Soul Film Production

di Giulia Emanuele

SOUL FILM e’ un progetto nato nel 2011 dalle menti di due ventenni. Non e’ ciò che si direbbe essere una vera casa di produzione quanto piuttosto un gruppo di persone che ritrovano nell’espressione artistica la massima realizzazione di ciò che veramente siamo e non ciò che veramente pensiamo di essere. In occasione della partecipazione al Festival di Venezia con il cortometraggio “Io Sono l’Universo”, Federico Giovannini e Marco Zingaretti sentono di dover approfondire la loro passione e intesa nella realizzazione di altri prodotti, che non siano una semplice pista di atterraggio ma di decollo. E già, difatti, in “autoproduzione” il loro prossimo lavoro ed è già in corso la ricerca di tante persone che sappiano condividere insieme un grande progetto artistico e soprattutto la forza di saper credere in ciò che ognuno di noi è in grado di creare. Qualcosa che sia più di un semplice lavoro. Qualcosa che sia arte di vita.

Marco e Federico, poco più che ventenni, con un grande progetto in tasca. Come e quando nasce la vostra passione per il cinema?

In realtà la passione è come l’energia.Solo quando scopri che esiste trasformi il mondo. Diciamo che noi ci siamo conosciuti realmente quando abbiamo avuto l’opportunità di realizzare il nostro primo cortometraggio “Io sono l’Universo” nel 2011. Anno quinto del liceo scientifico Morgagni di Roma. La classe partecipa a un concorso indetto dalla provincia di Roma sul tema del neorealismo. Facciamo il classico collage di immagini prese dai film. No, facciamo un corto. Questa è la situazione nella sala dell’auditorium (il giorno della premiazione): una quarantina di classi dei licei di Roma. Trentanove collage di film. Non siamo neanche andati sul podio. Siamo andati oltre. Abbiamo fatto un buco nel muro e siamo entrati dentro casa di qualche disperato presente in giuria che, colto da un sentimento improvviso di amore nei confronti di chi viene colto da un improvviso sentimento di amore nei confronti del fuori-luogo, ha deciso di assegnarci il premio speciale della giuria (di sentimentali improvvisati). Detto ciò ritiriamo il premio e andiamo a una rassegna di cortometraggi alla Biennale di Venezia. I soliti ignoti. Uno stile di vita.

Cosa vi ha spinto ad intraprendere la strada della produzione cinematografica, percorso tortuoso dal quale risulta difficile riuscire ad emergere?

Siamo quello che chiamiamo emozione. Se ci emozioniamo abbiamo fatto bene a fare quello che abbiamo SCELTO di fare. Nella vita vivi o ti guardi morire. La seconda via non ci intriga.

Dite di credere fortemente nel vostro lavoro, ma qual è concretamente l’obiettivo che vi prefiggete di raggiungere, tramite questo progetto?

“Voglio morì co’ tutto l’oro addosso come i faraoni…” In realtà vogliamo buttarci dal ponte e scoprire quanto profondo sia questo mondo. Non abbiamo obiettivi. Abbiamo solo voglia di farvi capire che potrete anche essere convinti che trarrete qualcosa di profondo da quest’intervista ma, alla fine, questo non accadrà. La profondità sta nella capacità di concepire qualcosa di grande lasciandosi emozionare. Lasciandosi stupire. *Questa non è una verità profonda* . L’arte che stupisce è un messaggio. L’arte che emoziona è un’ideale. Che contiene un’idea. Che contiene un’idea. Che contiene un’idea. Che contiene un’idea…

Si è da poco concluso il Roma Film Festival. Voi eravate in prima linea ad intervistare noti personaggi della scena cinematografica. Qual è stata l’intervista più stimolante e significativa sotto l’aspetto sia umano che lavorativo?

Gli attori non rilasciano interviste interessanti. La vera intervista l’ha rilasciata un minatore sardo della Carbosulcis, in una delle ultime giornate del Festival. In occasione della presentazione del film sulla suddetta società di estrazione di carbone sarda, hanno sfilato insieme al resto della troupe i minatori. Non riusciva a parlare. Faceva fatica. Non capiva come potesse esserci arrivato. Perché si trovava sul tappeto rosso. Come se quel mondo fosse riservato a chi nella vita ha un potere. Il vero potere era nei suoi occhi. Perché forse non è la passione che ti spinge a lavorare sottoterra. Ma la forza e la dignità con cui lo fai vale più degli autografi. E quasi pianse. Ecco, sottoterra ora vorremmo vederci qualcun altro.

L’Italia conserva fiera innumerevoli lavori cinematografici degni di nota, anche se, di recente, sembra aver perso la raffinatezza di un tempo. In che atteggiamento vi ponete dinanzi al nuovo “cinema di massa”? Riuscite a vederne i possibili aspetti positivi?

Non sono fiero (Federico). La massa è fiera. Come chi fa cinema per la massa. *Che poi con la massa fanno la filigrana delle banconote* . Comunque riconosciamo il valore che hanno le opere di ‘un tempo’. Abbiamo parlato di qualcosa, quantomeno. Lo abbiamo fatto sorprendendo.

Chi è o chi sono i registi che hanno ispirato i vostri lavori?

Abbiamo iniziato guardando Pasolini. Siamo cresciuti con Fincher, Kassovitz, Scorzese, Malick, Nolan (prendete il libro di storia).. Abbiamo finito guardando i lavori della Soul Film Production.

In diversi dei vostri cortometraggi compare un uomo incappucciato. Cosa volete trasmettere attraverso tale “maschera” al pubblico che vi guarda?

Una maschera mostra, l’uomo nasconde. Ci potrebbe essere chiunque dietro la maschera. Un sogno, una paura, un amore. Spesso però c’è solo la realtà che non accetti. C’è anche Pirandello con in mano una pistola puntata alla nostra tempia.

Tra i vostri lavori possiamo trovare anche dei “video-clip”. In tal senso, quanto è importante per voi la libertà di espressione e il volere del vostro committente? Insomma, con o senza mecenate?

Senza mecenate e senza soldi. Abbiamo un espressione? Tante. Non è però questa la vera natura delle cose che ci circondando. Non c’è relazione tra espressione e denaro. C’è nel momento in cui ti esprimi contando le parole come gli spicci. Non siamo tassisti. Abbiamo un modo di fare le cose che ci consente di farlo come va fatto. Si tratta semplicemente di non svelare il modo che ci consente di fare le cose  per non perdere ogni opportunità di ingaggio. Ci dispiace. Vi raccontiamo però una leggenda metropolitana. A tal proposito: “Un uomo divorziato da poco è andato in un bar per singles dove ha conosciuto una donna molto bella. I due hanno fatto amicizia e sono andati in casa di lui, dove hanno fatto l’amore tutta la notte. Quando l’uomo si è risvegliato la mattina dopo, la donna se n’è andata. Lui è entrato nel bagno, e ha guardato lo specchio. Là, scarabocchiato con il rossetto, c’era il messaggio: “Benvenuto nel mondo dell’AIDS”. “ Eh già. Il mondo in qualche modo lo fotti.

Soul Film Production

Soul Film Production