Martha Micali

Domanda d’obbligo: Martha e la fotografia. Dove, come e quando è nato tutto?

Nella mia famiglia si sono sempre scattate fotografie, così oggi mi ritrovo con bauli e cassetti pieni di foto di me e mio fratello da piccoli, di viaggi e giornate di ogni genere, questo mi ha portato da sempre ad essere curiosa riguardo queste immagini malinconiche, ad osservare tante e tante fotografie, finché intorno ai 14 anni scopro che la fotografia era qualcosa che anch’io volevo fare, qualcosa che mi soddisfaceva più di tutto il resto, così inizio… e inizio con quello che trovo, compattine sgangherate, macchine usa e getta… a poco a poco mi accorgo di non voler più smettere e di voler fare di più… qualche tempo dopo arriva la mia prima Reflex… e poi la Zenith… e poi le Polaroid… e così fino ad oggi. Una relazione costante.

Chi o cosa sono i soggetti preferiti dei tuoi scatti?

Tendo a preferire i ritratti, i volti e i gesti umani, con la loro “aura” e i loro significati nascosti, mi hanno sempre affascinato. Ogni tanto provo con un po’ di Street photography, ho fatto qualche piccolo reportage, ho sperimentato una fotografia più intima e personale, diciamo che mi piace osservare in più modi diversi.

In genere fotografi con un preciso proposito o ti lasci trasportare esclusivamente dall’ispirazione?

Dipende, ci sono momenti in cui esco e mi faccio trasportare dalla realtà, dalle strade e fotografo quello che incontro, altre volte, e forse è quello che preferisco, seguo un iter preciso, parto dall’idea per poi passare alla scelta della location e alla realizzazione, anche con l’aiuto di amici e amiche che mi fanno da stylist e modelli, qui si crea un’atmosfera di scambio e creazione che amo.

Come si sviluppa quell’istinto fondamentale per catturare, con tempismo, l’attimo che si vuole immortalare?

Con la pratica, tanta pratica, con la dedizione, con la voglia di superarsi, ma anche osservando molto, conoscendo la fotografia e i fotografi che hanno fatto scuola. Essere curiosi e informati insomma. Mettere da parte la superficialità.

Helmut Newton dice che “il desiderio di scoprire, la voglia di emozionare, il gusto di catturare, sono i tre concetti che riassumono l’arte della fotografia”. Condividi?

Condivido e ribatto con una citazione di Robert Doisneau che, per quanto mi riguarda, la completa: “Le foto si devono scattare solo quando ci si sente pieni d’amore per gli esseri umani”; credo che per cogliere la profondità di quello che hai intorno devi essere disposto ad ascoltarlo e capirlo…

Credi che la tecnologia e il ritocco digitale, stiano riducendo la differenza tra professionisti ed amatori?

Non credo dipenda dalla tecnologia e dal ritocco (che penso siano armi in più per la fotografia), probabilmente se questo sta accadendo è perché oggi, per fortuna, tutti possono accedere a questo mezzo, è alla portata di tutti, non credo però che questo levi autorità ad un fotografo professionista, come diceva Keim: “Ogni persona che si trova sul posto in un dato momento può essere testimone, ma ci sono dei buoni e dei cattivi testimoni: l’uno vede bene, l’altro guarda senza distinguere”.

Ti lancio una provocazione – una domanda fotografica – . Oggi possedere una reflex è diventata quasi una moda. Vorrei che mi commentassi questo scatto.

Foto specchio

Ho poco da commentare… in parte la risposta è simile alla precedente, potrei aggiungere che il nostro è un mondo governato da miti fotografici e da divi ultra fotogenici e diventa plausibile che tutti siamo fotografati come auto-conferma dell’esistenza, appari o svanisci, non fai parte ed è quindi palese che tutti siamo “fotografi”, in ogni caso ribadisco che secondo me questo stupro collettivo della macchina fotografica non svaluta la buona fotografia anzi, oserei dire, la esalta.

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Senza mecenate, fin’ora.

Ringraziamo Martha Micali.