Graziano Staino

La Timeline presente sulla tua pagina web (http://www.grazianostaino.it/) è una curiosa macchina del tempo. Ipnotica ed attraente, a tratti disordinata e distratta. Tuttavia sembra il giusto filo temporale per provare a soddisfare qualche curiosità. Come ti è stata d’aiuto e da guida (New York) nell’avvicinamento alla fotografia?

Quando sono stato per un anno e mezzo a NYC non avevo ancora sperimentato la fotografia, ero andato in veste di pittore alcolizzato seguendo un banale e giovanile immaginario cinematografico. Avevo voglia di diventare protagonista di quello che credevo fosse la vita. Tornato stanco e spiantato ed elaborando quello che non era del tutto successo mi ritrovai a dover ammettere che se tornavo all’estero dovevo prima realizzare dei lavori a casa e non andare direttamente all’estero ma concepire qualcosa qui. Poi, dopo aver venduto il mio prezioso orologio mi comprai due videocamere da turismo usate con i primi nastri in miniDV. Cosi lasciai i pennelli per l’obiettivo e cosi nel 1999 portai a termine il mio primo corto dal titolo MOKA. New York mi aveva insegnato a pensare alla grande e levarmi limiti e complessi di una città di provincia come Firenze. Questo almeno fino al crollo delle Twin Towers che segnarono l’inizio di altre cose… la crisi?

Come convivono e come si strattonano, dentro di te, le intuizioni fotografiche – cinematografiche – pittoriche?

Malissimo! Sono in continua lotta, a volte vorrei mollare il cinema, poi la fotografia e poi la pittura. Vorrei smetterla, vorrei andare via lontano  e magari cavalcare dei cavalli o scalare qualcosa ma poi rimango qui davanti al Mac che non chiamo più mio! I love hackintosh!!! Attualmente prevale la pittura virtuale, basta col cinema ed i videoclip, salvo nuovi lavori.

Le tue produzioni audio – visive hanno un forte potere aleatorio, un intimo legame sposa suoni ricercati ed immagini distorte. Quali sensazioni o considerazioni influenzano la creazione di ogni tua “Storyboard”?

Di solito, parlando di video, tutto nasce ascoltando la musica. Si concretizzano davanti a me pensieri di possibili scene o sceneggiature o frame, insomma la musica sempre quella… God is sound. La distorsione poi, è la cosa più similare al sogno, allo svenimento ed è per questo che mi pace molto.

Quali sono i canoni classici del mercato italiano dai quali ti distacchi con estrema convinzione?

Canoni… ma non saprei, di sicuro far cose brutte e banali non e’ facile. A me fanno schifo i videoclip come quelli che avete anche Voi nel sito, ovvero produzioni piccole ed orribili con band che cantano in playback sperando di far qualcosa che invece poco e’… la solita pappa. Odio questa mentalità di narcisismo della band di far videoclip stupidi e brutti magari grazie ad un amico e magari non pagarlo, così tanto per incasinare la rete. L’arte è troppo libera. Mancano le idee in ogni luogo!

La tua abilità nel creare “mondi” e “contesti” unici ti ha portato a collaborare con la maggior parte degli artisti di punta della scena musicale indipendente. Quale dei tanti progetti ti capita di pensare con maggiore frequenza?

L’esperienza con gli Afterhours ed i Litfiba, di sicuro.

Un’artista con cui vorresti collaborare?

Vorrei firmare tutti i video di un progetto. Vorrei l’esclusiva alla A alla Z delle arti visive di un artista internazionale che capisca che cosa faccio e cosa non sa fare lui. Uno scambio forse, nessuna utopia. Il 90 percento dei cantanti è meglio lasciarli solo in CD.

Abbiamo letto il tuo nome nel progetto “Hai Paura del Buio” guidato da Manuel Agnelli. Quale sarà il tuo contributo?

Presenterò dei video inediti e realizzerò dei visual appositamente per il progetto.

La nostra natura ci porta ad imbatterci esclusivamente in personaggi svincolati da logiche o poteri commerciali. Se ti dovessimo chiedere: con o senza mecenate?

Senza! Salvo non sia un perfetto coglione.