Vito Labita

Domanda d’obbligo: Vito e la fotografia. Dove, come e quando è nato tutto?

Tutto è nato all’improvviso nel 2006 in Sicilia. Io sono siciliano ma per motivi di studio e di lavoro ho vissuto 25 anni fuori dalla Sicilia. Nel 2006 sono tornato nella mia terra d’origine e i miei “occhi” rapiti dalla luce del Mediterraneo hanno cominciato a vedere con molta intensità. Sentivo in maniera forte di dover fotografare la Sicilia. Non è mai stato un hobby, ma qualcosa di più profondo e intimo. Ho trascorso intere giornate e mesi a fare foto, on the road. Migliaia di foto. Ho un grandissimo archivio e penso di aver già pubblicato più di mille foto.

Chi o cosa sono i soggetti preferiti dei tuoi scatti?

Fotografo soprattutto le colline e i paesaggi della Sicilia, ma anche tantissime altre cose, il mondo nella sua sorprendente creatività. Un mio album si intitola “Art in open space”, penso che dappertutto si nasconda qualcosa di artistico, spesso inconsapevolmente e involontariamente, e che l’occhio del fotografo sia in grado di scoprirlo. L’arte contemporanea ci ha abituato a trovare oggetti interessanti in mille cose ed io faccio proprio questo.

In genere fotografi con un preciso proposito o ti lasci trasportare esclusivamente dall’ispirazione?
Il più delle volte decido la meta, decido dove andare. Vado in esplorazione e non appena sono nel luogo mi guardo attorno. L’ispirazione è importante ma conta anche il tuo personale percorso, tutto il passato, tutte le foto che hai fatto in precedenza. La visione del mondo cresce e si trasforma giorno dopo giorno. E poi l’ispirazione agisce in due momenti: nel momento dello scatto e quando poi rivedi le tue foto e provi emozioni.

Come si sviluppa quell’istinto fondamentale per catturare, con tempismo, l’attimo che si vuole immortalare?

Secondo me l’istinto fotografico è il risultato di tutto il tuo essere, coinvolge e presuppone la tua intera personalità e cultura. Se non fossi tornato in Sicilia o se non fossi stato lontano dalla Sicilia per così tanti anni inserito in contesti naturalistici e umani così diversi (Roma, la Toscana e il Piemonte), il mio istinto fotografico sarebbe stato completamente diverso. L’esperienza del ritorno, con tutto il suo valore emotivo, è stata fondamentale.

Helmut Newton dice che “il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, sono i tre concetti che riassumono l’arte della fotografia”. Condividi?

Sì certo. Scoprire il mondo, guardarlo con i propri occhi e suscitare emozioni. Credo tuttavia che oggi l’arte fotografica possa, con i mezzi di ieri e di oggi, proporre anche nuove visioni del mondo. Oltre a riprodurre il mondo così come è, a me piace modificarlo, ri-crearlo con nuovi colori. La realtà con nuovi colori è parte del mio programma artistico.

Credi che la tecnologia e il ritocco digitale, stiano riducendo la differenza tra professionisti ed amatori?

Molti, aiutandosi con la tecnologia, riescono a fare tante cose ma spesso le proposte risultano poco gradevoli e molto ripetitive e monotone. La civiltà di massa spesso è molto limitata e milioni di persone propongono sempre le stesse foto: penso all’estetica-moda della panchina, all’estetica del tramonto… Il problema che vorrei toccare è però in parte diverso. Il mondo o il sistema di potere di oggi non premia l’innovazione e l’originalità della periferia. Puoi innovare molto ma non arrivano i riconoscimenti e i premi. Semplicemente la tua innovazione diventa patrimonio dell’umanità, di tutti, complice il silenzio delle persone competenti che potrebbero e dovrebbero riconoscere il tuo valore e non lo fanno. Molte mie idee e innovazioni (frutto di un percorso artistico molto personale che puntava molto sull’originalità più che sui modelli) sono diventate “regalo” per professionisti e amatori ma nessuno ha avuto l’onestà di ringraziare e di dare a Cesare quel che è di Cesare…

Ti lancio una provocazione – una domanda fotografica – . Oggi possedere una reflex è diventata quasi una moda. Vorrei che mi commentassi questo scatto.

Foto specchio

Tutti appassionatamente davanti allo specchio con uno strumento magico da cui attendersi miracoli e bellissime emozioni. Io sorrido. Sono democratico e mi piace che molti provino il gusto dell’arte e della magia. Ma la società di massa ha molti difetti, lati negativi ed è anche spesso incivile.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Personalmente mi andrebbero bene le due alternative, sia l’una che l’altra. Certo incontrare sulla propria strada un Mecenate vero è una grande fortuna ma finora ho dovuto fare senza, pubblicando le mie foto su vari siti, su Facebook (su un sito ho pubblicato tredici album, le foto sono piaciute a decine di migliaia di persone e moltissimi hanno condiviso), sulla mia pagina personale (Fotocromie di Sicilia) che conta più di mille fans. Vorrei tanto, ma non ho fretta, organizzare una bella mostra, ma come si dice…. domani è un altro giorno, si vedrà.

Ringraziamo Vito Labita.