JR: dalla strada al Panthéon

Secondo le notizie reperibili sul web, JR si avvicina alla fotografia nel 2000, dopo aver trovato nella metropolitana una macchina fotografica con un obiettivo 28 mm. Nasce immediatamente una passione che lo porterà nel 2003 a viaggiare da Parigi agli Stati Uniti, passando per Roma, Berlino, Amsterdam, Bruxelles. L’esperienza, descritta nel libro “Carnet de Rue”, documenta il lavoro di noti street artists e intende dare visibilità ad una comunità di artisti clandestini con uno scopo comune: reinventare lo spazio pubblico. I progetti fotografici spesso  si focalizzano su problemi sociali di rilevanza mondiale, quali la povertà, la guerra, la discriminazione, la violenza, gli stereotipi, la difficile condizione delle donne.

JR ama definirsi un artiviste, dalla contrazione di artistaattivista, a sottolineare la duplice natura del suo lavoro: un percorso di ricerca della bellezza, che utilizza l’arte come strumento di denuncia e al contempo mezzo per diffondere valori positivi.

Vi parliamo proprio di lui perché, da qualche giorno, ha lanciato un nuovo progetto, che prevede un intervento sul cantiere di un monumento parigino con un’ installazione da parte dell’artista ,che consiste nel ricoprire il telone della cupola del Panthéon con un mosaico di scatti in bianco e nero di gente comune. Un modo per dire No agli innumerevoli cartelli pubblicitari che con crescente frequenza occupano ormai i cantieri di diversi monumenti storici in fase di restauro. L’iniziativa denominata au Panthéon! è stata commissionata dal Centre des Musées Nationaux e fino al 29 marzo sarà possibile prendere parte all’opera monumentale, facendosi fotografare in giro per la Francia, dove l’artista sosterà con il suo camioncino. In alternativa, si potrà partecipare inviando una foto dal sito web http://www.au-pantheon.fr/fr/, che insieme agli altri ritratti, rivestirà l’edificio a partire dal 22 aprile 2014.

JR, con le sue azioni, si pone come esempio per le giovani generazioni, mostrando il valore  anche educativo che l’arte di strada può assumere, sollevando questioni politiche di rilievo e denunciando la necessità di riappropriarsi degli spazi comuni.