Andrea Romeo

Andrea Romeo, nato a Treviso nel 1986, è un giovane compositore/produttore. Fortemente influenzato da miscele Neoclassiche e Post Rock, compone i suoi pezzi cercando di tradurre in suono/musica tutte le esperienze emozionali collezionate nella sua vita.

Quando hai capito che la musica avrebbe occupato una parte fondamentale nelle tue giornate?

Credo sia stato nel 2000, quando, dopo aver scoperto questo stupendo mondo parallelo, fatto di suoni, emozioni e creatività, iniziai a fare le prime composizioni e registrazioni casalinghe, tra sperimentazioni e overdubbing,  e mi resi conto che era il mezzo che mi appagava maggiormente  e permetteva di esprimermi senza filtri, distorsioni di personalità legati all’immagine ed i rapporti quotidiani, solo suono e la libera interpretazione dell’ascoltatore. Un linguaggio universale, che oserei dire ancestrale, perché legato a sensazioni primordiali, che suscitano emozioni e visioni che dipendono differentemente dall’io di ogni individuo e per questo genuine ed uniche. Per questo motivo, la soddisfazione maggiore che nutrivo in tutto questo era riuscire ad esprimere sensazioni e visioni personali anche ad altri, sperando che queste venissero recepite cosi’ come le avevo dentro di me. Credo che questo sia una cosa magnifica.

Il primo strumento su cui si è posata la tua attenzione?

Il mio primo strumento fu la chitarra, con cui iniziai ad affacciarmi alla produzione musicale e le tecniche di registrazione, sino a sentire la necessità di nuovi colori e suoni a cui dare altri compiti e raggiungere nuovi livelli di dimensione sonora. A partire dal primo sintetizzatore, la prima drum machine, e dopo qualche anno scoprire il ruolo interessante del pianoforte nei miei brani.

Il tuo primo album Need For Expression, venuto alla luce solo da qualche mese, è una miscela solitaria di pezzi ambient, scie luminose e scie opache, attimi concitati e passaggi riflessivi, blocchi elettronici e blocchi classici. Il giusto compromesso è quello di non precludersi nulla?

A dire il vero la miscela di queste atmosfere e generi musicali non è il risultato di un ragionamento razionale o di una “mania” di sperimentazione e tentativi di risultare “unico”. Ho cercato di ascoltare, rispettare e produrre quei flussi ed atmosfere che sento dentro di me. La mia musica non è quasi mai frutto di ragionamento, concentrazione o riflessione forzata per capire cosa scrivere in un certo momento del pezzo o quale strumento usare in un certo punto, quando si presentano questi casi preferisco fermarmi ed attendere che tutto diventi il più naturale possibile. In altra maniera risulterebbe una rappresentazione falsa e furba, non creativa, in quanto, per la mia visione di musica, il brano di cui posso ritenermi realmente soddisfatto non è quello che alla fine del lavoro “suona bene” , è ballabile o direttamente collegato ad un mondo legato ad un certo gusto popolare e quindi di facile successo. Il risultato della mia musica deriva da un ascolto, una ricerca di ciò che realmente sento  o che vorrei sentire, un misto tra la rappresentazione interiore di me e l’ideale di musica che  vorrei ascoltare per sentirmi bene ed in cui ritrovarmi. La soddisfazione primaria quando compongo e produco, è raggiungere il piacere personale di rivedere tutto questo realizzato e tangibile. Solo successivamente, come seconda e pur sempre grande soddisfazione, sono felice  ed appagato quando il risultato piace alle persone. In questo senso, i contrasti ed alternarsi di generi e strumenti, sono i mezzi che ho ritenuto sin qui’ adatti a rappresentare il più coerentemente possibile tutto questo.

Quali generi e quali band hanno influenzato ed indirizzato la tua crescita musicale?

