Il disordine delle cose

Chiedervi della copertina del vostro ultimo disco ci aiuterà a capire molto di voi. Quel telo trasparente posto sui vostri capi sembra proteggervi ed isolarvi da ciò che vi circonda. Da cosa volete mettervi al riparo?

Abbiamo sempre avuto la necessità di “isolarci” nella prima fase di produzione di un disco. Per il primo ci eravamo ricavati una settimana da vivere tutti insieme in una baita di montagna. Per questo abbiamo deciso proprio di partire. L’idea è che riusciamo a focalizzare molto meglio le idee se le osserviamo da “lontano”. Questo disco ci ha davvero coinvolti completamente e per molto tempo siamo stati davvero suoi prigionieri. La copertina vuole sia richiamare le tinte fredde che abbiamo ricercato per questo disco, sia l’idea d’essere intrappolati sia nel suo contenuto che nel suo contenitore. In questo album c’è infatti tantissimo, di ognuno di noi.

“La giostra” arriva dopo due anni (poco più) dal vostro album d’esordio. Per le registrazioni avete optato per l’Islanda e nello specifico per lo studio e la sala prove dei Sigur Ros. Questa scelta di emigrare a l’estero ha una precisa motivazione?

Assolutamente. Durante la fase di pre-produzione ci siamo accorti di voler approfondire sonorità e influenze del rock nord-europeo e miscelarle con la nostra naturale propenzione al cantautorato italiano. Quale miglior modo allora se non andare in quelle terre e portarvi tutte le nostre influenze? Fortunatamente abbiamo saputo dell’esistenza del sundlaugin studio e, dopo averli contattati e fornito loro i provini dei brani capendo che anche loro erano effettivamente interessati e molto propositivi verso questo lavoro, siamo partiti! Poi lì abbiamo trovato esattamente quello che cercavamo, strumenti rari da trovare negli studi italiani e che erano esattamente ciò che cercavamo.

La vostra attenzione per i suoni è quasi maniacale e ciò emerge chiaramente sin dai primissimi ascolti. Tuttavia, l’uso di strumenti come l’harmonium o il glockenspiel non affievolisce, un po’, il vostro lato rock?

Come ti dicevo erano esattamente i suoni che volevamo cercare. Sì, siamo decisamente maniacali, ma perché teniamo davvero a curare ogni dettaglio dei nostri lavori nel modo migliore possibili: gli arrangiamenti devono suonare all’unisono che le voci e le melodie speriamo davvero di esserne stati capaci. Ci piace l’idea di scrivere musiche in modo molto visuale, in modo che siano in grado di dare suggestioni e valorizzare i testi.

Curiosità: il vostro singolo “Sto ancora aspettando” ha un testo molto intrigante. È ispirato ad una storia realmente accaduta?

Quasi tutti i nostri testi partono da fatti realmente accaduti direttamente o indirettamente a noi. Ma questi sono solo spunti di riflessione che cerchiamo di approfondire in modo più distaccato. Sono anche spesso spunti che ci permettono di esplorare modi di scrivere nuovi, per noi, e non consueti. Sto Ancora Aspettando ha la struttura della lettera proprio perché vuole sottolineare una distanza che si cerca di colmare, in un modo o nell’altro, riuscendoci o meno.

La tournée del 2010 ha contato oltre 100 date, anche per questo ultimo disco si preannuncia un tour ricco di live?

Lo speriamo davvero. Il palco è il luogo naturale dove portare la nostra musica e il posto dove ci troviamo più a nostro agio. Per il momento abbiamo ultimato un tour promozionale con più di venti concerti in poco meno di due mesi. Ora siamo fermi in attesa di completare il calendario estivo, credo ripartiremo molto presto.

Recentemente avete fondato la vostra etichetta indipendente (Cose in disordine), cosa vi ha spinti a compiere questo passo così importante?

Siamo sempre stati molto testardi e molto indipendenti in ogni nostra scelta. Anche in questo caso abbiamo investito molto tempo e risorse in questo disco, dalla volontà di produrlo artisticamente da noi alla concreta idea di attuarlo in tutto e per tutto come un nostro lavoro. L’idea di aprire un’etichetta nasce proprio da qui e dal fatto che era un sogno nel cassetto da tempo. Non sappiamo bene se verrà usata solo per i nostri lavori o anche per qualche altro artista. Per il momento è lì e aspetta di avere una veste più precisa nel momento in cui ultimeremo la promozione di questo album.

A proposito di autoproduzioni… domanda di rito: con o senza mecenate?

Senza mecenate!

Grazie ragazzi.

Coordinate utili: