Le mille facce di Prince

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                                                                                                                                                                                          … di Giulia Emanuele

“There are many kings : King Henry VIII, King Salomon, King James, King Kong and the three Kings, but there is only one Prince.”
Così una giovanissima Alicia Keys presentava, in occasione della Rock and Roll Hall Of Fame, uno degli artisti più discussi ed eclettici che l’industria musicale ci abbia regalato negli ultimi quarant’ anni. Sfrontato, vanitoso, eccentrico, carismatico, lunatico, ma, soprattutto, libero: dalle convenzioni sociali, dalle imposizioni, dal pragmatismo, libero da tutte quelle barriere che non permettono di guardare oltre, dai tabù, dal determinismo. Così libero da scriversi in viso SLAVE in segno di protesta. Prince è tutto e il contrario di tutto. Oggi è un dio, domani chissà.. Proprio come la sua carriera, segnata ora dal suo vibrante genio artistico, ora dalla sua incapacità di offrire qualcosa di cui valga la pena parlare. Altalenante, affronta la propria esistenza come un viaggiatore sconosciuto, in balia del suo umore e delle sue mille sfaccettature.

Il suo unico credo è se stesso, a cui resterà fedele fino alla fine. Così fedele da voler indietro la sua immagine, svenduta alla Warner Bros molti anni prima, che di Prince ne aveva fatto un vero e proprio marchio, puntando fortemente sulla forza della sregolatezza dell’artista. Artista che, però, non era più disposto a piegarsi a quel compromesso, per colpa del quale fu costretto a cambiare il suo nome. E’ il 1996 quando TAFKAP (The Artist Formerly Known As Prince) decide di intraprendere una battaglia contro tutte quelle major, la sua in particolare (la Warner,appunto), che ostacolano la visione creativa degli artisti, schematizzandoli in un prodotto semi o del tutto confezionato, snaturando quella che è l’essenza vera di ogni tipo di forma d’arte: la libertà di espressione e la libera circolazione di sapere. Una lotta che vedrà Prince ergersi a difensore di quei siti emergenti di file-sharing, che esploderanno nel nuovo millennio in una rete sempre più folta di utenti, che faranno della condivisione il loro strumento primo di diffusione della pop culture, nel senso più ampio del termine. Fortemente convinto della potenzialità della Rete di accrescere la consapevolezza di appartenere a qualcosa di più grande, Prince si schiera apertamente dalla parte della libera cultura attraverso una battaglia mediatica e legale che ha segnato gli anni 2000. Dichiarazioni aspre a mezzo stampa e petizioni contro proprio quell’industria musicale, che ha fatto di Prince una vera star, sono alcune delle iniziative che sottolineano la vera anima rock e sovversiva dell’artista.

Poi, la ritirata: Prince scivola in un vortice di contraddizioni e incertezze. “Internet è morto” sarà il suo nuovo leitmotiv, che lo spingerà a lasciarsi andare con accuse pesantissime contro quegli stessi fan che fino a poco tempo prima lo apprezzavano per il suo spirito anticonformista.

Allora, a quale Prince dovremmo credere oggi? A quale delle sue mille facce? Non è dato sapere se quella fu una strategica mossa di marketing, come qualche maligno paventò, o un eccessivo slancio di vanità per il timore di una carriera in declino, o, infine, una consapevole presa di posizione. La verità è che a noi piace pensare che quella piccola parentesi abbia fatto oggi di Prince un immortale senzamecenate.