Nobraino

Anagrammando il nome della vostra band viene fuori No – Brain. Semplice provocazione?

A dire il vero Nobraino è l’anagramma di Onorina B, la nonna di Bartòk nella cui soffitta facevamo le prove e che per merenda ci preparava piadina coi peperoni e cioccolata calda.

I concetti espressi nei vostri brani evidenziano tutto il vostro spessore culturale e la vostra sensibilità. Testi profondi spesso avvolti da musiche goliardiche e spensierate. È dunque la semplicità e la leggerezza la strada per arrivare a tutti?

È tutto davvero molto poco credibile, ogni cosa se guardata intensamente, da vicino appare senza senso, le cose che facciamo e i vestiti che portiamo. Da questo presupposto in poi diventa tutto molto divertente.

Sul palco siete dei grandi performer, le vostre esibizioni sono tanto travolgenti quanto casiniste. E’ evidente la ricerca di empatia con il vostro pubblico. Vi è mai capitato di non avere un riscontro positivo? Se è si come vi siete comportati?

Può capitare, quando succede divento molto molesto, a volte nel tentativo di scuotere il pubblico ho rischiato di farli innervosire seriamente sfiorando la rissa, ma sono furbo e pacifista, finisce sempre bene.

Nella speciale classifica delle Indie Music Like il vostro aureo e (non solo di nome) “Disco d’oro” ha trionfato insieme ad Afterhours e Cristicchi. Nella vostra ottica, ha più rilevanza il giudizio dei fan o degli addetti ai lavori?

Il pubblico è il nostro sovrano.

Morire in una vasca da bagno, cadere dal balcone dell’amante, “servire” la patria, rimanere rinchiusi nel bunker? Se poteste scegliere la fine per quale soluzione optereste?

Vorrei morire sul palco, sarebbe molto scenico.

Sul finire del 2012, in una manciata di giorni avete fatto il giro di mezza Sicilia, che ci dite del pubblico siciliano?

La Sicilia spacca. I siciliani sono belli. Ci andiamo sempre molto carichi ed ormai abbiamo un vero e proprio pubblico siciliano, speriamo di tornarci al più presto.

E dei nuovi pezzi inediti? A quando il prossimo disco?

Siamo già in studio a registrare i primi brani ma non sarà prima dell’autunno.

Il crowdfunding sta diventando un fenomeno abbastanza diffuso e sfruttato da molti artisti che vogliono realizzare i propri progetti musicali. Qual è la vostra opinione in merito?

Lo trovo penoso, se il progetto non sopravvive ci sarà un motivo. E in una nazione dove tutti vogliono fare i cantanti e gli attori o i fotografi o gli artisti, trovo controproducenti certi atteggiamenti di ostinazione. La buona musica non ha bisogno della carità di nessuno, il paese invece avrebbe bisogno di lavoratori seri. Diverso è il discorso se pensato per i giovanissimi, dei sedicenni promettenti senza un soldo in tasca andrebbero sostenuti.

Sappiamo che siete legati a MarteLabel ma non possiamo evitarvi la nostra domanda di rito: con o senza mecenate?

Credo molto nel committente, un artista maturo deve saper ragionare in funzione di una richiesta ben precisa, a fare quello che gli pare sono capaci tutti.

Grazie e… continuate a stupirci.