Bad Jokes

Proviamo a partire dalla fine. La primavera ha portato alla ribalta la vostra cover di Route 66, un classico del 1946 già rivisitato da Rolling Stones e Depeche Mode. Quanto vi ha cambiato e cosa vi ha lasciato questo vostro ultimo lavoro?

Ci ha sicuramente divertito molto lo stravolgere completamente un brano così famoso… allo stesso tempo ci ha dato una visuale su un mondo incredibilmente vasto che è YouTube. Abbiamo raggiunto oltre 65mila visualizzazioni in pochi mesi e quasi tutte da oltre confine… il che ci apre scenari molto affascinanti per un prossimo futuro.

La vostra identità è robusta e ben definita. Non amate essere ghettizzati all’interno di uno specifico genere ma i riferimenti a mostri sacri quali Duran Duran e Police sono abbastanza visibili ed orecchiabili. Nell’economia della band quanto ha influito il background di ognuno di voi?

È stato fondamentale per arrivare a quell’amalgama che oggi, molto più che un anno fa, possiamo dire di avere raggiunto!

“Just a matter of time”, un disco pieno di speranza e di auspici sin dal titolo?

Assolutamente sì… significa poter realizzare un progetto ambizioso nonostante la totale assenza di interesse delle Major per la musica emergente che non passi per X-Factor, Amici e talent assortiti!

L’impegno musicale dei Bad Jokes, sin dal principio, non ha mai conosciuto grossi confini. Qual è stata la risposta all’estero?

Abbastanza incoraggianti, specialmente dopo l’uscita ROUTE 66 che ha suscitato un crescente interesse sia negli States che in Oriente… con ottimi commenti e recensioni.

Credete sia possibile produrre del buon rock “in italiano”?

Assolutamente sì… c’è chi ci riesce molto bene in Italia ma lasciamo che siano loro a farlo!

La vostra “area strumenti” è colma di tutte quelle che sono le armi “classiche” di un gruppo rock. L’output finale però concede delle volte dei frammenti e delle sonorità particolari quanto originali. Ci nascondete per caso qualche strumento? Qualche ulteriore influenza?

A volte tornare all’antico porta a sonorità che sembrano nuovissime… prendi un Fender Precision del ’71, una Gibson Les Paul del ’65 e un Wurlitzer del ’68… agitati (non mescolati!)… il risultato non è male davvero!

Possedendo una sala registrazioni non avete mai pensato di passare dall’altra parte e concentrarvi sulla produzione di qualche talento emergente?

Beh… aspettiamo di riuscire a far emergere il nostro… di talento… in futuro… chissà!

Ultima domanda: con o senza mecenate?

Senza mecenate nel senso classico… le case discografiche italiane non sono più interessate allo scouting ma preferiscono andare a botta sicura affidandosi ad un pubblico giovanissimo. Per fortuna esistono altre realtà come la vostra… frutto di passione e duro lavoro! Per cui… con… SenzaMecenate!

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