Ilaria Magliocchetti Lombi

Ilaria, quando e come hai capito che la tua grande passione poteva diventare per te un vero e proprio lavoro?

Che poteva davvero diventare un lavoro me lo hanno fatto capire gli altri forse, io mi sono buttata a capofitto in questa cosa senza pensare subito a “sarà un lavoro”, ho semplicemente messo praticamente tutte le risorse che avevo in questa passione. I gruppi che mi hanno dato fiducia e che hanno creduto in me dall’inizio e cercato anche subito di dare valore e rispetto a quello che facevo, come i julie’s haircut per esempio e i Bud, loro mi hanno davvero incoraggiata moltissimo.

Quali sono secondo te le caratteristiche che deve possedere uno scatto? Quello perfetto esiste?

Credo che debba raccontare qualcosa, ci sono foto tecnicamente perfette ma che mi rimangono molto distanti. Le foto che ti fanno entrare dentro, che ti lasciano un odore, un gesto inatteso, un documento che quella cosa è stata reale, o un cenno del volto che ti fa credere di aver capito qualcosa di quella persona lì (che poi raramente è vero). Non c’è una formula e non credo nel “bello o brutto”; credo piuttosto che una foto possa “funzionare o no” per tantissimi motivi e soprattutto quello che funziona per me può non scardinare nulla dentro qualcun altro che ha dei referenti visivi, culturali o anche solo una sensibilità lontana dalla mia.

Dalla tua pagina web (http://www.imlphotographer.com/) è possibile scoprire tutti i progetti a cui hai lavorato. Oltre ad immortalare vari eventi (tra cui il Milano Fashion week) hai seguito band come: Massimo Volume, Zen Circus, Verdena, Calibro 35 e cantautori come Dente e The Niro. Tra i citati, con chi hai instaurato subito un forte feeling e con chi hai incontrato maggiori difficoltà?

Tra i citati ci sono state solo belle esperienze, più o meno forti. Per esempio i Verdena credo che neanche si ricordino che faccia ho, li ho fotografati in occasione di un loro mini set per il Mucchio, non c’è stato un reale momento di connessione erano totalmente assorbiti dalla loro musica, mi hanno comunque molto colpita, in positivo, proprio per questa loro Dedizione totale. Con i Massimo Volume è stata un’esperienza bellissima, sono stata un po’ di giorni tra Bologna e Ravenna (dove stavano registrando) con loro. C’era tantissima neve, era un momento davvero magico, abbiamo condiviso dei momenti intensi e loro sono veramente delle persone deliziose, mi hanno fatto sentire a casa e parte del progetto. Gli Zen ormai sono amici, sono stati una tappa importantissima del mio percorso e la loro libertà e apertura mentale permette di fare cose davvero interessanti fotograficamente e soprattutto di divertirsi e far fluire le idee non c’è nulla di impostato in loro, nulla di artificioso. Nell’ultimo disco mi hanno dato carta bianca, il concetto era Nati per subire, un pomeriggio passato con Appino a buttare giù un po’ di concetti e poi sono stata un mesetto o giù di li a fare foto in giro. Sono pochi i gruppi che ti danno questa fiducia, questa libertà e che soprattutto hanno voglia di investire cosi sulla parte visiva. Per me è interessante seguirli e spero di continuare perché stiamo creando un immaginario ormai legato al gruppo e come fotografa è una bella sfida seguire le evoluzioni e l’immagine di una band. The Niro è un amico di Roma, abbiamo sempre voluto fare qualcosa insieme, senza mai riuscirci, per anni! Così poi un giorno ce ne siamo andati a fare una passeggiata all’orto botanico a Trastevere, luogo legato all’infanzia di entrambi e abbiamo fatto un po’ di foto. Con i Calibro ho lavorato a novembre, è stata una bella esperienza perché abbiamo allestito due set una dei quali molto particolare, in macelleria. Loro si sono prestati molto (l’idea era di Tommaso Colliva) ed è stato davvero divertente per tutti. Loro forse sono stati i più difficili da fotografare tra i citati, perché sicuramente sono in primis musicisti, sicuramente hanno meno quell’aspetto dell’artista al quale interessa l’immagine. Dente è esilarante, mi diverto sempre tantissimo con lui. Mi sono avvicinata a lui da fan diciamo, mi piaceva la sua musica l’avevo fotografato anni fa per il mucchio, durante un piccolo live di rockit credo. Io vivevo a Barcellona, per almeno 1 o due anni non ci siamo viste né sentiti, in quegli anni mi sono appassionata alla sua musica e gli ho scritto una mail. Da li ci siamo conosciuti, ho fotografato dei live e fatto qualche ritratto per una sua data in teatro, foto che sono particolarmente riuscite, e umanamente ci siamo trovati molto bene. Cosi per le immagini di promozione del nuovo disco mi ha chiamata. Quando c’è, come con gli zen, questo rapporto umano e empatia è una figata. è venuto a stare da me a Roma un po’ di giorni e abbiamo buttato giù idee e condiviso il processo creativo e ne sono uscite delle foto più libere e meno impostate del solito. Siamo stati entrambi molto felici del risultato.

