Georgia Lee

Georgia Colloridi (aka Georgia Lee) è una musicista e produttrice romana dal gusto elitario e raffinato. Diversi i progetti che la vedono coinvolta; lead vocal negli Elettronoir, voce e coproducer insieme a Natasha Giordano nel duo elettronico Belisma. Recentemente ha partecipato, con successo, a Top Dj arrivando ad una passo dalla finalissima.

Come convivono in un’unica anima una dj, una producer ed una event manager?

Convivono pacificamente in 35 mq insieme all’anima di un chitarrista:) Sono sempre stata una persona dinamica, creativa ed allo stesso tempo molto “quadrata”, forse anche grazie alla mia formazione accademica, per cui riesco a gestire con facilità tutte le mie attività.

Tra le tue “corde” l’elettronica, la disco e la indie dance. Nella tua crescita personale qual è il filo conduttore che lega i diversi generi e che ha determinato la tua formazione musicale?

Nessuno. Non ho mai avuto un filo conduttore musicalmente parlando. La mia formazione musicale è stata molto eclettica. Sono cresciuta ascoltando i dischi di mio padre, che mi ha insegnato ad apprezzare diversi generi musicali. In casa si ascoltava di tutto, dal blues di Bessie Smith, al rock progressive dei Genesis, dai Beatles a Vangelis, da Tom Waits (il mio artista preferito) a Lucio Dalla, passando per Chopin e Bach, Jean Michelle Jarre e Michelle Petrucciani. Non mi sono fatta mancare nulla! Questo probabilmente ha contribuito alla mia “schizofrenia musicale”, che mi ha sempre portata a non avere pregiudizi nei confronti di artisti e delle loro sfaccettature. Amo ciò che mi fa battere il piede. Ed il cuore.

Trovi difficoltà nel “vivere” all’interno di generi musicali che, nel nostro Paese, rispetto ad altri, si trovano un po’ in ombra?

Difficoltà economiche più che altro! Chiaramente le resistenze nei confronti di chi non fa musica mainstream ci sono ma credo siano superabili. Moltissimi artisti (i migliori artisti a mio avviso) sono partiti dal basso per poi emergere. In Italia forse questo processo è più lento ma possibile. Ad ogni modo, essere considerati “di nicchia” ha i suoi lati positivi: magari ti ascoltano meno persone, ma una volta che si innamorano del tuo sound difficilmente ti lasciano andare. Lo vivo quotidianamente con la mia band, gli -ELETTRONOIR-; il nostro è un pubblico paziente, che preferisce acquistare il disco originale, che cerca un rapporto, un filo diretto e che si sposta di città in città per assistere ai nostri live. E questa è un’immensa soddisfazione. Tra pochi mesi usciremo con il nostro nuovo disco (autoprodotto come gli altri 3) che ha richiesto molto lavoro e, nonostante i tempi di attesa molto lunghi (quasi 3 anni dall’uscita del precedente), i fans hanno sempre lo stesso entusiasmo.

Insieme a Natasha Giordano condividi il progetto Belisma, un duo elettronico che tra ispirazione dalle produzioni disco dei primi anni 80. Quali sono le potenzialità del progetto e quali le principali resistenze sin ora incontrate?

Il progetto è nuovo, stiamo ultimando la produzione del nostro primo album arricchendolo e lavorando meglio sulla ricerca sonora. Le potenzialità sono ampie perché è un lavoro che incontra i gusti musicali di diverse fasce di pubblico. Le resistenze sono chiaramente legate alle relazioni con le etichette discografiche che ormai pretendono “prodotti” già confezionati e ricevono moltissimo materiale da chiunque, per cui è sempre più difficile essere notati, soprattutto in Italia. Noi proseguiamo per la nostra strada fedeli al nostro sound e autoproducendoci ed autopromuovendoci. Finora, nonostante non ci sia stata una vera e propria uscita discografica abbiamo raggiunto già degli ottimi risultati legati agli ascolti, soprattutto in Germania, dove siamo anche finite in una classifica indipendente molto seguita con ben 2 brani, Olga e Love is Religion, occupandone il primo posto.