Non saprei dire precisamente a quale ascolto, genere o artista io debba riconoscere il tipo di musica che produco. Credo sia, come in tante cose, un mix di tutte queste influenze ed ascolti. Posso dire che, gran parte del mio amore e applicazione iniziale nei confronti della musica, che hanno inesorabilmente influenzato il mio presente, lo devo  alle produzioni e alla concezione di musica espressa da John Frusciante, soprattutto per quanto riguarda i suoi lavori solisti. Nei primi tempi ascoltavo ed ero attirato quasi esclusivamente dalla musica Rock, a livello internazionale apprezzavo gli incastri ed i groove dei Red Hot Chili Peppers, le sperimentazioni elettroniche e strumentali dei Placebo ed in Italia seguivo i Verdena. Successivamente ho iniziato ad apprezzare la scena strumentale Post Rock, un genere a cui mi sento particolarmente vicino, credo per la mancanza di un intermediario espressivo come la voce,  assieme ad una carica emotiva e spirituale tipica di questa scena, per cui gruppi di riferimento come i Mogwai ed Sigur Ros. Grandi viaggi strumentali e cavalcate soniche che forse esprimevano al meglio ciò che stavo andando a produrre. Sino ad arrivare al filone della musica Neoclassica, costruita per la maggior parte dal piano e archi,  che se ci penso, non è altro che un’evoluzione in chiave classica e minimale della musica Post Rock.

Il tuo lavoro è stato interamente autoprodotto. Quali le principali difficoltà a cui hai dovuto far fronte?

Prima di tutto la difficoltà di dovermi confrontare esclusivamente e forzatamente con me stesso, il mio forte senso di rigore nel fare le cose in un certo modo e nel raggiungere un risultato il più coerente possibile con ciò che internamente sentivo e volevo esprimere. A livello tecnico ho prodotto personalmente tutto dall’inizio alla fine. Dalla composizione, agli arrangiamenti, sino all’esecuzione (apparte l’esecuzioni delle sessioni di archi) e la produzione in studio in quanto a registrazione, missaggio e mastering. Sino al progetto grafico dell’album. Questo non per scelte legate a problemi economici, gestionali o altro, ma alla necessità di non avere intermediari creativi e tecnici tra l’idea musicale e la sua realizzazione. Il tutto assieme al piacere di raggiungere una soddisfazione artistica e  personale a 360°.

Oltre alla parte prettamente musicale, hai prodotto anche il tuo primo video (“Heart”). Credi che le immagini riescano a dare una direzione diversa (o supplementare) rispetto ad un ascolto “miope”?

L’idea della produzione del video di Heart è nata per la necessità di promuovere la mia musica e la considerazione di essere in un mondo fatto di immagine. Come dicevo, cerco sempre di curare tutte le fasi e gli aspetti della mia musica. Nello specifico, nell’era di Internet e dei canali di diffusione a cui siamo abituati, ho creduto che un video potesse essere un mezzo potente per accompagnare la mia musica, anche se spesso il rischio è quello di mal rappresentare l’idea del pezzo e le sensazioni alla base di esso. Se infatti il potere della musica è proprio quello di evocare emozioni genuine e personali, scaturite esclusivamente dal senso dell’udito, con la visione dell’immagine in accostamento alla musica tutto cambia e viene influenzato inesorabilmente, nel bene ma a volte anche nel male. Proprio per questo motivo ho voluto curare personalmente la produzione di esso, cercando di concepire un video che trasferisse e rappresentasse ,nel migliore dei modi, la mia visione interna. Nello specifico credo che la mia musica, essendo strumentale, si presti  abbastanza al mondo delle immagini e della cinematografia in generale, anche se non è con questo spirito ed obiettivo che compongo e produco. Desta comunque il mio interesse il mondo delle colonne sonore e sonorizzazioni in generale.

La promozione di “NFE” avverrà anche attraverso dei live?

Sono nella fase di ragionamento ed organizzazione su come poter portare la mia musica nei concerti e farlo nei migliore dei modi. L’obiettivo comunque cè ed è forte.

Hai mai pensato ad un traguardo che musicalmente vorresti tagliare?

Sì, sempre, ed è più semplice di quello che si possa pensare. Il mio traguardo è raggiungere ,con la mia musica, il maggior numero di persone e sperare che esse possano recepire, anche in piccola parte, la mia persona, le mie visioni e rappresentazioni tradotte in suono, ma anche di poter scaturirne di nuove e personali.

Domanda di rito. Con o senzamecenate?

Fino ad ora non ne ho avuto nessuno e mi ritengo soddisfatto del risultato, musicale e personale. Perché cambiare?

Andrea Romeo

Andrea Romeo