Amae

Amae è un progetto musicale post-rock di Roberto Di Maria e Marco Spignola, che ne rappresentano il nucleo principale. Il primo si occupa delle chitarre, dei synth, delle drum machine e degli aspetti di registrazione; il secondo delle parti di basso elettrico ed offre supporto negli arrangiamenti. Tutto nasce a Sant’Agata Militello nel 2006, dalla semplice passione per la musica, il rock e la sperimentazione sonora, con l’unica caratteristica marcata (al momento) di comporre brani esclusivamente strumentali.

Partiamo dal principio, il nome del vostro gruppo: Amae…

Roberto: È una parola giapponese che descrive tutta una serie di comportamenti emotivi che in Occidente non hanno un reale corrispettivo, né una parola per riferirsi ad essi. Si tratta di un rapporto di “dipendenza” ad accezione positiva che si crea tra due persone; qualcuno dice che è una via di mezzo tra l’amicizia e l’amore, ma l’esempio giapponese di riferimento riguarda l’attaccamento di un uomo verso la sua geisha.
Marco: Un po’ come la musica degli Amae, che da sola, a nostro avviso, si esprime più chiaramente rispetto ad un messaggio verbale, quale può essere un testo.

I vostri brani creano atmosfere profonde ed intrecciate. Quali generi vi influenzano?

Roberto: Personalmente durante la composizione dei brani ancora non ero vicino a molta della musica che mi avrebbe dovuto influenzare, quasi come se avessi preceduto il mio interesse verso il post-rock e la musica elettronica prima di conoscerlo. In ogni caso, essendo cresciuti a pane e Nirvana, Marilyn Manson, un po’ di punk rock, l’industrial dei Nine Inch Nails, il rock alternativo dei Placebo e dei Verdena solo per citarne alcuni, molto si evince dai pezzi; inoltre una fortissima passione per il metal per quanto mi riguarda.
Marco: Diciamo che, man mano che affinavamo la meta a cui guardavamo, siamo approdati a lidi a cui inizialmente non pensavamo neanche. È evidente anche per me però che tutto quello che abbiamo ascoltato in passato (e quello che di nuovo, sommandosi, ascoltiamo ancora oggi) poi un po’ si riversa nei brani a livello di ispirazione. Più che di generi, parlerei di artisti: trovo che l’influenza delle atmosfere emotive dei Nine Inch Nails sia facilmente riscontrabile. Anche gli A Perfect Circle, per quanto mi riguarda, sono dei riferimenti. In ogni caso credo che ogni artista a cui abbiamo mai prestato orecchio, sia anche tanto più diverso e lontano dai nostri gusti abituali, comunque apporta un contributo di ispirazione.

La vostra ultima fatica “DSM” è targata 2010, possiamo definirlo un disco sadico?

Roberto: Come per Cursum Perficio e il tema del viaggio, la freudianissima accoppiata libido/destrudo di Distico Elegiaco, la nostra personale crescita culturale va di pari passo con la composizione, che essa sia a priori o a posteriori non ha poi così importanza, di conseguenza le tematiche che più ci affascinano in quel dato frangente compositivo possono diventare spunto per creare mini concept, o come è già capitato, il brano stesso si lascia chiamare in un dato modo. Il tema del sadismo è stato affascinante e ha permesso di dare spunto a nuove sperimentazioni.
Marco: Sì, l’idea di base era quella di un mini concept che esprimesse un tema discusso in fase di sviluppo dei brani, guardavamo ad una tematica forte su cui ricalcare un po’ le angosce quotidiane, ed in un certo senso forse abbiamo provato a rievocare in ogni singolo pezzo il tema da cui riprende il titolo, in linea con il discorso che facevamo in relazione al nome “Amae” come concetto inesprimibile univocamente almeno in Occidente, abbiamo tentato di esprimere musicalmente un concetto evitando il ricorso alle parole, che spesso possono risultare “già sentite”.

Cosa vogliono trasmettere gli Amae?