Spulciando il tuo portfolio è impossibile non soffermarsi sugli ultimi scatti fatti agli Afterhours. Cumuli di sassi e aperta campagna, assenza di colori, riflessi. Da dove è nata l’idea e l’ambientazione di queste immagini?

Io volevo fare delle foto molto essenziali, gli After sono un gruppo che ho amato molto e pensando alla loro immagine non mi veniva in mente nulla di forte (fotograficamente) se non la vecchia immagine di Manuel / Gesù… sono un gruppo ormai fondamentale per l’Italia e mi sembrava non avessero dei ritratti da gruppo rock “eterno” , consacrato diciamo. Volevo fare una cosa molto classica, bianco e nero, fuori da qualsiasi riferimento temporale o territoriale. Durante un aperitivo un ragazzo che lavora con loro per i video mi ha suggerito queste cave poco fuori Milano, sono andata a vedere ed il posto mi ha colpita moltissimo. Era perfetto, un non luogo, un paesaggio lunare.

In questi ultimi anni hai seguito i principali artisti/protagonisti della scena musicale italiana. Ti va di raccontarci qualche episodio curioso legato al tuo lavoro?

A volte mi mandano delle mail, e da quello che mi scrivono capisco che si supponga che io sia diventata una super mega fotografa che abbia svoltato o qualcosa di simile e resto un po’ basita. Mi stupisce sempre vedere quanto possa essere lontana l’idea che gli altri si fanno di te dalla realtà. Mi scrivono anche chiedendomi cose su certi personaggi (potete immaginare quali siano più soggetti all’interesse delle giovani fanciulle) e mi trovo sempre un po’ in difficoltà… A volte mi stupisco tanto quando in ambienti fuori dal mondo della musica non mainstream italiana conoscono il mio lavoro. Quando il postino mi fa i complimenti per le foto perchè mi conosce essendo un fan di Vasco Brondi per esempio mi lascia senza parole perché lo incontro nell’androne di casa e non al bancone del locale. È un piccolo microcosmo quello della musica italiana e quando qualcuno conosce quello che faccio fuori dai soliti giri resto sempre a bocca aperta.

I tuoi scatti sono contenuti nelle principali riviste musicali. Se dovessi suggerircene qualcuna in particolare che nome ci faresti?

Tra le riviste storiche del panorama italiano sicuramente il Mucchio, si sta lavorando molto al progetto, c’è una nuova attenzione alla grafica, all’immagine. Anche nei contenuti, basti pensare alla cover di qualche mese fa data ai “fine before you came”. Tra le riviste più “grandi” devo dire Rolling Stone, soprattutto per la cura dell’aspetto fotografico, è un piacere sfogliarlo, la ricerca fotografica sia nei servizi prodotti ex novo che nelle immagini di archivio è veramente eccellente.

Dal 21 e 25 giugno insieme a Cecilia Ibanez sarai impegnata in un “music photography workshop”. La trovo un’iniziativa estremamente interessante anche perché curata da due vere e proprie professioniste del settore. Vuoi darci qualche informazione in più o qualche notizia esclusiva riguardo questo vostro progetto?

Con Cecilia ci siamo conosciute qualche anno fa a Ferrara, scattavamo entrambe per la Tempesta, durante il festival. Siamo molto diverse come fotografe e credo che questo sia l’aspetto più interessante. Lei mi ha coinvolto in questa idea del workshop (lei ne tiene diversi durante l’anno e ha sicuramente una grande propensione all’insegnamento) e ne sono stata entusiasta. Non è il tipico workshop di fotografia musicale: come fotografare il live, come stare sottopalco, ecc. ecc. L’approccio è diverso, lei si occupa di tutta la parte che precede la fase di ripresa: l’ideazione e la pianificazione di un progetto e io mi occupo di tutto quello che segue, l’organizzazione del materiale e la postproduzione. I ragazzi seguiranno dei progetti personali durante il festival della Tempesta Gemella e poi tutti insieme editeremo valuteremo e selezioneremo il materiale. Ci sono ancora un paio di posti disponibili, se qualcuno è interessato può mandarci una mail a info@imlphotographer.com e info.ceciliaibanez@gmail.com

Domanda di rito: con o senza mecenate?

Sarebbe ipocrita dire senza! Sappiamo tutti quanto è difficile campare facendo un lavoro così o poter finanziare dei progetti e delle idee… non mi dispiacerebbe per niente avere un mecenate. Ma ad una condizione fondamentale, se questi è assolutamente fuori da qualsiasi decisione e che non possa esercitare nessuna influenza… direi che quindi è praticamente impossibile trovare il mecenate illuminato? Quindi senza mecenate ma un po’ a malincuore!

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