Come reputi la tua partecipazione a Top DJ e quali modifiche (se ce ne sono) apporteresti al format?

La mia partecipazione a Top Dj è stata un’esperienza molto formativa, sia umanamente che professionalmente. Top Dj è arrivato in un momento particolare della mia vita e mi ha dato una botta di “adrenalina” che mi è servita tantissimo. Non sono mai stata una persona competitiva, né aggressiva e non avevo mai partecipato ad un contest. Oltretutto sono molto timida, cosa che probabilmente a volte è stata vissuta dal pubblico come una forma di distacco e di arroganza. In realtà sono una persona molto umile e disponibile. Per quanto riguarda il format, è stato un work in progress che ci ha coinvolti giorno dopo giorno attivamente. Sia gli autori che la redazione ci hanno dato molto spazio ed hanno accettato con entusiasmo le nostre idee ed i nostri suggerimenti. Top Dj è stato un progetto ambizioso che ha cercato di rendere fruibile ad un pubblico vasto il lavoro del dj, che dai più è visto come un gioco o come un hobby. Grazie a questo format, nonostante i pro ed i contro, è stata ridata dignità al nostro lavoro. E questo è avvenuto anche per quanto riguarda la scelta della presenza femminile, in questo caso mia e di Shana, lontane dagli stereotipi delle solite dj esibizioniste, tutta immagine e nessun contenuto, che spero spariscano presto dalla scena del clubbing perché denigrano tutta la categoria. Modifiche? Sicuramente ce ne sono, si può sempre fare meglio, ma direi che per essere una prima edizione è stata più che soddisfacente e che tutti hanno fatto un ottimo lavoro!

Quanto conta l’aspetto in un musicista? Il tuo rispecchia l’energia e le sensazioni che custodisci dentro?

Questo è un tasto dolente! Confesso che in realtà per me l’aspetto conta pochissimo in un musicista, ma mi rendo conto che per il pubblico conta molto. Io amo vestirmi e presentarmi in un certo modo, ma lo farei anche se non fossi una musicista. Lo faccio per me, non per gli altri. Ci sono artisti che seguono la moda, altri che la fanno, altri ancora che forse avranno cambiato solo i calzini da quando hanno iniziato a fare musica! Tom Waits per esempio, si è sempre vestito così. E’ buffo perché in alcuni dei suoi video di esibizioni live riprese negli anni, gli altri musicisti cambiavano look in base anche al periodo ed alla moda del momento, mentre lui era sempre uguale… senza tempo. Trovo che questo sia meraviglioso.

Se dovessi privarti di una tua peculiarità artistica di quale potresti fare a meno?

La danza. Tanto non ha mai fatto per me!

Ricordi ancora il primo disco che hai acquistato?

Si certo! Ho acquistato il White Album dei Beatles in vinile quando avevo 6 anni, insieme a mio padre in un piccolo negozio di dischi vicino casa. Insieme a quello abbiamo comprato anche un disco di Jim Croce ed uno di Mahalia Jackson.

Quanto è importante essere liberi ed indipendenti nelle proprie produzioni?

Ormai è fondamentale. Un artista si definisce tale perché fa quello che vuole e propone quello che vuole; altrimenti non sarebbe nulla di più di un semplice impiegato. Il risvolto negativo è che a volte per realizzare alcune produzioni ed alcuni suoni, soprattutto nella musica elettronica, si necessita di macchine ed attrezzature costose e difficilmente reperibili e sicuramente avere un buon budget ed uno studio serio a disposizione aiuta. Aiuta anche avere una distribuzione ed una buona struttura di promozione alle spalle ma queste sono tutte cose che possono essere autogestite dall’artista creando un suo team. Sicuramente ci vuole più tempo e più fatica ma non è impossibile! In ogni caso essere supportati da una buona struttura sicuramente è un plus.

A proposito: con o senza mecenate?

In questo caso direi automecenate!

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