Roberto: Diciamo che quando passo ore ed ore da solo con chitarra, synth e pc per registrare percepisco questa come una vera e propria necessità, un reale stato d’emergenza, dal quale sembra vitale uscirne. Ogni scelta tecnica, nota, dinamica, qualsiasi rumore, anche accidentale ha il significato di definire tutte le sfumature di quello che (non so se) sto raccontando/ descrivendo/esprimendo/trasmettendo/rinchiudendo in uno scrigno. Sono sempre stato affascinato dall’idea che il bisogno di creare per un musicista abbia un significato in un certo qual modo fisiologico, nel senso che il brano funge da proiezione di sè e di quello che è espressione di un’esperienza emotiva e personale, un surplus che il corpo/mente non è più in grado di reggere ulteriormente e del quale vuole liberarsi assolutamente per ritornare all’equilibrio. Ed ecco il brano, un piccolo scrigno segreto (spesso segreto anche a chi lo compone) che contiene l’intera struttura sensibile di quell’uomo, ma straordinariamente il tutto di chiunque, perchè interpretabile in maniera trasversale alle proprie esperienze, questo grazie anche alla scelta dello strumento.
Dice Thomas Mann, ed è una citazione a cui tengo molto: “L’arte non è una forza, è soltanto una consolazione”.
Marco: Roberto ha centrato tutti i punti su cui avrei fatto leva anch’io. Posso aggiungere che anche per me il processo di composizione si attiva nel momento in cui sento il bisogno di buttare fuori quel surplus di cui si parlava, che non necessariamente si traduce nel bisogno di comunicare qualcosa di specifico, ma soltanto tirare fuori tutto “lo sporco” dell’animo umano: dubbi, paure, sofferenze, forse anche sentimenti positivi, un po’ meno di frequente a dire il vero. Del resto è una caratteristica tutta umana quella di sentire il bisogno di esprimere un disagio in relazione ad una situazione di malessere, dando sempre per scontato che tutto debba andare bene, spesso forse svalutando un po’ il concetto di “bene”. Hai mai sentito qualcuno lamentarsi che tutto va bene? Credo di no. Se ci fai caso poi – e ci tengo a sottolineare che si tratta di una cosa assolutamente non ricercata e frutto di valutazioni a posteriori – i nostri brani presentano in genere una prima fase “buia” di apertura, che a titolo personale mi piace vedere come la presentazione di quel disagio; ed una seconda fase che io concepisco più come uno sfogo che poi esplode in rabbia o gioia e che secondo me può ben rappresentare la speranza che è quello che spesso ti fa andare avanti, ti fa combattere per risolvere qualcosa che non ti fa stare bene. La cosa bella è che poi ogni persona in un brano ci “sente” ed associa ad esso quello che vuole e lo fa un po’ suo, e tanto più spesso quel significato è diverso da quello che nello stesso brano ci sentiamo noi individualmente o come “gruppo”.

Sin ora abbiamo sentito soltanto un bisbiglio (geniale) in Degradazione. Avete mai pensato di affiancare alle vostre musiche una voce?

Roberto: È una possibilità che quando capiterà coglieremo al volo, siamo aperti a qualsiasi collaborazione creativa, certo credo che però non sia una priorità musicale nonostante il bisbiglio inserito in Degradazione. Bisbiglio che ha una sua ben precisa collocazione sonora nella definizione dello scenario che riguarda l’atmosfera del brano. Gli Amae sostanzialmente non vogliono “dirti” nulla che passi per troppe aree del cervello, preferiscono suscitare in maniera più o meno inconscia qualcosa che crederai e farai tua nel momento in cui sentirai il bisogno di doverla sentire.
Marco: Esattamente. Quel bisbiglio per noi può avere un significato, ma ne può suggerire di diversi ed altrettanto validi a te che lo percepisci nel brano. Sicuramente l’idea di inserire una parte vocale in qualche brano è un’esperienza da colmare, ma non con urgenza. In un certo senso la trovo un po’ limitante. Sarebbe come tradire un principio: cantarci sù qualcosa significherebbe infrangere la libertà dell’ascoltatore di legare al brano qualcosa di suo, come se il significato fosse preconfezionato e quindi poco “negoziabile” in termini di adattabilità al singolo.

Gli Amae e la tecnologia. Come definireste questo binomio?

