Heretic’s dream

di Alessandra Lamonica

Il vostro progetto musicale nasce e cresce Oltre Manica, in uno scenario musicale e sociale che sembrerebbe essere più aperto e offrire più possibilità rispetto a quello italiano. È realmente così, secondo la vostra esperienza?

In Inghilterra, soprattutto a Londra, è senza dubbio più semplice suonare. I locali sono innumerevoli e in genere disposti ad offrire una opportunità a tutti. La nostra “gavetta” a Londra è stata intensa, abbiamo suonato in piccole ma caratteristiche venues così come in grandi locali come il Nambucca, il Monto Water Rats, il Cargo, l’O2 Academy2. Da giugno 2011, abbiamo all’attivo oltre 90 date, tutte costituenti un bagaglio di esperienza impagabile, che consigliamo caldamente a tutte le band che si lamentano del trattamento a loro riservato dai locali in Italia e della situazione palco/fonia dei locali Italiani……Per la nostra esperienza la condivisione del “bene musica” è praticata in pieno spirito di sincerità tra le band all’estero, e si respira un clima di festa lontano dalle invidie che spesso caratterizzano la scena emergente Italiana.

La voce femminile ha un ruolo decisamente di primo piano nella vostra musica, è caratterizzante; ma, almeno qui in Italia, pare sia un’opinione diffusa che il metal possa anche farne a meno. Sicuramente avrete dovuto scontrarvi con critiche, diciamo così, “antifemministe”. Quali sono le limitazioni, le prevenzioni, ma anche le possibilità e le aperture per una “frontwoman” nella scena rock/metal odierna?

Female fronted metal bands valevoli in Italia ce ne sono, ma concordo che il mercato non le favorisce. A ciò si aggiunge che la mia voce non rientra nei canoni delle cantanti femminili metal, e del resto questa è proprio la nostra peculiarità. Ad avvalorare la vostra affermazione sul female metal e in generale sulla scarsa apertura alla “diversita’” in Italia, il nostro nuovo disco sta riscuotendo pareri molto favorevoli all’estero, soprattutto in Germania e Svezia, e critiche nelle recensioni di blog di settore metal Italiano, che storcono il naso soprattutto davanti alla variegata proposta di generi musicali del nostro disco, che presenta il pezzo thrash seguito da un acustico bossanova per poi passare al pezzo rock e a quello goth. A quanto pare all’estero stanno apprezzando il nostro coraggio di uscire dal coro, spiazzando un mercato di norma arroccato in regole ben definite, mentre in Italia il nostro esperimento a volte viene percepito come mancanza di direzionalita’. Per fortuna non sempre, infatti vantiamo belle recensioni anche in terra Italiana, da addetti ai lavori che delineano una identita’ proprio in questa varieta’ di suono e alla caratterizzazione di una voce cosi’ poco metal.

Il vostro primo album, The Unexpected Move, è stato ben accolto, ha avuto buone recensioni ed una larga diffusione, anche grazie ai passaggi in radio. Come vi ponete, in quanto fruitori e in quanto musicisti, nei confronti di questo medium? Quanta importanza ha avuto per voi e il vostro lavoro?

L’anno scorso ho dovuto inventarmi ufficio stampa e promozione, contattando personalmente radio, blog, riviste musicali, richiedendo recensioni e proponendo l’album per eventuali passaggi radio. Considerandoche non è il mio lavoro, dopotutto posso ritinermi soddisfatta dei risultati ottenuti. Oggi ci avvaliamo di uno tra i migliori uffici stampa sul mercato Italiano, la Safe&Sound, e per la promozione in Italia anche della Narcotica Promotion. In Europa l’attivita’ mediatica è curata dalla tedesca Rock N Growl e in parte anche dalla inglese Two Side Moon, mentre in Sud America dalla True Metal Press & Management. In particolare in Italia la Safe&Sound sta facendo la differenza in termini di esposizione mediatica, radiofonica e di stampa. Nei panni di fruitore della radio, ammetto di amare questo mezzo, anche perchè sono appassionata di pop che resta sia in Italia che in UK uno dei generi piu’ acclamati in radio.

La vostra musica è un amalgama intrigante di sensazioni e atmosfere rapportabili a diversi ambiti della macrozona metal/hard-rock. Quali sono le vostre influenze?

