sotto questo punto di vista, al massimo due o tre strumenti. Poi ne abbiamo incisi altri cento, ma solo per dare tinte più precise a ciò che già esisteva in nuce. Siamo fermamente convinti che la compattezza sia molto importante, anche perché la musica che facciamo deve rappresentare ciò che siamo e non essere un’accozzaglia di emulazioni. Ad ogni modo, nel nostro caso, la cosa che non può mai mancare è un ritornello da cantare anche in doccia.

Che rapporto hanno i Laurex Pallas con la tecnologia?

La tecnologia ci piace molto. A chi non piace? Il nuovo è sempre ben accetto. Ma ci sono elementi del passato che troviamo molto affascinanti. In studio ci piace provare di tutto ma poi è necessario fare delle scelte. E si torna a ciò di cui parlavo prima: non basta mescolare le cose più disparate per ottenere un buon risultato. In sostanza, siamo dei Mac-User che ascoltano le partite con la radiolina a transistor.

E con l’ukulele?

L’ukulele è lo strumento punk per eccellenza… tira fuori il genio e la sregolatezza. Basta poco per riuscire a strimpellare qualcosa con un ukulele, eppure si tratta di uno strumento con una personalità molto forte. A me piace perchè è piccoletto ma combatte con valore e coraggio anche contro le testate MESA-BOOGIE!

Se doveste suggerirci un musicista o una band emergente sulla quale puntare che nome ci fareste?

Non dirò nulla di nuovo ma trovo che “I moralisti” degli Amor Fou sia un album bellissimo.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Via! Mecenate.

Da parte nostra un grande ringraziamento va ai Laurex Pallas e a Daniela Calvi.

Coordinate utili: