Dropp

A due anni esatti dalla pubblicazione del vostro primo lavoro, esce il vostro terzo EP, “New Paris” (preceduto da “IIII” -2012- e da “432 Atmosfere” -2011). In questo breve, ma intenso, lasso di tempo, cosa è cambiato nel vostro modo di percepire la musica o l’arte in genere?

In questi ultimi due anni sono cambiate molte cose, sicuramente l’approccio che abbiamo sviluppato rispetto alla nostra musica è cresciuto parecchio. Abbiamo cercato di trovare una nostra via al fare musica (ed in particolare al fare musica in Italia) cercando di far emergere in maniera coerente le nostre idee o perlomeno quello che vogliamo esprimere. E’ un tratto a cui abbiamo sempre puntato ma che sicuramente in “New Paris” è più sviluppato rispetto ai due lavori precedenti. E inoltre ci sentiamo molto più determinati e spinti a definire in maniera chiara il nostro suono, il nostro carattere, la nostra volontà di provare a fare qualche cosa che suoni innovativo ed interessante.

Atmosfere psichedeliche e misteriose: queste le caratteristiche di base dei vostri pezzi. Cosa vi ha spinto a tradurre in questi termini il vostro progetto musicale?

Siamo stati contagiati in maniera indelebile da queste sonorità, ha sempre fatto parte dei nostri lavori ed è stato un processo molto naturale. Siamo attratti dalla musica “scura” e misteriosa o forse più semplicemente siamo noi stessi a sentirci rappresentati da queste sonorità. Più che una scelta è un assecondarci credo.

Molto spesso, nei vostri lavori, le parole lasciano spazio alla musica, fungendo, così, quasi da cornice. Perché questa scelta?

Poche importanti parole! La voce è funzionale al resto, come ogni strumento. Ciò che è importante è l’idea, e se per declinarla le parole devono essere marginali così sia. E’ comunque una caratteristica che curiamo molto tra effetti, pitch e riverberi.

In “A. J. S.”, brano contenuto all’interno di “New Paris”, i toni improvvisamente si placano, diventano più leggeri, quasi onirici. Quanto incide sulle vostre personalità artistiche la ricerca di un rifugio dal vero?

A.J.S è un brano un po’ atipico, tutto in quel pezzo rimanda all’alba, dal silenzio iniziale al crescendo finale, dal testo ai suoni che abbiamo campionato ed inserito all’interno del pezzo. Non credo sinceramente che, artisticamente, da parte nostra ci sia un tentativo di rifugio dal vero. Il vero è ricercato, osservato, subito e mi sa che in A.J.S ti ci ritrovi proprio nel bel mezzo tra urli distorsioni e rumore bianco!

Il vostro è un genere in crescita nel nostro Paese, anche se l’orecchio italico, il più delle volte, non è pronto ad abbandonare del tutto la tradizione. La vostra, quindi, potrebbe risultare una scelta azzardata. Qual è il vostro pensiero in proposito?

Sul fatto che sia una scelta, da un certo punto di vista, azzardata non c’è dubbio. Ma d’altra parte per quanto ci riguarda non ci sono altre scelte all’interno di un percorso musicale (ma anche più in generale) se non quella di essere il più coraggiosi possibili e slanciati verso nuove possibilità, molto spesso non funzionerà ma è fondamentale provarci. Altrimenti tutto diventa sterile e monotono. L’essere azzardati sta alla base di “New Paris”.

In soli due anni siete riusciti a avviare delle collaborazioni con importanti nomi della scena musicale. Immaginiamo che tutte saranno state entusiasmanti, allora vi chiediamo qual è stata la peggiore, quella che vi ha mandato in crisi, se esiste.

Così mi metti in difficoltà! Direi che una peggiore non c’è, le collaborazioni mandano sempre un po’ in crisi perché non sai mai cosa aspettarti, ma è divertente uscire dal proprio recinto e lavorare con altri, che sia per un pezzo, per un remix o per un concerto. Forse per ora siamo stati fortunati.

Avete sperimentato, in passato, cosa significa lavorare in modo indipendente e, da poco, invece, avete firmato un contratto con una etichetta discografica, la White Forest Records. Chi meglio di voi potrebbe rispondere alla nostra domanda di rito: con o senza mecenate?

Con, con mecenate, anche solo per la possibilità di lavorare con gente appassionata e che tiene sinceramente al tuo lavoro. E le possibilità in più che questo ti può dare sono impagabili! Ovviamente dipende da dove si capita ma con la WFR è stato amore a prima vista, sono una delle poche etichette di musica elettronica in Italia e hanno un gran cuore.

In bocca al lupo, ragazzi!

Dropp - New Paris

Dropp – New Paris