Laradura

Cosa succede quando una voce (e chitarrista) messinese, un batterista palermitano, un chitarrista sardo ed un bassista calabrese si incontrano?

Ne esce fuori un casino! Scherzi a parte questo mix per noi è un’esplosione di sentimenti forti, gioia rabbia e amore vissuti intensamente. Confrontarsi con persone che provengono da realtà diverse dalla tua è sempre molto stimolante.

La voce di Luca, in alcuni momenti, ci ha fatto pensare ad Emidio Clementi (Massimo Volume). Vi chiediamo: quali rock band italiane vi hanno maggiormente influenzato?

Sicuramente non si tratta solo di gruppi stilisticamente vicini a noi, ad esempio potrei dirti gli Area, cantautori come De Andrè o i primi Marlene Kuntz. Le influenze maggiori provengono invece da band fuori confine come King Crimson, Pink Floyd, artisti come Brian Eno, tutta la scena musicale anni settanta, per arrivare a Slint e Radiohead.

Il vostro primo lavoro discografico si chiama “Senza fine”, disco da molti definito un vero e proprio “saggio intellettuale”. In effetti i vostri testi sono molto elitari. Quali sono i temi che attraggono e stimolano i Laradura?

Principalmente i mutamenti interiori, tutto ciò che appartiene alla sfera delle emozioni, dell’amore e dei rapporti umani. Metafore che raccontano, ad esempio in Altrafaccia, come svegliandosi al mattino ci si trova ad avere una consapevolezza differente rispetto al giorno prima. In un attimo i dubbi si dissolvono e la realtà cinica e spietata viene affrontata con la tranquillità di chi conosce sempre più a fondo la vita. Oppure in Notte Verde, brano tratto dalla rielaborazione di una poesia di Federico Garcia Lorca, dove la momentanea felicità data dal ripararsi nell’oscurità della notte lascia il posto all’amarezza delle conseguenze a cui porterà questo comportamento.

“Senza fine”, 9 tracce per quasi 50 minuti di grande musica. Possiamo chiedervi se c’è un brano preferito?

Non c’è un vero e proprio brano preferito su tutti. Diciamo che uno dei papabili potrebbe essere Chiaroscuro non a caso messo a chiusura dell’album. Un urlo consapevole liberatorio pieno di rabbia di certezze e di positività, ciò che occorre per raggiungere i nostri obiettivi senza paure ne rimpianti.

Ci preme sottolineare come il vostro album sia stato registrato in presa diretta (Red Birds Records). Pur se rischiosa, la vostra scelta vi ha premiati. Il risultato è un groove impeccabile che esalta tutto il vostro interplay musicale. Quanto sono durate le registrazioni e quali difficoltà avete incontrato?

Grazie per l’apprezzamento. L’album è stato totalmente autoprodotto e successivamente si è deciso di pubblicarlo per la Red Birds Records. Oltre la “presa diretta” si è scelto di rimanere insieme per tutta la durata delle riprese dormendo in loco e così ci siamo ritrovati al Lotostudio nel bel mezzo della pianura romagnola. La cosa fantastica è stata che il primo giorno è arrivata una bufera di neve che ha coperto tutta l’Emilia Romagna, isolati, mezzo metro di neve tutt’intorno, silenzio e musica. Le registrazioni sono andate avanti per 6 giorni in un atmosfera surreale, una magia che ci ha portato fuori dal mondo. L’unica difficoltà è stata il recupero in tempi record di Valentino, che appena finito di montare la strumentazione in studio è finito al pronto soccorso per intossicazione. La colazione a base di chitarra del mattino successivo ha sistemato tutto…

Dalle righe del vostro sito si legge che, per voi, il suono rappresenta il viaggio e le parole la realtà. Dunque: “Ritorno al vento” e “Tony Cascella” sono per voi dei viaggi sconfinati?

Viaggi sconfinati: senza limiti di lingua di tempo di sesso di razza e di età. Le parole per quanto siano interpretabili ci tengono sempre da qualche parte, di conseguenza spesso si prova a dare al testo una collocazione spazio temporale… ecco la musica ti fa andare sicuramente oltre.

Il video di “Senza fine” finalista al PIVI 2011 (Premio Italiano Videoclip Indipendente) è un vero e proprio spaccato di vita quotidiana. Colpisce la leggerezza con cui siete riusciti a rappresentare le diverse generazioni. Cosa ha ispirato principalmente il soggetto del videoclip?

Il testo chiaramente è stato il punto di partenza, insieme alla profonda e alquanto stimolante collaborazione con Leonardo Ferraro -Airbalak-, amico ed artista poliedrico. A completare l’opera le lunghe chiacchierate condivise sul periodo difficile e delicato che stiamo attraversando, risultato di decenni di politiche sociali sbagliate, di idee vecchie intrise di malaffare, di sottovalutazione della cultura e delle arti come strumento educativo per la società. La nostra generazione, consapevole del fatto che “vivere oggi è più semplice di quanto non lo sarà in futuro”, vive un periodo nel quale vede svanire davanti ai propri occhi le speranze per il domani, un periodo dove trovare lavoro è sempre più difficile, dove i licenziamenti sono all’ordine del giorno, dove la felicità nascosta da sempre nelle piccole cose non viene percepita se non spettacolarizzandola. Un’amara realtà che non deve far smettere di sognare ma portare l’essere umano a fermarsi e riflettere di fronte ai problemi, affrontandoli con spontaneità e con la giusta energia.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Beh, direi che la risposta sia stata già data in precedenza, sicuramente senza.

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