Giampiero Riggio

Giampiero, il tuo percorso musicale è datato 2004. Cos’è cambiato da quella prima volta alla “Galleria Zelle Arte Contemporanea”?

Il concerto a Zelle ha segnato l’inizio della mia (saltuaria) attività live. È stato un momento molto intenso, per il quale ho lavorato con Claudio Cataldi e Gero Bonaccolto per rendere “suonabili” dei brani che non erano stati pensati per quella dimensione. Forse è cambiato il tipo di approccio alla composizione. Adesso, quando mi capita di scrivere, mi chiedo fin da subito come potrei rendere il brano dal vivo.

Alla voce strumenti troviamo pianoforte, chitarra e… ?

Tutto quello che ho a portata di mano. Ultimamente cambio spesso casa e non riesco mai a portarmi dietro tutto quello che vorrei, quindi cerco sempre qualcosa di nuovo. Mi piace collezionare di tanto in tanto piccole tastiere e organetti che trovo nei mercatini. In generale tendo ad usare tutto quello che mi capita vicino e che emetta suoni.

L’inizio del 2012 ha portato la rivisitazione e rivitalizzazione di un tuo vecchio progetto musicale: “Separations”, con l’aggiunta di sette remix e un inedito. Da cosa deriva questa volontà di rispolverare questi vecchi brani?

La riedizione è uscita per la neonata etichetta La Vigna Dischi, per mano di Paolo Tedesco, caro amico, musicista, organizzatore di varie rassegne musicali nella provincia di Trapani (gli house concert di Macondo e il festival estivo Rock The Casbah! Fest) con cui ho spesso suonato e collaborato. Il disco è stato un po’ il motivo che ci ha fatto incontrare, quand’è uscito nel 2008 e, quando Paolo mi ha proposto una riedizione che facesse da “numero zero” per La Vigna, non ho esitato, nonostante non mi piaccia sempre far “ritornare” cose che ho fatto in passato. I remix sono stati una mia idea, per dare un nuovo senso al lavoro, ormai datato, per farmi superare quella ritrosia.

“Separations” è un disco che necessita di molti ascolti. Chiunque voglia usufruire dei suoi effetti benevolmente collaterali è obbligato ad estraniarsi, almeno per un po’. Quali sono le principali differenze (e peculiarità) tra il Side A ed il Side B?

I pezzi originali, quelli del Side A, sono il risultato di registrazioni impulsive, editate successivamente, senza pensare alla pulizia del suono, alla struttura dei brani, al perché. Molti arrangiamenti e testi sono stati quasi improvvisati. Il Side B ha più elettronica dentro, ma anche questi remix sono stati fatti in maniera abbastanza immediata. In questo senso i due lati si somigliano abbastanza, anche se hanno un sapore leggermente diverso.

Mi lascio introdurre dalle parole di Davide Iacono: “Il fruitore accondiscendente di Riggio è un rivoluzionario da materasso, un sopito estremista da piume d’oca”. Tu, sei riuscito a tracciare i tratti principali di chi ti ascolta?

Francamente no. Me lo sono chiesto, ma senza arrivare ad una conclusione, quindi mi fido del buon Davide: mi piace l’idea dell’ascoltatore assopito.

Lo scorso aprile, con la regia di Salvino Martinciglia, è stato realizzato lo splendido video di “The Evening, Naked”. Parlaci di questa clip.

Salvino ha colto perfettamente il senso del brano, facendone un video veramente stupendo. Il merito è tutto suo, non ne abbiamo discusso prima, non ci siamo mai incontrati: mi sono limitato a guardare commosso il prodotto finito.

Quant’è difficile, oggi, scardinare le logiche e leggi del mercato musicale? Il free download rimane l’unica strada possibile?

Sono sincero: non conosco né le logiche, né le leggi del mercato musicale. Non ho idea di come si arrivi al mainstream. Non ti nego che una distribuzione ampia della mia musica mi farebbe piacere, ma forse non sono né la persona né il musicista adatto. Mi sono sempre trovato a mio agio in distribuzioni piccole, ma fatte con grande cura e passione. Sono ancora affezionato all’idea di un supporto fisico per la musica, il free download non mi pare abbia la forza per sostituirne il valore.

A proposito: con o senza mecenate?

Assolutamente senza!