Roberto: Come l’influenza di genere, anche la scelta della strumentazione riguarda un nostro gusto personale, espressione della nostra personalità e del mondo in cui tecnologicamente viviamo. Poi le possibilità sonore elettroniche sono davvero infinite e stimolanti. Attualmente anche aggiungere al gruppo un batterista non escluderebbe la programmazione di una drum machine di supporto.
Marco: Ci è sempre piaciuta molto la commistione tra la “tradizione” strumentale e l’innovazione creativa, il cui supporto tecnologico sposta più in là il confine con le possibilità sonore o di soluzione/arrangiamento. Spesso diventa anche una necessità se consideri che da soli (specialmente nudi e crudi) gli strumenti come la chitarra, il basso, la batteria non permetterebbero una gamma sonora ampia, ed il risultato è evidente nei brani, no?

Gli Amae hanno musicato il cortometraggio “In Itinere” prodotto da Tommaso Spatola e Valeria Badalamenti. Parlateci di questa collaborazione.

Roberto: Tutto è capitato per caso parlando di cinema con un perfetto sconosciuto. Poi tra un “sai io faccio il regista e sto preparando un cortometraggio” e un “sai io compongo musica strumentale” il matrimonio fu semplice. Scoprimmo in seguito che quello che lui cercava musicalmente per il corto combaciava perfettamente con quasi tutte le tracce di Cursum Perficio e ci trovammo ad essere colonna sonora di “In Itinere”.
Marco: Fa un certo effetto poi vedere il risultato finale, sicuramente è una grossa soddisfazione, specialmente se consideriamo che gran parte del lavoro si è svolto a distanza, con comunicazioni via web. La stesura dei brani era praticamente finita ed il fatto che combaciasse quasi alla perfezione con l’intento del corto non ha comportato quindi una revisione di quanto già fatto. È un’occasione che si è presentata ed abbiamo voluto coglierla sia come esperienza che come possibilità di arrivare ad un numero maggiore di persone che avrebbero potuto ascoltarci.

In questo momento cosa troveremmo nell’officina degli Amae?

Roberto: Per il momento tra studio e lavoro si fatica ad avere tempo per incontrarsi e stare in quelle famose “ore di immersione musicale” per riuscire a collegare tutte le parti sensibili e pratiche per registrare qualcosa di sentito. Tra la stanchezza e il poco tempo non si riesce a raggiungere quello stato mentale e fisico ideale per “svuotarsi” degnamente di quel surplus emotivo di cui parlavo, perchè forse neanche riesce a formarsi in queste condizioni. Ci sono tante idee da sviluppare, qualche brano nuovo c’è già in effetti, ma aspettiamo condizioni migliori per lavorarci più seriamente, che di sicuro arriveranno.
Marco: Se parliamo poi di strumentazione, al momento c’è tutto il materiale di base con cui solitamente abbiamo lavorato: chitarra, basso, computer. La scelta di un suono o uno strumento particolare non nasce sempre a priori, ma spesso anzi è la sintesi di valutazioni a posteriori di un primo abbozzo di un brano. Attualmente comunque impegni e tempi diversi hanno seriamente limitato la possibilità di incontri dedicati, per cui -in linea con l’attuale periodo storico di crisi mondiale- siamo “in attesa di tempi migliori”.

Come e quando potremo sentirvi dal vivo?

Roberto: Difficile dirlo, per gli impegni di cui parlavo prima e per alcuni aspetti organizzativi non sembra fattibile a breve.
Marco: Nonostante ci piacerebbe confrontarci quanto prima con una situazione dal vivo, anche per vagliare il gradimento dei nostri sforzi e la resa dei brani, gli impegni assorbono buona parte delle nostre giornate.

Un’ultima domanda: Con o senzamecenate?

Roberto: Neanche l’ombra. Ma non è stato mai un problema. Se un obiettivo esiste per noi, è un altro.
Marco: Senzamecenate. È anche vero però che i mecenati più importanti sono la passione, la voglia di fare, il bisogno di esprimersi: nulla ci vieta di continuare a mettere “in scena” le nostre pericolose frequentazioni psicologiche. Tutto sommato fino adesso sono arrivate comunque ad un discreto numero di persone, almeno nell’hinterland.

Ringraziamo Marco e Roberto, o più profondamente gli Amae che con la loro immensa genialità hanno tagliato il nastro del nostro “non – circolo”.

Di seguito alcune coordinate utili per non perdere di vista gli Amae e “Degradazione ” contenuta nell’album DSM. Buon ascolto, i sognatori sono avvertiti.