Siamo 5 persone molto diverse appassionate di differenti generi musicali. E il rispetto di ciascuno e’ totale, come la stima. Sebbene si possa affermare certamente che i pezzi si originino da riff di Andrej, è altrettanto vero che ciascuno è lasciato libero di scrivere le proprie parti e in sede di arrangiamento le idee di ciascuno sono ugualmente ascoltate e considerate. Le nostre session sono virtuali tavole rotonde (nella realta’ largamente videoconferenze multi punto Italia-Roma!). Personalmente credo che ogni musicista con una sensibile esperienza del settore possa scrivere musica “vincente” se lo desidera, conoscendo le dinamiche del business e comprendendo gli umori e le mode del momento. Ed è li’ il punto cruciale: se la musica la si scrive per il mercato o per se stessi. Il pubblico con noi è diviso dicotomicamente, e non ci sono mezze misure. Chi per le proprie orecchie si attende sonorita’ entro la proprio comfort zone non può che criticare il nostro prodotto, chi è alla ricerca di uno shock sonoro resta incuriosito da noi.

Definirei Walk The Time un album in chiaro-scuro, ricco di suggestioni e di sfumature originali che sorprendono e gli conferiscono il giusto equilibrio tra grinta, passione ed anche emotività. Outcasted, il primo brano, sembra condurre letteralmente per mano all’interno di una dimensione esistenziale che non tarda a rivelarsi un cosmo di emozioni. Come nasce Walk the Time?

Wow, sono lusingata da una tale puntualità descrittiva, vi ringrazio. Walk the time è un viaggio nel tempo di una esistenza, la mia, ma poichè siamo tutti figli, fratelli, lavoratori, genitori, amici, esseri umani, ritengo ciascuno possa ritrovarsi in questo viaggio, personalizzandolo. In particolare Outcasted colpisce per i riff affatto metal di fondo, testimonianza della mano del Maestro Gabriele Bellini, che ne e’ il direttore artistico. Abbiamo iniziato a comporre Walk the time a settembre dell’anno scorso, nel frattempo abbiamo dovuto affrontare vari cambi di line up, continuare a garantire la presenza live, conciliare le vite familiari, risolvere i problemi personali…..Per noi la musica e’ un mezzo di espressione, uno strumento di catarsi con cui avvicinarsi a se stessi e al genere umano. Non conosciamo altro modo di fare musica se non quello di raccontarsi.

Believing in You e Before the Storm sono pezzi che sicuramente colpiscono. Il primo per la presenza pregnante delle sonorità del flauto, dà il senso di un cambiamento, un po’ quel respiro profondo che serve per riprendersi dallo sfogo o per raccogliere le idee in vista di un confronto prossimo. Il secondo per l’argomento che tratta, la maternità, con le gioie e le paure annesse. Due scelte singolari…

Nell’ottica del racconto di cui parlavamo prima, l’esperienza della maternità è tra le più scioccanti e totalizzanti di una esistenza. Scopri di portare una vita dentro di te e questo stravolge le tue abitudini, la visione di te stessa; il senso di responsabilità cresce insieme alla pancia e con esso il timore della ineguatezza, che in verità non abbandona mai, soprattutto se chi ti sta intorno critica il tuo essere genitore proprio a causa della passione che hai per la musica. Non essendo ad oggi la mia principale attività (sono un ingegnere), essa viene percepita come un hobby intenso che “distrae” da attivita’primarie come dedicarsi ai figli. Andrej ed io pero’ abbiamo instaurato un equilibrio familiare che funziona, rendendo nostro figlio partecipe di ogni aspetto familiare fin da subito. Ieri mio figlio, 5 anni, mi ha detto al telefono (stavamo per rientrare dalla Repubblica Ceca dove abbiamo suonato sabato): “Mamma la tua musica è stupenda”. Potevo sentire Chains of Blood (traccia #2 del disco) in sottofondo. Mi ha commosso profondamente, chiaramente al di là dell’apprezzamento in sè per la musica il suo messaggio era multidirezionale: ha voluto farmi sapere che la musica ci lega anche nella distanza e che comprende la mia passione. Del resto pochi giorni fa è stato l’anniversario della morte di mia madre e se c’è qualcosa che mi fa stare male è il non avere nessuna registrazione della sua voce… Il flauto di Believing in youè del nostro batterista, Maurilio Di Stefano. L’espressione del suo lato femminile, come dice lui, come la batteria lo è di quello maschile. Come vede già ammettere di avere due lati come fa Maurilio non è la norma nel mondo metal….

Heretic’s Dream, il sogno dell’eretico. Chi o cosa è per voi un “eretico”? e cosa sogna?

La musica è il sogno. E solo un eretico può sognare di convogliare così tante differenti sonorità entro un unico progetto, delineando proprio nella mancanza di una specifica direzione sonora la identità di una proposta musicale.

Un’ultima domanda: con o senza mecenate?

Poichè per quanto ne so con il termine mecenate ci si rivolge ad un benefattore delle arti anche in termini si sostegno economico, mi trovo a dover rispondere senza. Ma abbiamo un nutrito gruppo di persone che si prendono cura di noi, dalla casa discografica alla booking agency. E poichè avere qualcuno che tutela i tuoi interessi non ha prezzo ed ha un valore enorme, in fondo sì, abbiamo più di un mecenate.

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