Fede Mouch

di Federica Casile

Motori di ricerca, social network o blog: digitando “Mouch”, i primi termini che appaiono sono architect, designer, graffiti writer, sound producer. Cosa c’è prima di tutto? E quale valenza hanno singolarmente?

Si tratta di un insieme inscindibile di passioni che porto avanti parallelamente da molto tempo e mi è impossibile stabilire cosa viene prima di tutto! Tutte queste cose vivono dentro di me e si influenzano a vicenda, facendomi passare attimi di totale confusione mentale alternati a situazioni di calma (apparente) lucidità. È un po’ come un brainstorming continuo, molto utile a livello creativo… anche se contemporaneamente può rivelarsi dannoso a livello concreto: spesso mi accorgo di volere / dovere fare un po’ troppe cose e faccio fatica a concentrarmi su di una in particolare, col risultato di essere molto lento nei periodi in cui ho molti progetti per la testa. Chi mi conosce lo sa!

Le tue attività sembrano essere legate silenziosamente dalla stessa passione. Per meglio dire, pare che ci sia un filo conduttore capace di creare un’idea di continuità tra loro stesse. È realmente così?

Sì, è così. Che si tratti di architettura, design, musica o writing, tratto ogni progetto allo stesso modo: parto da una bozza e cerco di definirla il più possibile, smussando tutti gli angoli e stando attento ai dettagli. Penso che questo approccio progettuale sia il filo conduttore che lega tutte le mie passioni, unitamente ad una ricerca innovativa che parte sempre da riferimenti precisi. A questo proposito considero fondamentale la parola ispirazione, intesa come capacità di prendere spunto da qualcosa che mi piace, analizzarla, capirne il linguaggio e “farlo mio”, in modo da imprimere un carattere ben definito in ciò che faccio. Insomma, non copiare meramente.

Progettare e comporre sono due termini che conosci molto bene. Ritmo, pause, vuoti, pieni, dettagli, forma. Goethe considerava l’architettura come “musica cristallizzata”, Le Corbusier la definiva “un fenomeno che suscita emozione”. Valutazioni poetiche che riassumono un’affinità realmente esistente. Secondo te, Architettura e Musica si con-fondono?

Come non pensarla come Goethe e Le Corbusier? L’architettura è un’espressione concreta del pensiero umano ed ha la capacità di sublimare un sentimento, una melodia, un gesto. Trovo inoltre molte affinità tra queste due arti: così come un progetto architettonico è costituito da una serie di precisi dettagli che assemblati insieme danno vita alla costruzione finale, allo stesso modo un progetto musicale è il frutto di una dettagliata composizione di piccoli elementi, modellati e limati su misura per armonizzarsi tra loro. Ed entrambi i progetti possono nascere da un elemento portante forte così come da un piccolo segno su un foglio bianco… nel caso spiccio della musica elettronica, da un beat, da una linea di synth, da un reece venuto particolarmente convincente ad una linea vocale che si amalgama perfettamente col resto.

Musicalmente parlando, la tua esperienza varia tra suoni elettronici profondi. Dal 2007 ti sei concentrato molto sul genere dubstep. Come mai questa scelta?

Ho esplorato tantissimi generi musicali, passando dagli albori della dance al rap, alla drum’n bass, all’ambient easy-listening… un po’ di tutto insomma. Da completo dilettante autodidatta, anni fa ho cominciato a produrre drum’n bass ed ho avuto modo di trovare ottimi maestri (per primi Greg Ak0pian, gli Altered Beats, Aeph e Killeralien) e di capire sempre di più come funzionano le cose. Poi un giorno mi sono imbattuto nel pezzo dei 16Bit “Put ya dirt inside” e da quel momento il mio amore per i 140 bpm non mi ha più lasciato. La dubstep lascia più spazio ai suoni e, cosa stupenda, attinge da praticamente tutti i generi musicali. Ci si può trovare di tutto, dai 40 Hz che ti spingono dall’altra parte della stanza, al bum-cha tipicamente rap, dalla cassa dritta house / minimal ai reece ruggenti e robotici della dnb. Tutto ciò è meraviglioso, anche se al momento dubstep sia sinonimo di moda (cosa che comunque capita ciclicamente a pressoché tutti i generi musicali).

Il tuo stile ha un gusto un po’ inglese, un groove molto particolare nel quale si possono rintracciare i dettagli più interessanti dell’elettronica. Le tue influenze da dove arrivano?

Come ho detto nella risposta precedente, le mie influenze arrivano da numerosi generi musicali e producers… l’ispirazione principale ha un sapore UK, luogo nativo della dubstep e terreno di sperimentazione ed innovazione. Sono un amante dell’elettronica in (quasi) tutte le sue sfumature, ed al momento sono affascinato dalle sonorità wonky / aquacrunk americane ed inglesi, dal panorama techno berlinese, dalla scena dub e dub-techno francese, dall’house all’italiana… attingo da un po’ tutti le correnti… diciamo da dove c’è bisogno di attingere! Ma tengo a precisare che le influenze non sono solo prettamente musicali… spesso si tratta di emozioni legate a momenti particolari che ho vissuto, ad esempio l’anno scorso ho avuto una dose massiccia di ispirazione vivendo e girando un pò a Rotterdam… sarà stato il paesaggio, l’architettura, i giri in bici, gli amici… tutto l’insieme di queste cose mi ha fatto scattare mille idee in testa e mi ha dato una carica inaudita. Così come le mie camminate notturne a Lyon, o la vista del Mediterraneo da Marsiglia, i tunnel della metro di Roma o gli 8 anni che ho passato a Venezia. Qualsiasi esperienza segna la vita di una persona, e di conseguenza anche il suo modo di esprimersi.

Cosa ti ha dato l’input per iniziare a produrre musica?

Principalmente la mia stessa passione per la musica… sono sempre stato un attento ascoltatore ed ho sempre cercato di restare aggiornato su tutto ciò che mi piaceva… poi un po’ per gioco ho cominciato a “smanettare” (in gergo tecnico) con i vari programmi di audio-editing, ma senza risultati troppo convincenti. Per tanti anni ho investito tutte le mie energie ed il mio tempo nel “fare scritte su svariati supporti”, cosa che mi ha dato modo di viaggiare, conoscere gente e soprattutto sfogarmi (creativamente e fisicamente). In seguito a certe vicende legate al writing mi sono ributtato nella produzione musicale con più convincimento, sempre alla ricerca di una valvola di sfogo creativa… ed è così che è nato Mouch. Da piccolo giocavo perennemente coi Lego ed ascoltavo dance-progressive degna dei peggiori technodromi, oggi sono architetto e produco musica elettronica… ecco, non mollo.

Ultima domanda: con o senza mecenate?

Principalmente senza, ma un pò anche con! Senza, perchè il mio background è totalmente DIY, faccio tutto esclusivamente da / per me e non sono di sicuro alla ricerca di fama o chissà cos’altro… Con, perchè ho avuto supporto da svariate label che hanno deciso di fare uscire i miei pezzi sotto di loro, e gli sono grato per questo. Alle label come gli organizzatori delle serate che mi hanno invitato a suonare.. sono sempre bei momenti che mi incoraggiano a fare meglio e di più!

La musica di Fede Mouch la trovate su http://soundcloud.com/mouch